È primavera

È primavera
(Gaio Valerio Catullo Verona 84 a.C. – Roma 54 a.C.)

È primavera, tornano i giorni miti
e la brezza leggera dello zefiro
spegne nel cielo la furia dell’inverno.
Lasciamo i campi della Frigia, Catullo,
le pianure fertili e afose di Nicea;
via in volo per le città luminose dell’Asia.
Irrequieto ti brucia una febbre di andare
e nel desiderio ritrovi la tua forza.
Addio, dolce compagnia di amici:
partiti insieme dalla patria lontana,
ognuno per strade diverse ritorneremo.

Dello stesso autore:
Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare
Facciamo così
La delusione
Oh pazzo, basta! Povero Catullo

La delusione

La delusione
(Gaio Valerio Catullo Verona 84 a.C. – Roma 54 a.C.)

Non attenderti riconoscenza per un beneficio compiuto;
non credere più che qualcuno possa essere giusto.
Tutto è ingratitudine; è vano fare del bene,
anzi, provoca solo fastidio ed ostilità.
Come per me: nessuno mi perseguita più duramente
di chi nel passato mi ebbe per solo ed unico amico.

Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare…

Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare…
(Gaio Valerio Catullo Verona 84 a.C. – Roma 54 a.C.)

Dobbiamo Lesbia mia vivere, amare,
le proteste dei vecchi tanto austeri
tutte, dobbiamo valutarle nulla.

Il sole può calare e ritornare,
per noi quando la breve luce cade
resta una eterna notte da dormire.

Baciami mille volte e ancora cento
poi nuovamente mille e ancora cento
e dopo ancora mille e dopo cento,

e poi confonderemo le migliaia
tutte insieme per non saperle mai,
perché nessun maligno porti male
sapendo quanti sono i nostri baci.