da Tommy, Monologo ingenuo sul cuore di un cane

da Tommy, Monologo ingenuo sul cuore di un cane
(Frigyes Karinthy Budapest, Ungheria 25/6/1887 – Siófok, Ungheria 29/8/1938)

Oltre a ciò che tutti sanno di un cane pechinese
vi dico davvero che quello zero di vituccia evanescente nelle mie palme
è stato niente di più e niente di meno che il puro amore stesso,
è stato sì, davvero, quel certo amore che con devota estasi
ed in lotte strazianti brama e insegue l’anima assetata
perché vuole fiammeggiare come roveto,
perché vuol boccheggiare come i pesci di Francesco.
Eccolo, è qui, ingenuo e minuto, scintillante e trasparente
come un pizzico di radio attivo estratto da centinaia di quintali di pece.
Non ha niente, né cervello né cuore, è solo amore,
più non ci sono ragioni o istinti, c’è solo l’amore.
Non ha neppure vita più, nemmeno vuole vivere, solo amare vuole.
Amore senza anima, senza sensi, senza vita.
In verità vi dico che anche a noi uomini farebbe bene amare così.
Lo so, vorremmo amarci, amare gli uni e gli altri e non noi stessi,
gli uni e gli altri e non quell’io fastidioso al quale siamo legati a vita.
Sarebbe bello amare, amare un altro e non compiangere sempre noi stessi.
So che siete buoni, ragazzi, buoni sotto quelle larve sfigurate dalla cattiveria.
Attendi, è vero, mio assassino, attendi, è vero, la mia morte?
Sarebbe bello amare, sarebbe bello, ma tu ti tormenti mentre sai che vivo.
Tutti aspettate insieme con me il momento d’amarmi,
ma morire io devo perché voi possiate amarmi, ricordarmi con lacrime.