Valdossola

  75° anniversario della Repubblica partigiana dell’Ossola
10 settembre 1944 – 23 ottobre 1944

Valdossola
(Franco Fortini Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

E il tuo fucile sopra l’erba del pascolo.

Qui siamo giunti
Siamo gli ultimi noi
Questo silenzio che cosa.
Verranno ora
Verranno.

E il tuo fucile nell’acqua della fontana.

Ottobre vento amaro
La nuvola è sul monte
Chi parlerà per noi.
Verranno ora
Verranno.

Inverno ultimo anno
Le mani cieche la fronte
E nessun grido più.

E il tuo fucile sotto la pietra di neve
Verranno ora
Verranno.

Dello stesso autore: Agli dèi della mattinataAltra arte poeticaCanto degli ultimi partigianiL’internazionaleLontano lontanoSaggezzaUna sera di settembre

Una sera di settembre

   8/9/1943 – 8/9/2018
75° anniversario dall’armistizio di Badoglio

Una sera di settembre
(Franco Fortini Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

Una sera di settembre
quando le dure donne rauche di capelli strinati
si addolcivano pronte nei borghi calcinati
e ai fonti la sabbia lavava le gavette tintinnanti
ho visto sotto la luna di rame
sulla strada viola di Lodi due operai, tre ragazze ballare
tra le bave d’inchiostro dei fosfori sull’asfalto
una sera di settembre
quando fu un urlo unico la paura e la gioia
quando ogni donna parlò ai militari
dispersi tra i filari delle vigne
e sulle città non c’era che il vino agro
dei canti e tutto era possibile
intorno al fuoco della radio pallido
e chi domani sarebbe morto sugli stradali
beveva alle ghise magre delle stazioni
o nella paglia abbracciato al fucile dormiva
quando l’’estate inceneriva
da Ventimiglia a Salerno
e non c’era più nulla
ed eravamo liberi
di fuggire, di non sapere o piangere,
una sera di settembre.

(1955)

Dello stesso autore:
Agli dèi della mattinata
Altra arte poetica
Canto degli ultimi partigiani
L’internazionale
Lontano lontano
Saggezza

Agli dèi della mattinata

Agli dèi della mattinata
(Franco Fortini Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

Il vento scuote allori e pini. Ai vetri, giù acqua.
Tra fumi e luci la costa la vedi a tratti, poi nulla.
La mattinata si affina nella stanza tranquilla.
Un filo di musica rock, le matite, le carte.
Sono felice della pioggia. O dèi inesistenti,
proteggete l’idillio, vi prego. E che altro potete,
o dèi dell’autunno indulgenti dormenti,
meste di frasche le tempie? Come maestosi quei vostri
luminosi cumuli! Quante ansiose formiche nell’ombra!

(Da: Questo muro)

Dello stesso autore:
Altra arte poetica
Canto degli ultimi partigiani
L’internazionale
Lontano lontano
Saggezza

Saggezza

Saggezza
(Franco Fortini Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

C’era una donna che sola ho amata
come nei sogni si ama se stessi
e di bene e di male l’ho colmata
come gli uomini fanno con se stessi.

Essa era quella che avevo voluta
per esser chiamato col mio nome:
e lo diceva quando l’ho perduta
ma forse quello non era il mio nome.

E vo per altre stagioni e pensieri
altro cercando al di là del suo viso
ma più mi stanco per nuovi sentieri
sempre più chiaro conosco il suo viso.

Forse è vero e i più savi l’hanno scritto:
oltre l’amore c’è ancora l’amore.
Si perde il fiore e poi si vede il frutto:
noi ci perdiamo e si vede l’amore.

Dello stesso autore: Altra arte poeticaCanto degli ultimi partigianiL’internazionaleLontano lontano

Altra arte poetica

Altra arte poetica
(Franco Fortini pseudonimo di Franco Lattes – Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

Esiste, nella poesia, una possibilità
che, se una volta ha ferito
chi la scrive o la legge, non darà
più requie, come un motivo
semi modulato semi tradito
può tormentare una memoria. E io che scrivo
so ch’un senso diverso
che può darsi all’identico
so che qui ferma dentro il verso resta
la parola che senti o leggi
e insieme vola via
dove tu non sei più, dove neppur
pensi di poter giungere, e cominciano
altre montagne, invece, pianure ansiose, fiumi
come hai visti viaggiando dagli aerei tremanti.
Città impetuose qui, sotto le immobili
parole scritte tue.

1957

Canto degli ultimi partigiani

Canto degli ultimi partigiani
(Franco Fortini pseudonimo di Franco Lattes – Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

Sulla spalletta del ponte
Le teste degli impiccati
Nell'acqua della fonte
La bava degli impiccati.

Sul lastrico del mercato
Le unghie dei fucilati
Sull'erba secca del prato
I denti dei fucilati.

Mordere l'aria mordere i sassi
La nostra carne non è più d'uomini
Mordere l'aria mordere i sassi
Il nostro cuore non è più d'uomini.

Ma noi s'è letta negli occhi dei morti
E sulla terra faremo libertà
Ma l'hanno stretta i pungi dei morti
La giustizia che si farà.

(Da: Una volta per sempre – Poesie 1938-1973, Einaudi, Torino 1978)

Lontano lontano

Lontano lontano
(Franco Fortini pseudonimo di Franco Lattes – Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

Lontano lontano si fanno la guerra.
Il sangue degli altri si sparge per terra.
 
Io questa mattina mi sono ferito
a un gambo di rosa, pungendomi un dito.
 
Succhiando quel dito, pensavo alla guerra.
Oh povera gente, che triste è la terra!
 
Non posso giovare, non posso parlare,
non posso partire per cielo o per mare.
 
E se anche potessi, o genti indifese,
ho l’arabo nullo! Ho scarso l’inglese!
 
Potrei sotto il capo dei corpi riversi
posare un mio fitto volume di versi?
 
Non credo. Cessiamo la mesta ironia.
Mettiamo una maglia, che il sole va via.

 

L’internazionale

L’internazionale
(Franco Fortini pseudonimo di Franco Lattes
Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

Noi siamo gli ultimi del mondo.
Ma questo mondo non ci avrà.
Noi lo distruggeremo a fondo.
Spezzeremo la società.
Nelle fabbriche il capitale
come macchine ci usò.
Nelle scuole la morale
di chi comanda ci insegnò.

Questo pugno che sale
questo canto che va
è l’Internazionale
un’altra umanità.
Questa lotta che uguale
l’uomo all’uomo farà,
è l’Internazionale.
Fu vinta e vincerà.

Noi siamo gli ultimi di un tempo
che nel suo male sparirà.
Qui l’avvenire è già presente
chi ha compagni non morirà.
Al profitto e al suo volere
tutto l’uomo si tradì,
ma la Comune avrà il potere.
Dov’era il no faremo il sì.

Questo pugno che sale…

E tra di noi divideremo
lavoro, amore, libertà.
E insieme ci riprenderemo
la parola e la verità.
Guarda in viso, tienili a memoria
chi ci uccise, chi mentì.
Compagni, porta la tua storia
alla certezza che ci unì.

Questo pugno che sale…

Noi non vogliam sperare niente.
il nostro sogno è la realtà.
Da continente a continente
questa terra ci basterà.
Classi e secoli ci han straziato
fra chi sfruttava e chi servì:
compagno, esci dal passato
verso il compagno che ne uscì.

Questo pugno che sale…