Raggio di sole

Raggio di sole
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

Benvenuto raggio di sole,
a questa terra di terra e sassi
a questi laghi bianchi come la neve,
sotto i tuoi passi stanchi
a questo amore
a questa distrazione,
a questo carnevale
dove nessuno ti vuole bene,
dove nessuno ti vuole male.

A questa musica che non ha orecchi,
a questi libri senza parole
benvenuto raggio di sole,
avrai matite per giocare
e un bicchiere per bere forte,
e un bicchiere per bere piano
un sorriso per difenderti
e un passaporto per andare via lontano

Benvenuto a questa finestra,
a questo cielo sereno
a tutti i clackson della mattina,
a questo mondo già troppo pieno
a questa strana ferrovia,
unica al mondo per dove può andare
ti porta dove porta il vento,
ti porta dove scegli di ritornare

A questa luna tranquilla,
che si siede dolcemente
in mezzo al mare c’è qualche nuvola
ma non fa niente
perchè lontano passa una nave,
tutte le luci sono accese
benvenuto figlio di nessuno,
benvenuto in questo paese.

Dello stesso autore:
La Donna Cannone
La Storia
Natale
Santa Lucia

Natale

Natale
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

C’è la luna sui tetti
e c’è la notte per strada
le ragazze ritornano in tram
ci scometto che nevica
tra due giorni è natale
ci scometto dal freddo che fa.
E da dietro la porta
sento uno che sale
ma si ferma due piani più giù,
è un peccato davvero
ma io già lo sapevo
che comunque non potevi esser tu.

E tu scrivimi scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
Se cammini nel mattino
se ti addormenti di sera
e se dormi che dormi
e che sogni che fai.

E tu scrivimi scrivimi per il bene che conti
per i conti che non tornano mai
se ti scappa un sorriso
e ti si ferma sul viso
quell’allegra tristezza che c’hai…

Qui la gente va veloce
ed il tempo corre piano
come un treno
dentro una galleria
tra due giorni è natale
e non va bene e non va male…
Buonanotte torna presto e così sia.

E tu scrivimi scrivimi
se ti viene la voglia
e raccontami quello che fai
Se cammini nel mattino
se ti addormenti di sera
e se dormi che dormi
e che sogni che fai.

Dello stesso autore:
La Donna Cannone
La Storia
Santa Lucia

Viva L’Italia

  25/4/1945 – 69º Anniversario della liberazione d’Italia

Viva L’Italia
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

Viva l’Italia, l’Italia liberata,
l’Italia del valzer, l’Italia del caffè.
L’Italia derubata e colpita al cuore,
viva l’Italia, l’Italia che non muore.
Viva l’Italia, presa a tradimento,
l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l’Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l’Italia, l’Italia che non ha paura.
Viva l’Italia, l’Italia che è in mezzo al mare,
l’Italia dimenticata e l’Italia da dimenticare,
l’Italia metà giardino e metà galera,
viva l’Italia, l’Italia tutta intera.
Viva l’Italia, l’Italia che lavora,
l’Italia che si dispera, l’Italia che si innamora,
l’Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l’Italia, l’Italia sulla luna.
Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre,
l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre,
l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l’Italia, l’Italia che resiste.

Dello stesso autore: La Donna CannoneLa StoriaSanta Lucia

Santa Lucia

Santa Lucia
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

Santa Lucia, per tutti quelli che hanno occhi
e gli occhi e un cuore che non basta agli occhi
e per la tranquillità di chi va per mare
e per ogni lacrima sul tuo vestito,
per chi non ha capito.

Santa Lucia per chi beve di notte
e di notte muore e di notte legge
e cade sul suo ultimo metro,
per gli amici che vanno e ritornano indietro
e hanno perduto l’anima e le ali.

Per chi vive all’incrocio dei venti
ed è bruciato vivo,
per le persone facili che non hanno dubbi mai,
per la nostra corona di stelle e di spine,
per la nostra paura del buio e della fantasia.

Santa Lucia, il violino dei poveri è una barca sfondata
e un ragazzino al secondo piano che canta,
ride e stona perchè vada lontano,
fa che gli sia dolce anche la pioggia delle scarpe,
anche la solitudine.

La Donna Cannone

La Donna Cannone
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno,
giuro che lo farò,
e oltre l'azzurro della tenda nell'azzurro io volerò.
Quando la donna cannone d'oro e d'argento diventerà,
senza passare per la stazione l'ultimo treno prenderà.
E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà,
dalle porte della notte il giorno si bloccherà,
un applauso del pubblico pagante lo sottolinerà
e dalla bocca del cannone una canzone suonerà.

E con le mani amore, per le mani ti prenderò
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura se non sarò come bella come vuoi tu
ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo più.

E senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete voleremo via.

Così la donna cannone, quell'enorme mistero volò,
tutta sola verso un cielo nero nero s'incamminò.
Tutti chiusero gli occhi nell'attimo esatto in cui sparì,
altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì.

E con le mani amore, per le mani ti prenderò
e senza dire parole nel mio cuore ti porterò
e non avrò paura se non sarò come bella come vuoi tu
ma voleremo in cielo in carne ed ossa, non torneremo più.

E senza fame e senza sete
e senza ali e senza rete voleremo via.

(1983)

La Storia

La Storia
(
Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

La storia non si snoda
come una catena
di anelli ininterrotta.
In ogni caso
molti anelli non tengono.
La storia non contiene
il prima e il dopo,
nulla che in lei borbotti
a lento fuoco.
La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora. La storia
non si fa strada, si ostina,
detesta il poco a poco, non procede
né recede, si sposta di binario
e la sua direzione
non è nell’orario.
La storia non giustifica
e non deplora,
la storia non è intrinseca
perché è fuori.
La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
La storia non è magistra
di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
a farla più vera e più giusta.

La storia non è poi
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. C’è chi sopravvive.
La storia è anche benevola: distrugge
quanto più può: se esagerasse, certo
sarebbe meglio, ma la storia è a corto
di notizie, non compie tutte le sue vendette.

La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
Qualche volta s’incontra l’ectoplasma
d’uno scampato e non sembra particolarmente felice.
Ignora di essere fuori, nessuno glie n’ha parlato.
Gli altri, nel sacco, si credono
più liberi di lui.

La Storia
(Francesco De Gregori n. a Roma il 4/4/1951)

La storia siamo noi, nessuno si senta offeso,
siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo.
La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso.
La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare,
questo rumore che rompe il silenzio,
questo silenzio così duro da masticare.
E poi ti dicono "Tutti sono uguali,
tutti rubano alla stessa maniera".
Ma è solo un modo per convincerti
a restare chiuso dentro casa quando viene la sera.
Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone,
la storia entra dentro le stanze, le brucia,
la storia dà torto e dà ragione.
La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere.
E poi la gente, (perché è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perché nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.