Sulla terra

Sulla terra
(Forough Farrokhzad Teheran, Iran 5/1/1935 – Tafresh, Iran 13/2/1967)

Non ho mai sperato
diventar stella nel miraggio celeste.
Non ho sperato,
come un’anima eletta,
accompagnare angeli silenziosi.
Non mi sono mai separata dalla terra,
non ho mai incontrato una stella.

Sono in piedi, sulla terra.
Il mio corpo: uno stelo d’erba
che, per esistere, succhia
il sole, il vento, l’acqua.

Con i miei desideri,
con il mio dolore,
io sono sulla terra:
voglio l’elogio delle stelle
voglio le carezze del vento.

Guardo dalla mia finestra.
Non sono che l’eco di una canzone:
io non sono eterna.

Di una canzone, cerco solo l’eco,
nel grido di un desiderio
più puro del silenzio del dolore.

Io non cerco il nido
in un corpo steso come la rugiada
sul giaggiolo del mio corpo.

Sul muro della mia vita,
uomini, viandanti,
hanno tracciato ricordi
col nero carbone dell’amore:
un cuore trafitto da una freccia,
una candela rovesciata,
punti pallidi e silenziosi
sulle lettere della follia.
Tutte le labbra
che sfiorarono le mie labbra
hanno creato nella mia notte,
una stella,
che si posava sul fiume dei ricordi.
Perché dovrei invidiare le stelle?

Questa è la mia canzone,
Non ci fu mai niente, prima.

(Da: Un’altra nascita, 1964 – Traduzione di Gina Labriola)

Della stessa autrice: Il vento ci porterà viaPeccatoRinascita

Rinascita

Rinascita
(Forough Farrokhzad Teheran, Iran 5/1/1935 – Tafresh, Iran 13/2/1967)

La vita è forse
la lunga via percorsa ogni giorno da una donna
che tiene stretta a se una borsetta
La vita è forse
la fune con la quale un uomo si è appeso a un ramo
La vita è forse
un bambino che torna a casa da scuola
La vita è forse
l’accendere una sigaretta nel narcotico riposo tra due amori
o lo sguardo assente di un passante che toglie il cappello
al sopraggiungere di un altro con un sorriso senza senso
e un buongiorno
Pianterò le mie mani in giardino
m’innalzerò lo so, lo so, lo so
e rondini deporranno le uova
nell’incavo delle mie mani tinte d’inchiostro
e metterò un paio di ciliegie gemelle per orecchini
e petali di dalia sulle unghie
Il viaggio di una forma lungo la linea del tempo
e l’inseminazione della linea da parte della forma
una forma cosciente in un immagine
che da un banchetto torna in uno specchio.
E questo è il modo in cui alcuni muoiono
e altri continuano a vivere.

Della stessa autrice: Il vento ci porterà viaPeccato

Il vento ci porterà via

Il vento ci porterà via
(Forough Farrokhzad Teheran, Iran 5/1/1935 – Tafresh, Iran 13/2/1967)

Nella mia fuggente notte, ahimè!
Il vento dà udienza alle foglie degli alberi.
Nella mia fuggente notte incombe l’angoscia della desolazione.
Ascolta,
Odi il respiro delle tenebre?
A questa esultanza io mi sento aliena,
La disperazione mi è propria.
Ascolta,
Odi il respiro delle tenebre?
Ora, nella notte, qualcosa accade.
Infuocata e inquieta è la luna
E su questo tetto, che, ogni istante, rischia di crollare,
Le nuvole, come un corteo funebre,
Sembrano in attesa del momento di piovere.
Un momento
E poi, nulla.
Dietro questa finestra sta palpitando la notte
E la terra
Sta arrestando il suo moto.
Dietro questa finestra uno sconosciuto
È in trepidazione per me e per te.
Oh, corpo rigoglioso!
Rimetti le tue mani, come un cocente ricordo,
Nelle mie mani innamorate.
Sciogli le tue labbra, come una vibrante sensazione di vita,
Alle lusinghe delle mie labbra innamorate.
Il vento ci porterà via.
Il vento ci porterà via.

Della stessa autrice: Peccato

Peccato

Peccato
(Forough Farrokhzad Teheran, Iran 5/1/1935 – Tafresh, Iran 13/2/1967)

Peccai un peccato pieno di piacere,
In un abbraccio che era caldo e ardente.
Peccai tra braccia
Che erano roventi, assetate di vendetta e come ferro.

In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Guardai i suoi occhi pieni di segreti.
Ansimante, il mio cuore trasalì nel petto
Alla supplica del suo sguardo implorante.

In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Sedetti confusa accanto a lui.
Le sue labbra sulle mie labbra stillarono desiderio.
Dimenticai le pene del mio folle cuore.

Sussurrai al suo orecchio frasi d’amore:
Voglio te, o mio amato,
Voglio te, o abbraccio vivifico,
Te, o folle amato mio.

Desiderio divampò nei suoi occhi;
Vino rosso danzò nella coppa.
Ebbro, il mio corpo contro il suo corpo
Fremette nel soffice letto.

Peccai un peccato pieno di piacere,
Accanto a un corpo tremante e privo di sensi;
O Dio, io non so che feci
In quel luogo solitario, buio e silenzioso.

(Traduzione di Daniela Zini)