Felice nel suo grembo

  Giornata Internazionale di Solidarietà per il Popolo Palestinese

Felice nel suo grembo
(Fadwa Tuqan Nablus, Palestina 1/3/1917 – Nablus, Palestina 12/12/2003)

Sarò soddisfatta di morire
nel mio paese,
di essere sepolta e sciolta
sotto la mia terra.
Un giorno risorgerò sotto forma di un’erba
o di un fiore che verrà gentilmente carezzato
dalle manine di un bimbo della mia patria.
Sarò felice e soddisfatta di rimanere,
non importa se erba o fiore,
nel grembo benigno del mio paese!

Della stessa autrice: Desidero solo silenzio e quieteEternamente vivoHamzaSospiri davanti allo sportelloSulle onde

Desidero solo silenzio e quiete

 Le poesie delle donne

Desidero solo silenzio e quiete
(Fadwa Tuqan Nablus, Palestina 1/3/1917 – Nablus, Palestina 12/12/2003)

Desidero solo silenzio e quiete,
non parlarmi di cose del passato e del futuro
non parlarmi di ieri e non andare
all’indomani.
Questo attimo, per me,
non ha nè prima nè dopo
non ha più senso
ieri è scomparso quali echi e ombre
e l’ignoto domani si dilaga lontano
e non si vede più
sarà forse diverso di quanto han disegnato
le mani dai sogni tuoi e miei,
diverso di quanto desideriamo?
Questo attimo, e non altri tempi,
è un fiore che si apre nelle nostre mani:
senza frutti senza radici
ma è solo un fiore di spontanea bellezza,
teniamolo bene prima che si strappi,
amore mio!

Della stessa autrice: Eternamente vivoHamzaSospiri davanti allo sportelloSulle onde

Eternamente vivo

  Giornata Internazionale di Solidarietà per il Popolo Palestinese

Eternamente vivo
(Fadwa Tuqan Nablus, Palestina 1/3/1917 – Nablus, Palestina 12/12/2003)

Adorabile patria nostra!
Quantunque sul tuo cuore girerà nel buio
Il mulino del tormento e del dolore,
I nemici non riusciranno mai, amata patria,
a cavarti gli occhi:
non riusciranno mai!
Continuino, dunque, a soffocarci i sogni
Ed il sentimento del dolore,
a crocifiggerci la libertà di costruire e lavorare,
a rubarci le risa dei bambini,
a distruggere e a bruciare.
Ciò malgrado, dalla nostra miseria
E dal nostro gran dolore,
dal nostro sangue che macchia le pareti
e dal nostro palpitare tra vita e morte,
nascerà in
noi un’altra vita,
o profonda piaga nostra,
nostro unico amore!

Sospiri davanti allo sportello

Sospiri davanti allo sportello
(Fadwa Tuqan Nablus, Palestina 1/3/1917 – Nablus, Palestina 12/12/2003)

Fermarmi sul ponte a mendicare un permesso!
Ahimè! Mendicare un permesso di traversata!
Soffocarmi, perdere il respiro
Nella calura del meriggio
Sette ore d’attesa…
Ahi! Chi ha rotto le ali al tempo?
Chi ha paralizzato le gambe al giorno?
Il caldo mi flagella la fronte
E il sudore mi colma di sale gli occhi.
Ahimè! Migliaia d’occhi
Son fissi con ansia calorosa
Allo sportello dei permessi;
son specchi d’angoscia
titolo di ansia e di pazienza.
Ahimè! Mendicare un permesso!
E la voce di un soldato straniero
Scoppia furiosa come uno schiaffo
Sul volto della folla:
"Arabi… disordine… cani!…
Tornate indietro!
Non avvicinatevi al cancello!
Indietro…cani!…"
Una mano sbatte con rabbia lo sportello dei permessi
Di fronte alla folla che preme,
chiudendo ogni possibilità.
Umiliata la mia umanità
Pieno d’amarezza il mio cuore
E il mio sangue è fatto di veleno e fuoco!
"Arabi…disordine…cani!"
O santa vendetta del mio popolo offeso!
Ormai ha solo da attendere,
ma il momento giungerà…
il momento della giustizia e della vendetta.
Dio! Chi ha rotto le ali al tempo?
E chi ha paralizzato le gambe al giorno?
L’arsura mi flagella la fronte
E il sudore mi colma di sale gli occhi.
Profonda la mia piaga,
e il flagellatore umilia senza pietà.
Perciò il mio cuore è diventato
Una sorgente di fuoco, di ira,
di vendetta,
poiché in me hanno ucciso l’amore!