La preghiera di un uomo

 Le poesie delle donne

La preghiera di un uomo
(Eve Ensler n. a New York, USA il 25/5/1953)

Possa io essere un uomo
la cui fiducia in se stesso viene dalla profondità del mio dare
che capisce come la vulnerabilità sia la mia più grande forza
che crea spazi anziché dominarli
che apprezza l’ascoltare più del sapere
che cerca la gentilezza in una misura che oltrepassa il controllo
che piange quando il dolore è troppo
che rifiuta lo schiaffo, la pistola, lo strozzare, l’insulto, il pugno

Possa io non temere di perdermi
Possa io apprezzare il tocco più della prestazione
e l’esperienza più del risultato
Possa io muovermi con lentezza e non bruscamente
Possa io essere abbastanza coraggioso
da condividere la mia paura e la mia vergogna
e da raccogliere altri uomini affinché facciano lo stesso
Possa io smettere di far finta di nulla
e aprire le parti di me che sono state a lungo addormentate
Possa io apprezzare, rispettare e amare mia madre
Possa la risonanza di quell’amore
tradursi nell’amare tutte le donne e ogni creatura vivente

Della stessa autrice:
La mia rivoluzione inizia nel corpo

La mia rivoluzione inizia nel corpo

 Le poesie delle donne

La mia rivoluzione inizia nel corpo
(Eve Ensler n. a New York, USA il 25/5/1953)

La mia rivoluzione inizia nel corpo
Non aspetta più
La mia rivoluzione non ha bisogno di approvazione o permesso
Avviene perché deve avvenire in ogni quartiere, villaggio, città o cittadina nei raduni delle tribù, tra i compagni di studio, tra le donne al mercato, sull’autobus
Può essere graduale e morbida
Può essere spontanea e rumorosa
Potrebbe già stare avvenendo
La puoi trovare nel tuo armadio, nei tuoi cassetti, nel tuo stomaco, nelle tue gambe, nel moltiplicarsi delle tue cellule, nella nuda bocca di capezzoli turgidi e seni prorompenti
La mia rivoluzione cresce al ritmo del fremito insaziabile tra le mie gambe
La mia rivoluzione è disposta a morire per questo
La mia rivoluzione è pronta a vivere in grande
La mia rivoluzione sta rovesciando quello stato
Mentale chiamato patriarcato
La mia rivoluzione non avrà una coreografia anche se comincerà con alcuni passi familiari.
La mia rivoluzione non è violenta ma non ha paura di rischiare forti dimostrazioni di resistenza che potrebbero farla scivolare in qualcosa di nuovo
La mia rivoluzione è in questo corpo
In questi fianchi atrofizzati dalla misoginia
In questa mandibola messa a tacere dalla fame e dall’atrocità
La mia rivoluzione è
Connessione non consumo
Passione non profitto
Orgasmo non proprietà
La mia rivoluzione è della terra e verrà da lei
Per lei, grazie a lei
Capisce che ogni volta che perforiamo o trivelliamo
O bruciamo o violiamo gli strati della sua sacralità violiamo l’anima del nostro futuro
La mia rivoluzione non si vergogna di spingere il mio corpo giù
Sul suo suolo fangoso davanti a
Baniani, Cipressi, Pini, Kalyaan, Querce, Castagni, Gelsi,
Sequoie, Sicomori
Di chinarsi senza vergogna a uccelli giallo fosforescente e tramonti rosa e blu, a buganvillee viola da far scoppiare il cuore e mari verde acqua
La mia rivoluzione bacia volentieri i piedi di madri e infermiere e cameriere e donne delle pulizie e bambinaie
E guaritrici e tutte coloro che sono vita e danno vita
La mia rivoluzione è in ginocchio
Sulle mie ginocchia davanti ad ogni cosa sacra
E a coloro che portano fardelli creati dall’impero dentro e sulle proprie teste e sulle proprie schiene e
Nei propri cuori
La mia rivoluzione richiede abbandono
Si aspetta l’originale
Si affida a piantagrane, anarchici, poeti, sciamani, veggenti, esploratori del sesso
Prestigiatori, viaggiatori mistici, funamboli e coloro che vanno troppo lontano e sentono troppo,
La mia rivoluzione arriva inaspettatamente
Non è ingenua ma crede nei miracoli
Non può essere classificata, definita, marchiata
O perfino collocata
Offre profezie non ricette
E’ determinata da mistero e gioia estatica
Richiede ascolto
Non è centralizzata anche se tutte sappiamo dove stiamo andando
Avviene gradualmente e tutta a un tratto
Avviene dove vivi e ovunque
Capisce che le divisioni sono diversioni
Richiede di stare seduti immobili e fissare a fondo i miei occhi
Andare avanti