Petali all’alba

Petali all’alba
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

Stanza dopo stanza, lampada dopo lampada,
i palazzi si risvegliano
e tutto intorno la pioggia apre i suoi petali
con un lento sussurro che percorre
sete e tendaggi.
Dormiamo dentro a un fiore che si alza
troppo lentamente sul mondo.

Tuttora ignoriamo da quale paese remoto
ci ha portati il sonno,
ma ci risulta che tra la notte e il giorno
sono passati gli anni…

La pioggia sta schiudendo la sua corolla
nel mezzo della quale ci svegliamo.
Ora so che il tuo sorriso, i tuoi capelli,
i tuoi occhi dove la notte si attarda,
la neve che cade sui tuoi seni
e queste stesse parole
sono anche petali di qualche immenso calice,
petali che si stanno aprendo, amore mio,
con lo stesso sussurro della pioggia
sui vetri.

Dello stesso autore: Credo nella vitaFino a quando girerà la terraGuarda settembre: nulla si è perdutoLa poesia attraversa la terra in solitudineTerritudineUna solitudine qualsiasi

Territudine

Territudine
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

Stare qui per anni sulla terra,
con le nubi che arrivano, con gli uccelli,
sospesi a fragili ore.
A bordo, quasi alla deriva,
più vicini a Saturno, più lontani,
mentre il sole fa un giro e ci trascina
e il sangue percorre il suo profondo universo
più sacro di tutti gli astri.

Stare qui sulla terra: non più lontani
di un albero, né più incomprensibili,
leggeri d’autunno, gonfi d’estate,
con ciò che siamo o non siamo, con l’ombra,
la memoria, il desiderio, fino alla fine
(se c’è una fine) voce a voce,
casa per casa,
sia chi porta la terra, se la portano,
o chi l’attende, se l’attendono,
dividendo insieme ogni volta il pane
in due, in tre, in quattro,
senza dimenticare gli avanzi per la formica
che sempre viaggia da remote stelle
per essere puntuale all’ora della nostra cena
sebbene le briciole siano amare.

Dello stesso autore:
Credo nella vita
Fino a quando girerà la terra
Guarda settembre: nulla si è perduto
La poesia attraversa la terra in solitudine
Una solitudine qualsiasi

Guarda settembre: nulla si è perduto

Guarda settembre: nulla si è perduto
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

Guarda settembre: nulla si è perduto
fidandoci delle foglie.
La gioventù venne e se ne andò, gli alberi non si son mossi.
La morte del fratello ti bruciò in lacrime
però il sole c’è ancora.
La casa è stata demolita, non il suo ricordo.
Guarda settembre con la sua pala in spalla
come trascina foglie secche.
La vita vale più della vita, solo questo conta.

(Da: Territudine, 1978)

Dello stesso autore: Credo nella vitaFino a quando girerà la terraLa poesia attraversa la terra in solitudineUna solitudine qualsiasi

Fino a quando girerà la terra

Fino a quando girerà la terra
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

Lascia che ti ami fino a quando girerà la terra
e gli astri inchinino i loro cranei azzurri
sulla rosa dei venti.
Galleggiando, a bordo di questo giorno
nel quale per caso, per un istante,
ci siamo destati così vicini.
Ho potuto vivere in un altro regno, in un altro mondo,
a molte leghe dalle tue mani, dal tuo sorriso,
su un pianeta remoto, irraggiungibile.
Sono potuto nascere secoli fa
quando non esistevi in nulla
e nelle mie ansie di orizzonte
potevo indovinarti in sogni di futuro,
ma le mie ossa a quest’ora
non sarebbero che alberi o pietre.
Non è stato ieri né domani, in un altro tempo,
in un altro spazio,
né giammai accadrà
quantunque l’eternità lanci i suoi dadi
a favore della mia fortuna.
Lascia che ti ami fino a quando la terra
graviterà al ritmo dei suoi astri
e ad ogni istante ci stupisca
questo fragile miracolo di esser vivi.
Non abbandonarmi fino a quando essa non si fermerà.

(Da: Papiri amorosi, 2002)

Dello stesso autore: Credo nella vitaLa poesia attraversa la terra in solitudineUna solitudine qualsiasi

La poesia attraversa la terra in solitudine

  Giornata Mondiale della Poesia

La poesia attraversa la terra in solitudine
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

La poesia attraversa la terra in solitudine,
appoggia la sua voce sul dolore del mondo
e niente chiede
– nemmeno parole.
Arriva da lontano e senza orario, non avverte mai;
ha la chiave della porta.
Entrando si sofferma sempre ad osservarci.
Poi apre la sua mano e ci offre
un fiore o un ciottolo, qualcosa di segreto,
ma tanto intenso che il cuore palpita
troppo veloce. E ci svegliamo.

Dello stesso autore: Credo nella vitaUna solitudine qualsiasi

Credo nella vita

Credo nella vita
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

Credo nella vita sotto forma terrestre,
tangibile, vagamente rotonda,
meno sferica ai poli,
dappertutto piena di orizzonti.

Credo nelle nuvole, nello loro pagine
nitidamente scritte
e negli alberi, soprattutto d’autunno.
(Talvolta mi pare d’essere un albero).

Credo nella vita come territudine,
come grazia o disgrazia.
– Il mio desiderio più grande fu quello di nascere,
e ogni volta continua ad aumentare.

Credo nel dubbio agonico di Dio,
vale a dire, credo che credo,
anche se la notte, da solo,
interrogo le pietre,
ma non sono ateo rispetto a nulla,
tranne che alla morte.

(Da: Territudine, 1978)

Dello stesso autore: Una solitudine qualsiasi

Una solitudine qualsiasi

Una solitudine qualsiasi
(Eugenio Montejo Caracas, Venezuela 19/10/1938 – Valencia, Venezuela 5/6/2008)

Una solitudine qualsiasi, una delle tante,
ma non quella dell’uomo senza montagne.
Che le nostre voci tornino dai loro echi
e gli occhi avanzino fino a calare le palpebre,
che le persiane le custodiscano
e nell’aprirsi le mostrino che sognano come sempre
anche se non ci parlano mai.

Quando l’orizzonte si raddoppia
sotto il peso delle cose
e lo sguardo s’inabissa e niente lo solleva,
quando la vita continua orribilmente piatta,
un qualunque esilio nelle isole, anche le più deserte
le più fredde, una qualsiasi amarezza
però non quella dell’uomo senza montagne.