Avevamo studiato per l’aldilà

Avevamo studiato per l’aldilà
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Avevamo studiato per l’aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

(Da: Satura)

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareChissà se un giorno butteremo le maschereCielo e terraCon astuziaElegiaFelicità raggiuntaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniLo spettacoloL’alluvione ha sommerso il pack dei mobiliMeriggiare pallido e assortoNon chiederci la parolaPioveRiviereSera di PasquaSi risolve ben pocoSpesso il male di vivere

Riviere

Riviere
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Riviere,
bastano pochi stocchi d’erbaspada
penduli da un ciglione
sul delirio del mare,
o due camelie pallide
nei giardini deserti,
e un eucalipto biondo che si tuffi
tra frusci e pazzi voli
nella luce;
ed ecco che in un attimo
invisibili fili a me si asserpano,
farfalla in una ragna
di fremiti d’olivi, di sguardi di girasole.

Dolce cattività, oggi riviere
di chi s’arrende per poco
come a rivivere un antico giuoco
non mai dimenticato.
Rammento l’acre filtro che porgeste
allo smarrito adolescente, o rive:
nelle chiare mattine si fondevano
dorsi di colli e cielo; sulla rena
dei lidi era un risucchio ampio, un eguale
fremer di vite
una febbre del mondo; ed ogni cosa
in se stessa pareva consumarsi.

Oh allora sballottati
come l’osso di seppia dalle ondate
svanire a poco a poco;
diventare
un albero rugoso od una pietra
levigata dal mare; nei colori
fondersi dei tramonti, sparir carne
per spicciare sorgente ebbra di sole,
dal sole divorata…
Erano questi,
riviere, i voti del fanciullo antico
che accanto ad una rosa balaustrata
lentamente moriva sorridendo.

Quanto, marine, queste fredde luci
parlano a chi straziato vi fuggiva.
Lame d’acqua scoprentisi tra varchi
di labili ramure; rocce brune
tra spumeggi, frecciare di rondoni
vagabondi…
Ah, potevo
credervi un giorno o terre
bellezze funerarie, auree cornici
all’agonia d’ogni essere.

Oggi torno
a voi più forte, o è inganno, ben che il cuore
par sciogliersi in ricordi lieti – e atroci.
Trista anima passata
e tu volontà nuova che mi chiami,
tempo è forse di unirvi
in un porto sereno di saggezza.
E un giorno sarà ancora l’invito
di voci d’oro, di lusinghe audaci,
anima mia non più divisa. Pensa:
cangiare in inno l’elegia; rifarsi;
non mancar più.

Potere
simile questi rami
ieri scarniti e nudi ed oggi pieni
di fremiti e di linfe,
sentire
noi pur domani tra i profumi e i venti
un riaffluir di sogni, un urger folle
di voci verso un esito; e nel sole
che v’investe, riviere,
rifiorire!

(1920)

(Da: Ossi di seppia)

Dello stesso autore:
Ascoltare…
Casa sul mare
Chissà se un giorno butteremo le maschere
Cielo e terra
Con astuzia
Elegia
Felicità raggiunta
Gli elefanti
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
I limoni
Il carnevale di Gerti
Il positivo
La morte di Dio
La Storia
La vita oscilla
Le stagioni
Lo spettacolo
L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili
Meriggiare pallido e assorto
Non chiederci la parola
Piove
Sera di Pasqua
Si risolve ben poco
Spesso il male di vivere

Chissà se un giorno butteremo le maschere

Chissà se un giorno butteremo le maschere
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Chissà se un giorno butteremo le maschere
che portiamo sul volto senza saperlo.
Per questo è tanto difficile identificare
gli uomini che incontriamo.
Forse fra i tanti, fra i milioni c’è
quello in cui viso e maschera coincidono
e lui solo potrebbe dirci la parola
che attendiamo da sempre. Ma è probabile
che egli stesso non sappia il suo privilegio.
Chi l’ha saputo, se uno ne fu mai,
pagò il suo dono con balbuzie o peggio.
Non valeva la pena di trovarlo. Il suo nome
fu sempre impronunciabile per cause
non solo di fonetica. La scienza
ha ben altro da fare o da non fare.

(Da: Quaderno di quattro anni, 1977)

Dello stesso autore:
Ascoltare…
Casa sul mare
Cielo e terra
Con astuzia
Elegia
Felicità raggiunta
Gli elefanti
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
I limoni
Il carnevale di Gerti
Il positivo
La morte di Dio
La Storia
La vita oscilla
Le stagioni
Lo spettacolo
L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili
Meriggiare pallido e assorto
Non chiederci la parola
Piove
Sera di Pasqua
Si risolve ben poco
Spesso il male di vivere

Lo spettacolo

Lo spettacolo
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Il suggeritore giù nella sua nicchia
s’impappinò di certo in qualche battuta
e l’Autore era in viaggio e non si curava
dell’ultimo copione contestato
sin da allora e da chi? Resta un problema.
Se si trattò di un fiasco la questione
è ancora aperta e tale resterà.
Esiste certo chi ne sa più di noi
ma non parla; se aprisse bocca sapremo
che tutte le battaglie sono eguali
per chi ha occhi chiusi e ovatta negli orecchi.

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaFelicità raggiuntaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniL’alluvione ha sommerso il pack dei mobiliMeriggiare pallido e assortoNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSi risolve ben pocoSpesso il male di vivere

Felicità raggiunta

 

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi nelle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto di un bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

— EUGENIO MONTALE —

 

immagine dal web

L’’alluvione ha sommerso il pack dei mobili

 50º Anniversario dell’alluvione di Firenze 4/11/1966 – 4/11/2016

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

L’’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
delle carte, dei quadri che stipavano
un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
il timbro a ceralacca con la faccia di Ezra,
il Valèry di Alain, l’’originale
dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
da barba, mille cianfrusaglie e tutte
le musiche di tuo fratello Silvio.
Dieci, dodici giorni sotto un’’atroce morsura
di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
tanto prima di perdere la loro identità.
Anch’’io sono incrostato fino al collo se il mio
stato civile fu dubbio fin dall’’inizio.
Non torba m’’ha assediato, ma gli eventi
di una realtà incredibile e mai creduta.
Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
dei tuoi prestiti e forse non l’’hai saputo.

(Da: Satura, 1971)

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaFelicità raggiuntaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniMeriggiare pallido e assortoNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSpesso il male di vivereSi risolve ben poco

Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
m entre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

(Da: Ossi di seppia)

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaFelicità raggiuntaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSpesso il male di vivereSi risolve ben poco

Felicità raggiunta

   20/3/2016 – Giornata internazionale della felicità

Felicità raggiunta
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Felicità raggiunta, si cammina
per te sul fil di lama.
Agli occhi sei barlume che vacilla,
al piede teso ghiaccio che s’incrina;
e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi nelle anime invase
di tristezza e le schiari, il tuo mattino
è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.
Ma nulla paga il pianto di un bambino
a cui fugge il pallone tra le case.

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSpesso il male di vivereSi risolve ben poco

Spesso il male di vivere

Spesso il male di vivere
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia riarsa,
era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza del meriggio,
e la nuvola, e il falco alto levato.

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraCon astuziaElegiaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSi risolve ben poco

Con astuzia

Con astuzia
(Eugenio Montale Genova 12/10/1896 – Milano 12/9/1981 – Premio Nobel per la letteratura 1975)

Con astuzia,
uscendo dalle fauci di Mongibello
o da dentiere di ghiaccio
rivelavi incredibili agnizioni.

Se ne avvide Mangàno, il buon cerusico,
quando, disoccultato, fu il randello
delle camicie nere e ne sorrise.

Così eri: anche sul ciglio del crepaccio
dolcezza e orrore in una sola musica.

Dello stesso autore: Ascoltare…Casa sul mareCielo e terraElegiaGli elefantiHo sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scaleI limoniIl carnevale di GertiIl positivoLa morte di DioLa StoriaLa vita oscillaLe stagioniNon chiederci la parolaPioveSera di PasquaSi risolve ben poco