Trentuno dicembre

Trentuno dicembre
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Lascio il sudore starsene seccato sulla pelle
non mi lavo, quest’ultimo dell’anno.
Va bene sulla fronte la mano che fa attrito sul sale,
stropiccia rughe e cala sopra gli occhi.
Aspettavo qualcuno per stasera? Non ricordo,
a lavarmi rinuncio, l’ultimo dell’anno
l’acqua del pozzo è fredda più delle altre giornate.
Se veniva era un’occasione per lavarsi,
andare alla stazione e ritornare in due.
Non andrò alla stazione, a vuoto, neanche per vedere
chi arriva stanotte e per chi.
Fuori stanno bruciando le micce della festa.
Mi è rimasto il sudore e il pensiero di qualcuna
che doveva arrivare per volermi.
Spengo il lume, concludo: mi basta che non sia
la polizia.
E poi domani questo sarà ieri.

(Da: Solo andata, 2014)

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bambini onduregni

Istanbul

28-30 maggio 2013 Battaglia di Taksim Gezi Park ad Istambul

Istanbul
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

La battaglia d’Istanbul in difesa di seicento alberi,
novecento arresti, mille feriti, quattro accecati per sempre,
la battaglia d’Istanbul
è per gli innamorati a passeggio sui viali,
per i pensionati, per i cani,
per le radici, la linfa, i nidi sui rami,
per l’ombra d’estate e le tovaglie stese
coi cestini e i bambini,
la battaglia d’Istanbul è per allargare il respiro
e per la custodia del sorriso.

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Tempo di pedoni
Valore

Tempo di pedoni

 Giornata Internazionale della Pace

Tempo di pedoni
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Cadono torri, piovono missili-alfieri
Sulle citta’ e sui campi piu’ magri del pianeta.
I pezzi grossi della scacchiera chiamano:
“Chi ci ama, ci segua”, i vassalli si accodano.
E’ tempo di pedoni, maggioranza dei pezzi.
La via Perugia-Assisi non arriva a Kabul
pero’ e’ fumo negli occhi ai generali,
grano nella pupilla della mira.
E’ tempo di pedoni, pedine di nessuno,
alleanza di Pasqua e Ramada’n.
Se l’appoggio di un corpo sta nei piedi,
loro, i pedoni, sono l’equilibrio del mondo.

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Valore

Valore

(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

 

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.

Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.

Considero valore il vino finché dura il pasto,

un sorriso involontario,

la stanchezza di chi non si è risparmiato,

due vecchi che si amano.

Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale

ancora poco.

Considero valore tutte le ferite.

Considero valore risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe,

tacere in tempo, accorrere a un grido,

chiedere permesso prima di sedersi,

provare gratitudine senza ricordarsi di che.

Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord,

qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato.

Considero valore il viaggio del vagabondo,

la clausura della monaca,

la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.

Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

 

(Da “Opera sull’acqua e altre poesie”, Einaudi, 2002)

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