Solo andata


GIORNATA NAZIONALE IN MEMORIA DELLE VITTIME DELL’IMMIGRAZIONE

(Il 3 ottobre è stato scelto dal Parlamento Italiano in quanto è il giorno in cui sono morti nel 2013, 368 migranti annegati nel naufragio al largo di Lampedusa)

Solo andata
(
Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Siamo gli innumerevoli
raddoppia ogni casella di scacchiera
lastrichiamo di corpi il vostro mare
per camminarci sopra

Non potete contarci:
se contati aumentiamo,
figli dell’orizzonte
che ci rovescia a sacco

Nessuna polizia può farci prepotenza
più di quanto già siamo stati offesi
faremo i servi, i figli che non fate
le nostre vite i vostri libri di avventura

Portiamo Omero e Dante,
il cieco e il pellegrino
l’odore che perdeste
l’uguaglianza che avete sottomesso

Da qualunque distanza
arriveremo a milioni di passi
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso
spaliamo neve, pettiniamo prati

Battiamo tappeti
raccogliamo il pomodoro e l’insulto
noi siamo i piedi
e conosciamo il suolo passo a passo

Noi siamo il rosso e il nero della terra
un oltremare di sandali sfondati
il polline e la polvere
nel vento di stasera

Uno di noi, a nome di tutti,
ha detto “non vi sbarazzerete di me
va bene, muoio, ma in tre giorni
risuscito e ritorno”

In braccio al Mediterraneo
migratori di Africa e di oriente
affondano nel cavo delle onde.
il pacco dei semi portati da casa
si sparge tra le alghe e i capelli
La terraferma Italia è terrachiusa.
Li lasciamo annegare per negare.

(Da: Solo andata, 2014)

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Trentuno dicembre

Trentuno dicembre
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Lascio il sudore starsene seccato sulla pelle
non mi lavo, quest’ultimo dell’anno.
Va bene sulla fronte la mano che fa attrito sul sale,
stropiccia rughe e cala sopra gli occhi.
Aspettavo qualcuno per stasera? Non ricordo,
a lavarmi rinuncio, l’ultimo dell’anno
l’acqua del pozzo è fredda più delle altre giornate.
Se veniva era un’occasione per lavarsi,
andare alla stazione e ritornare in due.
Non andrò alla stazione, a vuoto, neanche per vedere
chi arriva stanotte e per chi.
Fuori stanno bruciando le micce della festa.
Mi è rimasto il sudore e il pensiero di qualcuna
che doveva arrivare per volermi.
Spengo il lume, concludo: mi basta che non sia
la polizia.
E poi domani questo sarà ieri.

(Da: Solo andata, 2014)

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bambini onduregni

Istanbul

28-30 maggio 2013 Battaglia di Taksim Gezi Park ad Istambul

Istanbul
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

La battaglia d’Istanbul in difesa di seicento alberi,
novecento arresti, mille feriti, quattro accecati per sempre,
la battaglia d’Istanbul
è per gli innamorati a passeggio sui viali,
per i pensionati, per i cani,
per le radici, la linfa, i nidi sui rami,
per l’ombra d’estate e le tovaglie stese
coi cestini e i bambini,
la battaglia d’Istanbul è per allargare il respiro
e per la custodia del sorriso.

Dello stesso autore:
Due
Erri De Luca racconta l’immigrazione dal cimitero di Lampedusa
Figli dell’orizzonte
Il potere dichiara…
Mare nostro
Naufragi
Prontuario per il brindisi di capodanno
Sei voci
Tempo di pedoni
Valore

Tempo di pedoni

 Giornata Internazionale della Pace

Tempo di pedoni
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Cadono torri, piovono missili-alfieri
Sulle citta’ e sui campi piu’ magri del pianeta.
I pezzi grossi della scacchiera chiamano:
“Chi ci ama, ci segua”, i vassalli si accodano.
E’ tempo di pedoni, maggioranza dei pezzi.
La via Perugia-Assisi non arriva a Kabul
pero’ e’ fumo negli occhi ai generali,
grano nella pupilla della mira.
E’ tempo di pedoni, pedine di nessuno,
alleanza di Pasqua e Ramada’n.
Se l’appoggio di un corpo sta nei piedi,
loro, i pedoni, sono l’equilibrio del mondo.

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Prontuario per il brindisi di capodanno

Prontuario per il brindisi di capodanno
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Bevo a chi è di turno, in treno, in ospedale,
cucina, albergo, radio, fonderia,
in mare, su un aereo, in autostrada,
a chi scavalca questa notte senza un saluto,
bevo alla luna prossima, alla ragazza incinta,
a chi fa una promessa, a chi l’ha mantenuta,
a chi ha pagato il conto, a chi lo sta pagando,
a chi non è invitato in nessun posto,
allo straniero che impara l’italiano,
a chi studia la musica, a chi sa ballare il tango,
a chi si è alzato per cedere il posto,
a chi non si può alzare, a chi arrossisce,
a chi legge Dickens, a chi piange al cinema,
a chi protegge i boschi, a chi spegne un incendio,
a chi ha perduto tutto e ricomincia,
all’astemio che fa uno sforzo di condivisione,
a chi è nessuno per la persona amata,
a chi subisce scherzi e per reazione un giorno sarà eroe,
a chi scorda l’offesa, a chi sorride in fotografia,
a chi va a piedi, a chi sa andare scalzo,
a chi restituisce da quello che ha avuto,
a chi non capisce le barzellette,
all’ultimo insulto che sia l’ultimo,
ai pareggi, alle ics della schedina,
a chi fa un passo avanti e così disfa la riga,
a chi vuol farlo e poi non ce la fa,
infine bevo a chi ha diritto a un brindisi stasera
e tra questi non ha trovato il suo.

(Da: L’ospite incallito, Einaudi)

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Sei voci

Sei voci
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Non fu il mare a raccoglierci
Noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.

Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole,
traversammo i deserti del Tropico del Cancro.

Quando fu in vista il mare da un’altura
Era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi.

Era finita l’Africa suola di formiche,
le carovane imparano da loro a calpestare.

Sotto sferza di polvere in colonna
Solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi.

Gli altri seguono il tallone che precede,
il viaggio a piedi è una pista di schiene.

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Mare nostro

Giornata Mondiale del Rifugiato

Mare nostro
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo,
sia benedetto il tuo sale,
sia benedetto il tuo fondale.
Accoglie le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde,
i pescatori usciti nella notte,
le loro reti tra le tue creature,
che tornano al mattino con la pesca
dei naufraghi salvati.
Mare nostro che non sei nei cieli,
all’alba sei colore del frumento,
al tramonto dell’uva di vendemmia,
ti abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste.
Tu sei più giusto della terraferma,
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le abbassi a tappeto.
Custodisci le vite, le vite cadute
come foglie sul viale,
fai da autunno per loro,
da carezza, da abbraccio e bacio in fronte
di madre e padre prima di partire.

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Maniera

Maniera
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Accosto la fronte alla tua, si toccano, dico: “E’ una frontiera”.
Fronte a fronte: frontiera, mio scherzo desolato, ci sorridi.
Col naso ci riprovo, tocco il naso, per una tenerezza da canile:
“E questa è una nasiera” dico per risentire casomai
un secondo sorriso, che non c’è.
Poi tu metti la mano sulla mia e io resto indietro di un respiro.
“E questa è una maniera”, mi dici.
“Di lasciarsi?”, ti chiedo. “Si, così”.

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Il potere dichiara…

Il potere dichiara…
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Il potere dichiara che il giovane arrestato di nome Gesù figlio di Giuseppe è morto perché aveva le mani bucate e i piedi pure, considerato che faceva il falegname e maneggiando chiodi si procurava spesso degli incidenti sul lavoro. Perché parlava in pubblico e per vizio si dissetava con l’aceto, perché perdeva al gioco e i suoi vestiti finivano divisi tra i vincenti a fine di partita.

I colpi riportati sopra il corpo non dipendono da flagellazioni, ma da caduta riportata mentre saliva il monte Golgota appesantito da attrezzatura non idonea e la ferita al petto non proviene da lancia in dotazione alla gendarmeria, ma da tentativo di suicidio, che infine il detenuto è deceduto perché ostinatamente aveva smesso di respirare malgrado l’ambiente ben ventilato. Più morte naturale di così toccherà solo a tal Stefano Cucchi quasi coetaneo del su menzionato.

(2009)

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Figli dell’orizzonte

Giornata Mondiale del Rifugiato

Figli dell’orizzonte
(Erri De Luca n. a Napoli il 20/5/1950)

Non fu il mare a raccoglierci, noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.
Il mare non è un fiume che sa il viaggio, è acqua selvatica.
Siamo gli innumerevoli – raddoppia ogni casella di scacchiera –
lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra;
non potete contarci: se contati aumentiamo,
figli dell’orizzonte che ci rovescia a sacco.
Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi.
Faremo i servi,
i figli che non fate,
le nostre vite
saranno i vostri libri di avventura.
Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, l’odore che perdeste, l’uguaglianza
che avete sottomesso.
Da qualunque distanza arriveremo
a milioni di passi,
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso.
Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo polvere, raccogliamo il pomodoro
e l’insulto.
Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo,
noi siamo il rosso e il nero della terra,
un oltremare di sandali sfondati, il polline e la sabbia nel vento di stasera.
Uno di noi, e per noi tutti, ha detto:
Non vi sbarazzerete di me!
Va bene, muoio, però il terzo giorno
resuscito
e ritorno.