Dì loro…

Dì loro…
(Ernest Pépin n. a Lamentin, Guadalupa il 25/9/1950)

Passa un uccello
lampo di piume
nel messaggio della sera
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO

Dì loro che vieni da un paese
nato in una stretta di mano
un paese semplice come buongiorno
dove le notti cantano
per scacciare la paura dei domani
dì loro
che siamo un boccone
fatto di sette isole
come i sette colori della settimana
ma che non viene mai
la domenica di noi stessi
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO

Dì loro che le maree
sono la chiave dei nostri ricordi
che a volte il passato soffia
per ravvivare il nostro fuoco
perché un popolo se dimentica
ignora poi il colore dei giorni
va come un cieco nel buio presente
dì loro che andiamo da un’isola all’altra
sul ponte del sole
ma che non ci sarà mai troppa luce
per schiarire
i nostri morti
dì loro parole che vanno di creolo in creolo
sulle spalle del mare
ma non ci sarà mai abbastanza sale
per bruciare la nostra lingua
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO

Dì loro che a forza di amare gli uomini
abbiamo imparato ad amare l’arcobaleno
e soprattutto di’ loro
che ci basta un paese da amare
che ci basta avere racconti da dare
per non tremare più di notte
che ci basta un uccello a cantare
per aprirci ali libere umane
VA
            VOLA
                        E DÌ LORO…

(Da: Il paese nudo)

Dello stesso autore: A tutti gli indignati della terra!

A tutti gli indignati della terra!

   22 aprile: Giornata Mondiale della Terra

A tutti gli indignati della terra!
(Ernest Pépin n. a Lamentin, Guadalupa il 25/9/1950)

Siamo gli indignati

Gli uomini e le donne della trance
Le reni contratte
Le mani aperte
Camminiamo sulle nuvole inquiete
Siamo le pietre ferite di un mondo smarrito
I martoriati dalla Borsa
I nostri occhi sono arance amare
Di vendemmie mai state
Conduciamo i nostri pensieri nel mondo ferito

Siamo gli indignati

Braci inestinguibili
E quando soffia il vento
La libertà c’infiamma gli occhi

Siamo gli indignati

I clandestini
Ammassi di vita in sospeso
Quelli a cui il mondo ha dato la condizionale
Siamo la fumata che dice di no
I popoli depredati e le donne violate
Il grido che scavalca le menzogne
Abbiamo eletto domicilio in strada
Perché solo la strada ascolta
Ci sono silenzi che danno il disgusto
Solitudini nate morte
Pianeti assassinati
E sotto le palpebre il sogno procreatore

Siamo gli indignati

Aggrappati alla tempesta
Intanati alla luce del giorno
Abbracciamo gli uccelli
Scaviamo nidi
Degli indomani al fresco in cisterne prosciugate
Tracce di scintille
Costruiamo
Ponti di erba matta
Palmizi saldati al cielo
Noi impastiamo un altro sole
Non sciupate le nostre preghiere
Anche le nostre ceneri rinascono ogni secolo
Avanziamo come la linfa
Goccia a goccia verso l’alba
Avanziamo come il mare
Onda dopo onda
Ma adoriamo la preghiera del vulcano
Sappiamo che la terra gira in attesa di giustizia
Sappiamo che i poeti hanno già seminato le parole
Vogliamo un mondo azzurro
L’azzurro assoluto di uomini e donne

Siamo gli indignati

Gli orologiai dell’arcobaleno
Scriviamo sulle righe della vita
Veneriamo la vita e affermiamo che è possibile
Che la luce partorisca la luce
E volteggi in tutti i colori del mondo
Magma del mondo
Carne del mondo
Ci ricordiamo della promessa delle stelle prima della caduta
Battito del mondo
Siamo qui

Siamo gli indignati

E piantati in mezzo alla piazza aspettiamo la cerimonia delle collere
Con la bassa marea la terra è un’isola
Un giardino contagioso che sta sulla mano
Gli alberi possono danzarci a volontà
Aprire i loro ombrelloni
Gli uccelli firmare nuovi contratti
Gli uomini prendere posto e spiccare il volo
Al tempo si rompono le acque
Raggiunge l’attimo prima del giorno
Getta nel mondo vapori di torrente
Parole elevate dall’incendio nomade
Scintilla del mondo
Ignoriamo l’ombra sorda che arrugginisce
Gli scali dove la paura fa rifornimento
L’osteria dove i filibustieri giocano col diavolo
Il mondo vira da una sponda all’altra
Il mondo spia in attesa di una radura d’isola
Un forse
Una carezza mattutina sui grappoli di rugiada
Un occhio che aspira i cicloni
Vortice
Vortice di lucciole che aspergono la valanga delle notti
Vortice solidale
Siamo gli indignati

Siamo il valore aggiunto al mondo

(Faugas/Lamentin, Le 14 Septembre 2011)