Il tredicesimo mese

Il tredicesimo mese
(Erich Kästner Dresda, Germania 23/2/1899 – Monaco di Baviera, Germania 29/7/1974)

Come sarebbe, se ce lo si potesse augurare?
Sarebbe un mese bisestile? Si chiamerebbe forse undicembre?
A chi ne bastano dodici non si può essere d’aiuto.
Che aspetto avrebbe il tredicesimo dei dodici?

La primavera sarebbe in piena fioritura.
Rose e gelsomini festeggerebbero l’estate.
E le mele penderebbero, morbide e rosse e d’oro,
Fra i rami d’autunno.

Gli abeti uscirebbero sotto innevati
Berretti croati dalla selva di betulle
E al mercato delle stagioni
Comprerebbero mughetti.

Adamo ed Eva, distesi sul prato,
Farebbero l’amore su un letto di violette,
Come se nessuno dal paradiso
Li avesse cacciati.

Giallo sarebbe il grano. E blù i grappoli d’uva.
Noi sogneremmo, e la terra sarebbe il sogno.
Tredicesimo mese, lascia che crediamo in te!
Il tempo ha spazio!

Scusa se siamo tanto temerari da tratteggiarti.
S’agita il velo. Il tuo volto resta occultato.
Non si fa, lo sappiamo, con dodici vecchi quadri
Un quadro nuovo.

Perciò crea tu te stesso! Con suoni inauditi!
Con colori che nessun arcobaleno può esibire!
Depreda il tuo tesoro da bellezze mai accadute!
Taci? Tace.

Il tempo fa tic tac. L’anno si volge in circolo.
E divenire può soltanto, quanto già sempre fu.
Pazienza, cuore mio. In circolo procede il viaggio.
E a dicembre gennaio seguirà.

Dello stesso autore:
Conosci il paese dove spuntano i cannoni?
Romanzo realistico

 

Romanzo realistico

Romanzo realistico
(Erich Kästner Dresda, Germania 23/2/1899 – Monaco di Baviera, Germania 29/7/1974)

Quando loro si conoscevano da 8 anni
(e bisogna dire che si conoscevano bene)
il loro amore andò perduto improvvisamente.
Come altre persone perdono un bastone o un cappello.

Erano tristi, si comportavano in modo allegro,
provavano a baciarsi, come se non ci fosse niente,
e si guardavano e non sapevano come andare avanti.
Allora lei pianse alla fine. E lui le stava accanto.

Dalla finestra si potevano salutare le barche.
Lui disse che erano già passate le quattro e un quarto
ed era arrivato il momento di andare a bere il caffè da qualche parte.
Nella casa accanto un uomo suonava il pianoforte.

Andarono nel più piccolo bar del luogo
e mescolarono nelle loro tazze.
Alla sera stavano seduti ancora li.
Sedevano da soli e non parlavano
e semplicemente non riuscivano a comprendere.

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