Il miscredente

Il miscredente
(Elizabeth Bishop Worcester, Massachusetts, USA 8/2/1911 – Boston, Massachusetts, USA 6/10/1979 – Premio Pulitzer per la poesia 1956)

Dorme sulla cima dell’albero maestro.
Bunyan

Dorme sulla cima dell’albero maestro
con gli occhi serrati.
Sotto di lui si sciolgono le vele
come le lenzuola del suo letto, esponendo
all’aria notturna la testa del dormiente.

Trasportato lassù nel sonno,
nel sonno s’è raccolto
in una palla d’oro in cima all’albero,
o si è arrampicato dentro un uccello d’oro,
o alla cieca s’è seduto a cavalcioni.

“Ho pilastri di marmo a fondamenta”
ha detto una nube. “Non mi sposto mai.
Vedi i pilastri là nel mare?”.
Sicuro nell’introspezione adesso
scruta i liquidi pilastri del proprio riflesso.

Un gabbiano, le ali sotto le sue,
ha osservato che l’aria
“sembrava marmo”. Lui ha risposto “Quassù
torreggio per il cielo perché le ali
di marmo in cima alla mia torretta volano”.

Ma dorme sulla cima del suo albero maestro
con gli occhi sigillati.
Il gabbiano ha frugato nel suo sogno
che era: “Non devo finire tra i flutti.
Il mare luccicante mi vuole tra i suoi flutti.
È duro come il diamante; vuol distruggerci tutti”.

(Da. Miracolo a colazione, 2006)

Della stessa autrice: Chemin de ferInsonniaL’arte di perdereSono io

Sono io

Sono io
(Elizabeth Bishop Worcester, Massachusetts, USA 8/2/1911 – Boston, Massachusetts, USA 6/10/1979 – Premio Pulitzer per la poesia 1956)

Sto nello sfregio della notte.
Senza intesa. Senza accollarmi il fagotto e
salvarlo. Oggi non salvo. Sono io la bufera
che rovina. Sono la spina, il buco, l’inciampo.
Sono io l’innesto sbagliato che darà un frutticino
sgorbio. Sono il relitto il rifiuto, la cosa rotta
l’urlo incenerito, la cappa che fa fumo. Sono io.

Della stessa autrice:
Chemin de fer
Insonnia
L’arte di perdere

Chemin de fer

Chemin de fer
(Elizabeth Bishop Worcester, Massachusetts, USA 8/2/1911 – Boston, Massachusetts, USA 6/10/1979 – Premio Pulitzer per la poesia 1956)

Da sola lungo i binari
           camminavo col cuore in tumulto.
Le traverse erano troppo vicine
           o forse troppo lontane tra loro.
Un povero scenario: cespugli
           di pini e di querce; al di là
delle foglie verdi e grigie
           vidi il piccolo stagno
dove vive lo sporco eremita,
           stendersi come un’antica
lacrima che si tiene strette
           di anno in anno lucidamente le ferite.
L’eremita scaricò il suo fucile,
           tremò l’albero presso la capanna.
Sullo stagno passò un’increspatura.
           La gallinella cominciò a chiocciare.
"L’amore, lo si deve esercitare!"
           gridò il vecchio eremita.
Attraverso lo stagno l’eco
           cercava, cercava di confermare.

Della stessa autrice: InsonniaL’arte di perdere

Insonnia

Insonnia
(Elizabeth Bishop Worcester, Massachusetts, USA 8/2/1911 – Boston, Massachusetts, USA 6/10/1979 – Premio Pulitzer per la poesia 1956)

La Luna nello specchio del comò
guarda milioni di miglia lontano
(e forse con orgoglio, a se stessa,
ma non sorride, non sorride mai)
via lontano lontano oltre il sonno,
o forse è una che dorme di giorno.
Se l’Universo volesse abbandonarla,
lei gli direbbe di andare all’inferno,
e troverebbe una distesa d’acqua
o uno specchio, sul quale indugiare.
Tu dunque metti gli affanni in un sacco
di ragnatele e gettalo nel pozzo
nel mondo alla rovescia dove
la sinistra è sempre la destra,
dove le ombre in realtà sono corpi,
dove restiamo tutta la notte svegli,
dove il cielo ha tanto poco spessore
quanto è profondo il mare e tu mi ami d’amore.

Della stessa autrice: L’arte di perdere

L’arte di perdere

L’arte di perdere
(Elizabeth Bishop Worcester, Massachusetts, USA 8/2/1911 – Boston, Massachusetts, USA 6/10/1979 – Premio Pulitzer per la poesia 1956)

L’arte di perdere non è difficile da imparare;
così tante cose sembrano pervase dall’intenzione
di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento
delle chiavi perdute, dell’ora sprecata.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta:
luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare.
Nessuna di queste cose causerà disastri.

Ho perduto l’orologio di mia madre.
E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case.
L’arte di perdere non è difficile da imparare.

Ho perso due città, proprio graziose.
E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato). Questa è la prova. È evidente,
l’arte di perdere non è difficile da imparare,
benché possa sembrare un vero (scrivilo!) disastro.