Vi sono giorni

Vi sono giorni
(Elio Pecora n. a Sant’Arsenio, SA il 5/4/1936)

Vi sono giorni, ore, in cui tutto è perduto,
ogni gesto inutile, risibile ogni speranza:
il corpo vuoto attende il suo disfarsi
in quel niente che tante volte s’era presentato
– ma era solo una minaccia, un’idea –
come l’ultima definitiva salute.
In quelle ore, in quei giorni ogni storia, tutte le storie
si riducono a un susseguirsi insensato
di conquiste e di perdite e l’intero pianeta
non è che l’abitacolo in rovina
di un’umanità nemica a se stessa.
(Se pure è sogno, questo è il peggiore degli incubi.)

E tutto sarebbe perduto se dal cuore chiuso
non affiorasse inattesa una nube violetta,
l’odore di un cibo, una voce al telefono,
il libro lasciato sul tavolo ancora da leggere.
Così il mondo intero si popola di storie concluse,
di passaggi, di soste, e un dio munifico
disegna nel cielo vasto e chiaro un arcobaleno.

(Da: In margine)

Dello stesso autore:
Ancora apprestando la cena
Canzone
Nelle tue palme dischiuse
Rondò

Canzone

Canzone
(Elio Pecora n. a Sant’Arsenio, SA il 5/4/1936)

Posso anche dire che l’amore è eterno,
che dura sempre se sta acceso dentro;
e vale anche l’amore di domani
e quello che chiamammo ieri amore.

Ed è amore andarsene in un treno
incontro al cielo che si veste d’ombre,
il vento che respira nelle foglie,
archi di luce a una festa lontana.

Ed è amore la voce nel telefono,
il ricordo improvviso che dispare,
il gesto, il giuramento che non vale
se tutto corre, muta, si tramuta.

Così ripeto che l’amore è eterno
perché ognuno ha bisogno d’amore,
mai smette di cercarlo il desiderio,
lo chiama nell’attesa che non cede:

amore che ogni giorno ci accompagna.

Dello stesso autore: Ancora apprestando la cenaRondò

Ancora apprestando la cena

Ancora apprestando la cena
(Elio Pecora n. a Sant’Arsenio, SA il 5/4/1936)

Ancora apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.
Sai, come sciarpa tiepida
ho avvolto intorno al collo la pena
stranamente godendola.
Mi racconti i tuoi amori
quelli di oggi e quelli
che domani attendi,
l’amore grande che presto
venga a donarti
un lunghissimo tempo.
T’ascolto senza gridare
perché io devo capire
che un nuovo sole ti scalda:
io chiedo un silenzio
spalancato d’anima.
(Comprerò anemoni scuri
e gialla mimosa
per la mia stanza d’ombra).
Eravamo la goccia che chiude il mondo
e l’incauta felicità
la nota che s’alza dal flauto
e penetra il cielo. Tu vai
in questo febbraio di vento,
poi apprestando la cena
parliamo delle cose di ieri.