75° anniversario dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema

  75° anniversario dell’Eccidio di Sant’Anna di Stazzema

I canti della montagna
dedicata alle donne di Sant’Anna
(Elena Bono Sonnino, LT 29/10/1921 – Lavagna, GE 26/2/2014)

Soltanto chi ogni giorno va a morire
può cantare così.
Era come cantassero
i torrenti
le grandi erbe selvagge
le montagne.
il vostro cuore conteneva tutto
entro di sé:
erbe acque montagne,
cuore umano
più grande della morte.

Non c’è vita senza libertà
di Elena Bono

Sant’Anna di Stazzema. Marzabotto. Le Fosse Ardeatine.
Tutte le tappe della nostra Via Crucis nazionale.

Tutte spade conficcate nel cuore delle donne che quando non hanno pagato con la vita hanno pagato con prezzo senza fine.

Vedo l’Italia come una grande Maria Addolorata con le sette spade conficcate nel cuore così come l’ho veduta nel mio paese natale quando segue il Figlio Morto nella processione del Venerdì Santo.
Anche noi, nel nostro piccolo in Liguria, abbiamo avuto paesi bruciati, volti passati per le armi con divieto di seppellirli e anche qui le donne sono accorse con loro pericolo a porgere gli ultimi conforti ai moribondi.
Anch’io ho visto dieci uomini andare alla fucilazione e mi è giunto a distanza il loro grido. Qua e là abbiamo avuto i nostri fucilati, i nostri deportati, i nostri torturati.
E qui a Chiavari abbiamo avuto uno dei fasci più crudeli e sanguinari che abbiamo funestato la Liguria, pari in ferocia al fascio di Alessandria. Il pianto per i nostri morti si unisce al vostro come al vostro si unisce il nostro amore per la pace e soprattutto per la libertà dei popoli.

Non c’è vita senza libertà.

Senza libertà sarebbe come vivere senza l’aria e la lotta per la libertà non finisce mai, perché non è soltanto una lotta contro altri. Ma una lotta interiore per liberarci di quello che Max Picard chiamava “Hitler in noi” cioè lo spirito di sopraffazione, di approvazione, di intolleranza.

In questa fraternità vi abbraccio e vi sento vicini e sempre presenti nel lavoro che continuo considerandolo una battaglia, una atto di fedeltà verso quelli che sono morti per restituirci quella libertà che è la dignità e il senso stesso della vita umana.

Chiavari, 18/07/2007

Della stessa autrice: Ad una ninfaDalla betulla si effondePioggia in una notte d’inverno

Ad una ninfa

Ad una ninfa
(Elena Bono Sonnino, LT 29/10/1921 – Lavagna, GE 26/2/2014)

Certo dalla notte soltanto potevi nascere tu, così bianca.
solo da un lungo soffrire di tenebre, nivale serenità
che non racchiudi profumo
ma poche gocce, gelide come silenzio lunare,
cui non sovviene da quale cielo siano cadute.
quanti veli dell’anima lacerati
prima di scorgere te, intatta verginità,
appena sfiorate le acque,
come nube che attratta dal proprio sguardo
che la contempla dal lago
sia immobilmente discesa
ed ora in se stessa riposa, senza saperlo.

(Da: I Galli Notturni, 1952)

Della stessa autrice: Dalla betulla si effondePioggia in una notte d’inverno

Dalla betulla si effonde

Dalla betulla si effonde
(Elena Bono Sonnino, LT 29/10/1921 – Lavagna, GE 26/2/2014)

Dalla betulla si effonde oscurità nel cielo e sulla terra.
Forse la sera vi è rimasta tutto il giorno nascosta
per sfuggire alla luce
aprendo gli occhi, invano, a vedere se stessa,
spaurita e percossa da un rombo sconosciuto:
la voce del fiume o il vento tra le montagne o il suo cuore.
Ma a poco a poco ciò che si ignora non fa più male;
così semplice era tutto: chiudere gli occhi e guardare.
Il tempo che lacerava il suo cuore è ora un immobile
sogno ed ha un attimo solo.

(Da: I Galli Notturni, 1952)

Della stessa autrice: Pioggia in una notte d’inverno

Pioggia in una notte d’inverno

Pioggia in una notte d’inverno
(Elena Bono Sonnino, LT 29/10/1921 – Lavagna, GE 26/2/2014)

Con grave abbandono la pioggia discende dal cielo,
avvolge le case le piante tutta la terra.
Per quanto è grande la notte, possiede lo spazio

e senza destare il silenzio, in esso fluisce:
liberazione di pene eternamente taciute.
Che nuovo incanto giacere al buio, senza timore
e nel tepore dei miei pensieri
stringermi tenacemente a me stessa
prima che il sonno me ne conduca lontano,
dove, così stranamente, è facile abbandonare ogni cosa
senza sapere di poterla mai ritrovare.

(Da: I Galli Notturni, 1952)