Ballata della guerra

Ballata della guerra
(Edoardo Sanguineti Genova 9/12/1930 – Genova 18/5/2010)

dove stanno i vichinghi e gli aztechi,
e gli uomini e le donne di Cro-Magnon?
dove stanno le vecchie e nuove Atlantidi,
la Grande Porta e la Invincibile Armata,
la Legge Salica e i Libri Sibillini,
Pipino il Breve e Ivan il Terribile?
tutto è finito, lì a pezzi e a bocconi,
dentro le moli mascelle del tempo:
qui, se a una cosa non ci pensa una guerra,
un’altra guerra ci ha lì pronto il rimedio:
dove stanno le Triplici e Quadruplici,
la Belle Epoque e le Guardie di Ferro?
dove stanno Tom Mix e Tom Pouce,
il Celeste Impero, gli Zeppelin, il New Deal,
l’Orient Express, l’elettroshock, il situazionismo,
il twist, l’O.A.S., i capelli all’umberta?
tutto è finito, lì a pezzi e a bocconi,
dentro la pancia piena della storia:
qui, se a una cosa non ci pensa una guerra,
un’altra guerra ci ha lì pronto il rimedio:
oh, dove siete, guerre di porci e di rose,
guerre di secessione e successione?
oh, dove siete, guerre sante e fredde,
guerre di trenta, guerre di cento anni,
di sei giorni e di sette settimane,
voi, grandi guerre lampo senza fine?
finite siete, lì a pezzi e a bocconi,
dentro il niente del niente di ogni niente:
qui, se a una guerra non ci pensa una pace,
un’altra pace c’ha lì pronta la guerra:
principi, presidenti, eminenti militesenti potenti,
erigenti esigenti monumenti indecenti,
guerra alle guerre è una guerra da andare,
lotta di classe è la guerra da fare.

maggio 1982

Dello stesso autore: Alfabeto apocalitticoBallata delle donneImitazione, da Catulloricordo il mio futuro come un incubo…Questo è il cuore dei montiQuesto è il gatto con gli stivaliSiamo agli ultimi morsi, amata mantide…Siamo tutti politici (e animali)

ricordo il mio futuro come un incubo…

ricordo il mio futuro come un incubo…
(Edoardo Sanguineti Genova 9/12/1930 – Genova 18/5/2010)

ricordo il mio futuro come un incubo: non so prefigurarmi il mio passato:
oggi, che non mi vedo e che mi vedo, ti vedo, credo, e non ti vedo più:
sdatato
(sdato e sdentato), chiudo nella mia bocca la tua lingua, spremo tra le mie dita
le tue dita: e me le sbatto tra le mie grame ginocchia, tra le mie cosce
flosce (sopra le mie noci insaccate bacate, sopra la mia frigida anguilla
marinata):
sono nelle tue mani (in buone mani): e ci tremo, e ci godo: (e
ci sbando, e ci sbrodolo):
e così siamo, noi, due anime disgiunte e un corpo solo:

(da: "Il gatto lupesco")

Alfabeto apocalittico

Alfabeto apocalittico
(Edoardo Sanguineti Genova 9/12/1930 – Genova 18/5/2010)

A

anime amiche all’aspro astro afroditico,
abnepoti dell’albero adamitico,
audite le mie antifone acide & ascetiche,
arche di angui & di anguille arcialfabetiche:
apro abissi di aleppi apocalittiche,
ansimo ansie di angosce & di asme asfittiche:
adattatemi auricole atte & attente,
annunzio un acre, acerrimo accidente:

B

balza bolsa la bestia babillonica,
bruto bruco di bubbola bubbonica:
blocca le bocche alle bambe bambine,
bruca le brume & brivida le brine:
butta alla bionda più brutta la bava,
borra di burro alla bruna più brava:
belva balzana non beve alla briglia,
bocca baciata non buca bottiglia:

C

Cascato è il cavo cielo & la cometa
cresta è di cotte croste & cruda creta:
celibe è il cosmo, in chiara crisi cronica,
cubo cilindro & circumsfera cronica:
crocida il corvo, cuculia il cuculo,
chiucchiurla il chiurlo & crepita col culo:
cecato mi è il colòn, cacato ho il cazzo,
chiudi ‘sta cantilena, can cagnazzo:

D

destri dragoni & dubbie dragamine,
dinosaure dentute & discoline,
dromedari disfatti & dirigibili,
deltaplani detersi & detersibili,
dracule & dipse domestiche & drastiche,
diabolikke dementi & dee dinastiche,
date in dono, al dolente che declama,
dotti detti a dirotto, & alla sua dama:

E

ecco, tra edera edace & tra erba eterna,
epitaffio epocale in erma esterna,
epigramma epitomico epirremico,
epilogo essenziale epifonemico:
ecco, in endice, effabile empiria,
& l’empio empireo in enciclopedia:
ecco epiròsi, in estasi emotiva,
ecco ecatombe effimera & eccessiva:

F

frutto freudiano freme fra le fronde,
frigido fuoco fiotta dalle fionde:
flebile fata flabella il fanale,
fluvido footing fa il fiato finale:
fallico folle fallisce le fiche,
formichiere non forma le formiche:
fato fasullo fischietta in falsetto,
fragile firma ferma ‘sto foglietto:

G

giocate al giuoco mio, grassi giganti,
giratemi il mio gozzo, con i guanti:
gigantesse, godete al mio godere,
grosso è il gallo se gramo è il giocoliere:
grande ghianda mi è il glande con la gomma,
gratto le grotte, gratterò la gromma:
generali & gendarmi, gente giusta,
giunto è già il giorno, & chi lo gusta, gusta:

H

humano è all’homo habere & non haberi,
hoc est humano, est hodie & erat heri:
homo est humo, che humano è humilemente,
hapax est homo, humano humanamente:
habito di humo, ci è l’homo habillé,
humo è hôtel di homo, di hoc home habitué:
habe humo l’homo, in humo handicappato,
habitat gli è humo, & da humo è habitato:

I

informi & inferme in imo inferno ingabbiansi
isole ispide & isteriche, & insabbiansi:
istrici irte & ispirate a me impromettono
ipodermiche ipnosi, & in me le immettono:
invecchio, inverecondo indemoniente
indemoniato, invasato invadente:
intimo & insinuo le ire, io, l’idrostatico
idrovoro ieratico & ipostatico:

L

lemme lemme, la luna lenta lenta
lecca me, lappa te, la lutulenta:
le lonze, le leone, le lupesse
limano lingue di licantropesse:
lancia la lancia, lussuria loschissima,
lenza di lombi, lama labilissima:
libera nos, lucina limacciosa,
lasciva mia lucerna licenziosa:

M

mira le mura che murò, mafiosa,
Manto, tra mota & motriglia melmosa:
molti mattoni & malta molta mosse,
mutando sé in mastine & sé in molosse:
mostri, a me in mostra, mutoli, mostrate
mille, & poi mille no, medievalate:
mia morte morta, magra monacella,
me mola & mordi, e maciulla, & macella:

N

nato mi è un nuovo naso tra le natiche,
nodo di nude nottole noematiche:
nidi di nervi & natte naturali
negano nevi a notti di natali:
naviga, nostra nave, in nostalgia,
necrosi è nebbia, & nafta è nevralgia:
nuota il nonsenso tra il nonsì e il nonsò,
nero su nero, & niente, & nulla, & no:

O

ottimo è l’orco, ma l’orbo è ottimissimo
orario di oratorio è organicissimo:
omeri occhiuti, occhi orecchiuti, ossami,
ospedaliche ortiche, optate ortami:
ohimè l’ostrica, omega ottagonale,
ohimè l’oppio, che è orrore originale,
ohimè l’odore ottuso dell’orina,
ohimè l’obesa ombrella, ombra di ombrina:

P

pisciano a pioggia piovre & pipistrelli,
pace promulgo a paggi & a pazzarelli:
pace proclamo, perché porto pena,
porto palpebre & pinne di polena:
poppano i porci pozzi & pescicani,
piegano i ponti porri & pellicani:
poesia prosaica, pratica permessa,
penna mi sei, sei piuma, & pia promessa:

Q

quando qualunque quiete è quatriduana,
quadro quadrato è quinta di quintana:
qualche quartetto, qua, di quadragesima,
quadruplica in quadrivio la quaresima:
quiproquo quadrisillabo è quinario,
quatta è la quercia in questo quaternario:
qualifica quartana i questurini,
quietista va in quiescenza con quattrini:

R

rugge rachitico il rospo ruspante,
rovescia il rodomonte rampicante:
ruscella raffi a raffiche il rétro,
ruderi di rubini rococò:
rinasceranno, rinculando, i re,
rispolverando, rigidi, il rapè:
ruvida roccia di ricci rossicci
rompe rogne di ragni in raccapricci:

S

satana, scamiciato scacciasanti,
setticemizza i sessi serpeggianti:
seduce il selenita sifilitico,
sitofobo sgorbioso & superstitico:
smembra lo smemorato in subappalto,
subcosciente in simbiosi & in sozzo salto:
scampana gli strabismi sputacchieri,
scalmana sismi & spade di sparvieri:

T

tutto il tartareo trono è tuoni & trombe,
toccheggiano & tocsinano le tombe:
tintinnano, tra i tonfi, le teorie,
tremano le tremende tricromie:
tiroidite ti tiene con trombosi,
tricosi & tifo con tubercolosi:
ti trottano le tenie, & i tic, & i trac,
traumi & tumori, è il tempo del tuo tac:

U

udite l’urlo di ùpupe ululanti,
udite le umide ugole uggiolanti:
ussari, ussiti, uscocchi, unni & ulani
usano l’urbe, & urbanano gli umani:
usatto di urticante urta ulceroso,
usbergo di uniforme urge uteroso:
uragana l’urango universale,
uncina l’unigenito ufficiale:

V

voi che vegliate al vento dei miei versi,
vulvacce vispe, vergini a vedersi,
vulgivaghe, vassalle, vampiresse,
viri vani, veroniche, vanesse,
vite di vespa, vegliarde vistose,
vati vibranti, vedove vogliose,
vip voronovizzati in veli & in voti,
venite ai vermi dei vulcani vuoti:

Z

zinne & zanne di zanni in zanzariera,
zìngare con zigàni in zuccheriera,
zecche di zecca & zane di zerbini,
zanfate di zolfare in zatterini,
zebre alla zuava, a zimarre, a zucchetti,
zighe zaghe di zuffi con zibetti:
zuppo di zeta è il zozzo zibaldone,
zampilla zuppa di zuzzurellone:

Siamo tutti politici (e animali)

Siamo tutti politici (e animali)
(Edoardo Sanguineti Genova 9/12/1930 – Genova 18/5/2010)

Siamo tutti politici (e animali):
premesso questo, posso dirti che
odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di
[catalogo
esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare
nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso)
ma, per semplificare,
ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto,
a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,
sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché:
amo, così, quella grande
[politica
che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao,
pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,
spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):
(e poi,
lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali):

Siamo agli ultimi morsi, amata mantide…

Siamo agli ultimi morsi, amata mantide…
(Edoardo Sanguineti Genova 9/12/1930 – Genova 18/5/2010)

siamo agli ultimi morsi, amata mantide:
un pio dessert, ça va sans dire, ti aspetta,
su questa nostra antica e mensa e tana, in questa massiccia ammucchiata di lenzuola
ragnate, marmorizzate dalle macchie organiche: con due pendenti di marasche,
e con un pezzo duro, un boccone da prete e un osso sacro:
ma se però ti perdi già i canini,
saranno guai: (finirai che sarai quale fui io, quando, durante la seduta (in sede
legislativa) delle commissioni congiunte II (Interni) e IV, nel baretto contiguo
lì all’auletta, tutto alle prese con un arancino (supplì di riso con rigaglie,
oblungo), tiravo con le dita, a scatti e a strappi, le tenaci, le inesauribili
gomme elastiche di una mozzarellaccia sfilacciata): mastica adagio, e leccati
le cinque dita (e il pollice):
(testo composto il 10, per prudenza, nel caso che,
da te, non si sa mai, io sia fatto poi fuori prima del 30, giorno anniversario):

Ballata delle donne

Ballata delle donne

(Edoardo Sanguineti n. Genova 9/12/1930)

 

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.