Sacchi di ossa

Sacchi di ossa
(Dunya Mikhail n. a Baghdad, Iraq nel 1965)

Che fortuna!
Finalmente ha trovato le ossa di lui
c’è anche il cranio nel sacco
il sacco in mano a lei
somiglia ad altri sacchi
in altre mani tremanti
le ossa di lui a migliaia di ossa
nella fossa comune
il cranio non somiglia
a nessun altro cranio
occhi o fori
con cui ha visto più del dovuto
orecchie
in cui è passata una musica
con
una
storia
speciale
solo
per
lui,
naso
che non ha conosciuto aria pura
bocca aperta
come una voragine
non era così
quando l’ha baciata

serenamente
fuori da questo luogo assordante
di crani
e ossa
e terra
luogo dissepolto di domande: che senso ha morire di tutta questa morte
in un luogo in cui la tenebra suona
tutto questo silenzio
incontrare ora
i tuoi cari
attraverso tutte queste cavità
restituire a tua madre
in morte
il pugno di ossa
che ti aveva dato
in nascita
andartene
senza certificato di morte né di nascita
perché il dittatore non rilascia la fattura
quando ti prende la vita
il dittatore ha un cuore
e anche un cranio
un cranio enorme
che non somiglia a nessun altro cranio
è l’unico che riesce
a risolvere il problema
moltiplica la morte per milioni
e ottiene la patria
il dittatore
è il regista di una grande tragedia
ha anche un pubblico
un pubblico che applaude
un applauso
che scuote le ossa
nel sacco
il sacco pieno
in mano
finalmente
non come la vicina che – sfortunata –
non ha ancora trovato il suo sacco.

(Trad. di Elena Chiti)

Della stessa autrice:
La guerra lavora molto

La guerra lavora molto

La guerra lavora molto
(Dunya Mikhail n. a Baghdad, Iraq nel 1965)

La guerra
com’è
seria
attiva
e abile!

Sin dal mattino
sveglia le sirene
invia ovunque ambulanze
scaglia corpi nell’aria
passa barelle ai feriti
richiama la pioggia dagli occhi delle madri
scava nel terreno
dissotterra molte cose dalle macerie
alcune luccicanti e senza vita
altre pallide e ancora vibranti.

Suscita più interrogativi
nelle menti dei bambini.
Intrattiene gli dei
lanciando missili e proiettili
in cielo.

Pianta mine nei campi
semina buche e vuoti d’aria
sollecita le famiglie a emigrare
affianca i sacerdoti
quando maledicono il diavolo
(disgraziato, la sua mano è ancora infuocata. Brucia.)

La guerra è inarrestabile, giorno e notte.
Ispira i lunghi discorsi dei tiranni
conferisce medaglie ai generali
e argomenti ai poeti.

Contribuisce all’industria di arti artificiali
fornisce cibo alle mosche
aggiunge pagine ai libri di storia
mette sullo stesso piano vittima e assassino.
Insegna agli innamorati come si scrivono le lettere
insegna alle ragazze ad aspettare
riempie i giornali di storie e fotografie
fa rullare ogni anno i tamburi per festeggiare
costruisce nuove case per gli orfani
tiene occupati i costruttori di bare
dà pacche sulle spalle ai becchini
sorride davanti al capo.

La guerra lavora molto
non ha simili
ma nessuno la loda.

(da “Non ho peccato abbastanza”, antologia di poetesse arabe contemporanee)