Calma calma!

  Addio a Dario Fo

Calma calma!
(
Dario Fo Sangiano, VA il 24/3/1926 – Milano 13/10/2016 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

Calma, calma! Avete ragione,
forse abbiamo esagerato con l’egoismo;
ma da oggi siamo entrati in una nuova era:
quella del progresso!
Finora vi abbiamo sfruttati, abbiamo
vissuto della vostra fatica,
ma da oggi anche noi padroni
cominceremo a lavorare.

Non più parassiti ma dirigenti, imprenditori
tutti devono produrre, anche noi;
questa è la nuova svolta che si chiama:
industrializzazione!
Da paese povero che eravamo, anche noi,
grazie all’industria, diventeremo ricchi!
D’ora in poi sfrutteremo la macchina,
non l’uomo.
L’uomo, nel nuovo mondo progredito
dovrà solo governare la macchina,
dovrà farla produrre e le macchine faranno
altre macchine per l’uomo,
per la sua felicità.
Tutti proprietari e non tutti proletari,
tutti proprietari del proprio lavoro!
Vi faremo uscire dalla miseria
delle vostre campagne,
pardon, delle nostre campagne,
vi porteremo con noi in città,
vi daremo un tetto sotto cui lavorare
e ad ognuno una capanna,
meglio un capannone
e vi daremo una casa,
meglio un caseggiato
e vi faremo viaggiare,
conoscere il mondo,
vi faremo andare all’estero:
«Emigrare humanum est».

(Da: Ci ragiono e canto, 1966)

Dello stesso autore: Ho visto un reSeppelliamoci

Seppelliamoci

Seppelliamoci
(
Dario Fo n. a Sangiano, VA il 24/3/1926 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

No, non voglio far l’amore in una camera
In una camera d’affitto col tassametro
Son sensibile, lo sai, non so concedermi
Con trasporto sul sedile di una macchina
Piangerei nel far l’amore così scomoda
Della gonna sciuperei tutto il plissé
Non insistere, lo sai, non puoi convincermi
A distendermi sull’erba quando è umida
La rugiada sol pei fiori è tanto salubre
Sono un fior, lo so, però di tipo pleurico
Soffrirei nel far l’amore così fradicia
Dei capelli guasterei tutto il cachet.
Ti faccio una proposta un po’ più logica
Fingeremo di soffrire un mal artritico
E farem le sabbiature al modo classico
Seppellendoci l’un l’altro in riva al mar.
Seppelliamoci in due sotto la rena
Come fanno le ostriche in amore
Scaveremo gallerie in riva al mare
Come fanno i ragazzini per giocare
Incontriamoci, le mani sotto la rena
Come fosse la sabbia un gran lenzuolo
Come fosse un gran letto il litorale
La spalliera di quel letto sarà il mare.

(da: Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri, 1960)