Gran poesia ha la guerra

Gran poesia ha la guerra
(
Dario Fo Sangiano, VA il 24/3/1926 – Milano 13/10/2016 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

La guerra vedrai tornerà non temere
la guerra che sempre ci fa palpitare
che ci fa ancora gli amici trovare
non temere vedrai tornerà
e ci stringerà tutti in una passione
che pace tremenda la guerra ci dà.

Gran poesia ha la guerra.
Ci dà lo spettacolo di donne smorte
che piangono mute al nostro partire
di donne che piangono al nostro morire;
questa gioia la guerra ci dà
quante braccia tese per chi è ritornato
per chi la sua pelle a casa ha portato.

Gran poesia ha la guerra.
E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

Medaglie, fanfare e canti di gloria
e ceppi e lapidi alla memoria
orfani attoniti e belle parole
tutto questo la guerra ci dà.

E i canti, le grida, la gente squartata
le madri vestite di nero
le pallide spose dell’uomo spogliate
che piangono nei cimiteri.

(Da: La passeggiata della domenica, 1967)

Dello stesso autore: Calma calma!Ho visto un reSeppelliamoci

Calma calma!

  Addio a Dario Fo

Calma calma!
(
Dario Fo Sangiano, VA il 24/3/1926 – Milano 13/10/2016 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

Calma, calma! Avete ragione,
forse abbiamo esagerato con l’egoismo;
ma da oggi siamo entrati in una nuova era:
quella del progresso!
Finora vi abbiamo sfruttati, abbiamo
vissuto della vostra fatica,
ma da oggi anche noi padroni
cominceremo a lavorare.

Non più parassiti ma dirigenti, imprenditori
tutti devono produrre, anche noi;
questa è la nuova svolta che si chiama:
industrializzazione!
Da paese povero che eravamo, anche noi,
grazie all’industria, diventeremo ricchi!
D’ora in poi sfrutteremo la macchina,
non l’uomo.
L’uomo, nel nuovo mondo progredito
dovrà solo governare la macchina,
dovrà farla produrre e le macchine faranno
altre macchine per l’uomo,
per la sua felicità.
Tutti proprietari e non tutti proletari,
tutti proprietari del proprio lavoro!
Vi faremo uscire dalla miseria
delle vostre campagne,
pardon, delle nostre campagne,
vi porteremo con noi in città,
vi daremo un tetto sotto cui lavorare
e ad ognuno una capanna,
meglio un capannone
e vi daremo una casa,
meglio un caseggiato
e vi faremo viaggiare,
conoscere il mondo,
vi faremo andare all’estero:
«Emigrare humanum est».

(Da: Ci ragiono e canto, 1966)

Dello stesso autore: Ho visto un reSeppelliamoci

Ho visto un re

Ho visto un re
(Enzo Jannacci Milano 3/6/1935 – Milano 29/3/2013 – Dario Fo n. a Sangiano, VA il 24/3/1926 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

Dai dai, conta su…ah be, sì be…
– Ho visto un re.
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Ha visto un re!
– Ah, beh; sì, beh.
– Un re che piangeva seduto sulla sella
piangeva tante lacrime, ma tante che
bagnava anche il cavallo!
– Povero re!
– E povero anche il cavallo!
– Ah, beh; sì, beh.
– è l’imperatore che gli ha portato via
un bel castello…
– Ohi che baloss!
– …di trentadue che lui ne ha.
– Povero re!
– E povero anche il cavallo!
– Ah, beh; sì, beh.
– Ho visto un vesc…
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Ho visto un vescovo!
– Ah, beh; sì, beh.
– Anche lui, lui, piangeva, faceva
un gran baccano, mordeva anche una mano.
– La mano di chi?
– La mano del sacrestano!
– Povero vescovo!
– E povero anche il sacrista!
– Ah, beh; sì, beh.
– è il cardinale che gli ha portato via
un’abbazia…
– Oh poer crist!
– …di trentadue che lui ne ha.
– Povero vescovo!
– E povero anche il sacrista!
– Ah, beh; sì, beh.
– Ho visto un ric…
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Ho visto un ricco! Un sciur!
– Sì…Ah, beh; sì, beh.
– Il tapino lacrimava su un calice di vino
ed ogni go, ed ogni goccia andava…
– Deren’t al vin?
– Sì, che tutto l’annacquava!
– Pover tapin!
– E povero anche il vin!
– Ah, beh; sì, beh.
– Il vescovo, il re, l’imperatore
l’han mezzo rovinato
gli han portato via
tre case e un caseggiato
di trentadue che lui ne ha.
– Pover tapin!
– E povero anche il vin!
– Ah, beh; sì, beh.
– Ho vist un villan.
– Sa l’ha vist cus’e`?
– Un contadino!
– Ah, beh; sì, beh.
– Il vescovo, il re, il ricco, l’imperatore,
persino il cardinale, l’han mezzo rovinato
gli han portato via:
la casa
il cascinale
la mucca
il violino
la scatola di kaki
la radio a transistor
i dischi di Little Tony
la moglie!
– E po’, cus’e`?
– Un figlio militare
gli hanno ammazzato anche il maiale…
– Pover purscel!
– Nel senso del maiale…
– Ah, beh; sì, beh.
– Ma lui no, lui non piangeva, anzi: ridacchiava!
Ah! Ah! Ah!
– Ma sa l’è, matt?
– No!
– Il fatto è che noi villan…
Noi villan…
E sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam,
e sempre allegri bisogna stare
che il nostro piangere fa male al re
fa male al ricco e al cardinale
diventan tristi se noi piangiam!

Dello stesso autore: Seppelliamoci

Seppelliamoci

Seppelliamoci
(
Dario Fo n. a Sangiano, VA il 24/3/1926 – Premio Nobel per la letteratura 1997)

No, non voglio far l’amore in una camera
In una camera d’affitto col tassametro
Son sensibile, lo sai, non so concedermi
Con trasporto sul sedile di una macchina
Piangerei nel far l’amore così scomoda
Della gonna sciuperei tutto il plissé
Non insistere, lo sai, non puoi convincermi
A distendermi sull’erba quando è umida
La rugiada sol pei fiori è tanto salubre
Sono un fior, lo so, però di tipo pleurico
Soffrirei nel far l’amore così fradicia
Dei capelli guasterei tutto il cachet.
Ti faccio una proposta un po’ più logica
Fingeremo di soffrire un mal artritico
E farem le sabbiature al modo classico
Seppellendoci l’un l’altro in riva al mar.
Seppelliamoci in due sotto la rena
Come fanno le ostriche in amore
Scaveremo gallerie in riva al mare
Come fanno i ragazzini per giocare
Incontriamoci, le mani sotto la rena
Come fosse la sabbia un gran lenzuolo
Come fosse un gran letto il litorale
La spalliera di quel letto sarà il mare.

(da: Aveva due pistole con gli occhi bianchi e neri, 1960)