Tor de Cenci, la vera storia dello sgombero

 

Tor de Cenci, la vera storia dello sgombero
In video ruspe tra i bimbi rom in lacrime

 

L'ultimo sgombero a Tor de Cenci: un bambino mostra la sua casa dopo il passaggio delle ruspe (Proto)L’ultimo sgombero a Tor de Cenci: un bambino mostra la sua casa dopo il passaggio delle ruspe (Proto)

ROMA – I romani non lo sanno. Non sanno che cosa si prova a vedere buttare giù con la scavatrice la casa dove si è abitato per cinque, dieci anni. Sanno solo che da una parte c’è il Comune che dice: «Bonificato il campo di Tor de Cenci». E dall’altra ci sono Caritas e Comunità di Sant’Egidio che dicono: «Una vergogna, indegna  di una città civile».

I romani non lo sanno che una persona mite (nonostante il cognome) come monsignor Feroci, successore di don Di Tora e don Di Liegro alla Caritas diocesana, quando sono arrivati a dozzine i vigili a Tor de Cenci – non annunciati – con le ruspe per buttare giù il campo, davanti ad adulti e bambini, s’è messo a gridare perché era davvero una vergogna. Difficile fargli perdere la pazienza. Ma ci sono volte in cui «è troppo».

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Volete la pace nel mondo? Incominciate dai bambini

 

Volete la pace nel mondo? Incominciate dai bambini

 

da Repubblica
19 agosto 2012

Parlare della pace è parlare di qualcosa che non esiste. La pace genuina è introvabile in questo mondo e probabilmente non è mai esistita, se non come un obiettivo che non siamo mai stati capaci di raggiungere. Tutti vogliamo la pace. Ma come possiamo fare e da dove dovremmo cominciare? Credo che dovremmo cominciare dal basso, dai bambini. Voglio parlare dei bambini.

Delle preoccupazioni che ho rispetto a loro, e delle mie speranze per loro. I bambini di oggi, un giorno, manderanno avanti il mondo, se ne sarà rimasto qualcosa. Saranno loro a decidere rispetto alla guerra e alla pace e sul tipo di società che vorranno – se vorranno una società in cui la violenza continuaa crescere,o se preferiranno una società in cui la gente viva in pace e fratellanza. C’ è qualche speranza che saranno capaci di creare un mondo più pacifico di quello che ci siamo dati? E perché abbiamo fallito così miserevolmente, nonostante tutta la buona volontà che c’è?

L’intelligenza e le facoltà intellettuali sono congenite, ma i bambini non nascono con un seme che germoglia automaticamente e si trasforma in bene o in male. Ciò che decide se un bambino diventerà una persona aperta, fiduciosa, affettuosa, con una propensione a dei sentimenti comunitari o un lupo solitario spietato e distruttivo dipende da coloro che lo mettono al mondo e gli insegnano il significato dell’ amore – o da chi non è capace di mostrargli che cosa comporti l’amore. «Überall lernt man nur von dem, den man liebt», disse Goethe, e quindi deve essere vero.

Si impara solo dalle persone che si amano. Un bambino circondato dall’ amore e che ama i suoi genitori impara da loro un atteggiamento di amore verso tutto ciò che lo circonda, e mantiene questo atteggiamento per tutta la vita. Quanti bambini hanno ricevuto le loro prime lezioni di violenza «von denen die man liebt», da quelli che amano, dai loro stessi genitori? E poi hanno trasmesso le lezioni imparate di generazione in generazione? «Chi risparmia la verga, rovina suo figlio», ci ammoniva l’Antico Testamento.

Molte madri e padri hanno seguito questo insegnamento da allora. Hanno spesso brandito il bastone e lo hanno chiamato amore. Ci sono davvero tanti “bambini rovinati” in questo nostro mondo di oggi: quanti dittatori, tiranni, oppressori, torturatori… Che razza di infanzia hanno avuto? È una cosa che meriterebbe davvero di essere studiata. Io credo che dietro alla maggior parte di loro ci sia un padre tirannico o qualche altra figura responsabile della loro educazione, che ha brandito una verga o una frusta.

Traduzione Luis E. Moriones Tratto da Never Violence! © Saltkrakan AB/Astrid Lindgren 1978

 

Pubblicità Buscopan: le donne? Furie mestruate da sedare con le pillole

Gli stereotipi nella pubblicità

»Pubblicità Buscopan: le donne? Furie mestruate da sedare con le pillole

Avete visto la pubblicità televisiva del Buscopan? Una donna elegante ed autorevole, nel suo ufficio, “ringhia” ad un collaboratore che la disturba; lui si ritira in buon ordine. Poi, miracolo!: lei prende un Buscopan, e torna ad essere urbana e civile.

A questo punto lui, guardando le altre 30 colleghe femmine che stanno per “ringhiare”, controlla nel primo cassetto della scrivania e, scoprendo con sollievo di avere decine di scatole di Buscopan, si sente al sicuro: potrà somministrare Buscopan a tutte. Le quali, finalmente drogate, torneranno in possesso delle loro facoltà mentali e lavorative.

Ed ecco che una voce fuori campo sottolinea che il Buscopan fa passare i dolori mestruali.

Un costruttivo, salubre messaggio al mondo: le donne, avendo “spesso” le mestruazioni, non connettono, e va loro somministrato un farmaco riequilibrante.

A parte il fatto che, se ci fate caso, le pubblicità per i dolori articolari e dovuti all’attività e al movimento includono soprattutto maschi (manager in aereo, sportivi muscolosi, e giovanotti in ambiente neutro ma trendy), mentre ad avere mal di testa generici e da stress supposti psicologici sono le maestrine in classe e le mamme coi bambini, trovo ributtante questo stereotipo pre-illuminista delle donne soggette solo ed esclusivamente agli sbalzi ormonali. E’ incredibile, che sia ancora ultilizzato.

Anche nelle soap operas all’eroina di turno varie volte è capitato – l’ho visto io, che le vedo di sfuggita in casa di conoscenti… quindi immagino quante altre volte me lo sarò persa…. – di dire all’antagonista donna “Ma trovati un fidanzato!”, per sottolineare, schernendola, il fatto che la rivale non abbia un uomo che la “pacifichi”. Freud e la sua “isteria” femminile permangono nel nostro vissuto: e se è vero che le donne hanno orologici biologici marcati e a visibili – e ci credo!, devono farli loro i figli – è anche vero che gli uomini hanno comunque caratteristiche comportamentali allo stesso modo capricciose, fuori luogo ed irruente, e che non sono tutti sempre costanti e senza sbalzi d’umore, essendo provato che gli sbalzi ormonali (produzione di testosterone e altri simpatici ormoncelli correlati alla sessualità) vanno e vengono nel loro sangue con gli stessi o maggiori frequenze e picchi degli estrogeni e dei progesteroni.

Il messaggio dei pubblicitari è chiaro: assorbenti, depilazioni, capelli lisci, labbra glossate, taglia 42, creme anticellulite, pulizia dei pavimenti e del bagno, gioielli e maternità: l’universo in cui confinare il consumo e l’auto-giustificazione della presenza femminile su questa terra.

Sì, anche la maternità: perchè gira la pubblicità che dice: “Il mestiere più difficile è il più bello è quello di mamma”. Ma – piccolo particolare – essere mamma non è un “mestiere”: è una pulsione vitale, una questione di vita o di morte, una ricchezza e una inclinazione, un richiamo. Certo, ci si può informare e formare e consapevolizzare per avere più strumenti e affinare le conoscenze: ma rimane il fatto che fare la mamma è una delle grandi missioni nel mondo dell’esistenza femminile, come lo è fare il papà, o l’amica, o il cittadino.

Un mestiere, invece, è qualcosa per cui ci si è preparati, si ha studiato, qualcosa che si sceglie e che può completare, oppure che ci occorre per mantenerci, e che accettiamo; è il medico, l’operaia, l’insegnante. Qualcosa che si può cambiare, e che rappresenta una parte del nostro compito d’autonomia, ma che non condiziona per sempre e completamente la nostra identità, e che di certo non la esaurisce.

Ma tant’è: la donna la si vuole comunque spesa nella sua casa, nelle sua pene mestruali e nei suoi shampoo coloranti. Tutto qua.

Donne, siate contente. La vita è facile: basta rimanere incinte – cosa che di solito riesce anche senza aver studiato o essersi impegnate più di tanto – dipingersi le unghie, pulire le piastrelle e sorridere. E prendere qualche farmaco, per sedare altre pulsioni. Soprattutto, per non essere reattive e combattive.

Fuori dalla politica, dall’informazione, dall’arte, dalla comunità civile, grazie.

E non dimenticate di prendere il Buscopan.

24|05|12


Da: il paese delle donne on line