Io sono due

Io sono due
(Dacia Maraini n. a Fiesole, FI 13/11/1936)

Io sono due
è chiaro ora
sono due più uno
meno uno e fanno due
che due volte sono
nata e due volte morta
due volte mi sono persa
forse una volta di più
perché due e una sono tre
le volte che ho sbattuto
e una volta ho anche vomitato
ma erano forse due
dato che sono in quattro
a tirarmi per i piedi
mentre dormo con voce di drago
e una volta sola ho amato
ma saranno duecento le volte
che ho toccato l’allegria
però non duecento volte sono nata
perché al centonovantanove
mi sono stufata ed ecco
al due mi sono scordata
non fosse due sarebbe zero
sono io e l’altra due
prendimi come sono
di una due e di due una.

Della stessa autrice: Donne mieHo sognato di volareIl pudore sociale che tu credi naturaleLe poesie delle donneNonQuesto ragazzoSe amando troppo

Questo ragazzo

Questo ragazzo
(Dacia Maraini n. a Fiesole, FI 13/11/1936)

Questo ragazzo veste da vecchio
questo ragazzo gioca al pallone
con brusca leggerezza e tira in porta
questo ragazzo ha la faccia aguzza e infelice
questo ragazzo mangia solo prosciutto e fichi
questo ragazzo ha male al ventre
e vomita nei cinema per disperazione
questo ragazzo paga la cena
con gesti eleganti come un signore
questo ragazzo ha le gambe lunghe
questo ragazzo porta le camicie larghe
questo ragazzo ha la gola bianca e trepida
questo ragazzo ha le mani dure e ossute
questo ragazzo ride silenzioso
per una felicità opaca, piena di paure
questo ragazzo è innamorato cotto di sua madre
ma pure la odia con un puntiglio sfrenato
questo ragazzo ha tre nei su un fianco
questo ragazzo va matto per il rock duro
questo ragazzo tiene le spalle curve
per timidezza e gelosia di sé
questo ragazzo ha il ventre liscio trasparente
questo ragazzo ha i seni biondi e leggeri
questo ragazzo è una ragazza.

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Se amando troppo

Se amando troppo
(Dacia Maraini n. a Fiesole, FI 13/11/1936)

Se amando troppo
si finisce
per non amare affatto
io dico che
l’amore è un’amara finzione
quegli occhi a vela
che vanno e vanno
su onde di latte
cosa si nasconde mio dio
dietro quelle palpebre azzurre
un pensiero di fuga
un progetto di sfida
una decisione di possesso?
la nave dalle vele nere
gira ora verso occidente
corre su onde di inchiostro
fra ricci di vento
e gabbiani affamati
so già che su quel ponte
lascerò una scarpa, un dente
e buona parte di me

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Le poesie delle donne

Le poesie delle donne
(Dacia Maraini n. Fiesole 13/11/1936)

“Le poesie delle donne sono spesso
piatte, ingenue, realistiche e ossessive”,
mi dice un critico gentile dagli occhi a palla.
“ Mancano di leggerezza, di fumo, di vanità,
sono tutte d’un pezzo come dei tubi,
non c’è garbo, scioltezza, estro;
sono prive dell’intelligenza maliziosa
dell’artificio, insomma non raggiungono
quell’aria da pomeriggio limpido dopo la pioggia.”

Forse è vero, gli dico. Ma tu non sai
cosa vuol dire essere donna. Dovresti
provare una volta per piacere anche se
è proibito dal tuo sesso di pane e ferro.
Ride, strabuzza gli occhi. “A me non importa
se sia donna o meno. Voglio vedere i risultati
poetici. C’è chi riesce a fare la ciambella
con il buco. Se è donna o uomo cosa cambia?”

Cambia, amico dagli occhi verdi, cambia;
perché una donna non può fare finta
di non essere donna. Ed essere donna
significa conoscere la propria soggezione,
significa vivere e respirare la degradazione
e il disprezzo di sé che si può superare
solo con fatiche dolorose e lagrime nere.

E’ per questo che tante si rifugiano
nella passività, nell’ordine costituito,
perché hanno paura di quella fatica e
di quelle lagrime che sono necessarie per
riscattare la propria umanità perduta
come un dente di latte, chissà quando,
nel processo sibillino della crescita sociale.

Una mattina un padre generoso ha
legato il tuo dente al pomello della porta
che poi ha spalancato con un calcio e
addio dente di miele che ti faceva bambina
e ancora inconsapevole del ruolo pacato
e gelido che ti aspetta ora come un
cappotto fiorato appeso nell’ingresso e
se vai fuori devi indossarlo se no
rischi di morire assiderata e pesta.

Una donna che scrive poesie e sa di
essere donna, non può che tenersi attaccata
stretta ai contenuti perché la sofisticazione
delle forme è una cosa che riguarda il potere
e il potere che ha la donna è sempre un
non-potere, una eredità scottante e mai del tutto sua.

La sua voce sarà forse dura e terragna
ma è la voce di una leonessa che è stata
tenuta pecora per troppo tempo assennato.
E’ una voce fiacca, grezza e mutilata
che viene da lontano, da fuori della
storia, dall’inferno degli sfruttati.
Un inferno che non migliora la gente
come si crede, ma la rende pigra,
malata e nemica di se stessa.