Il tempo dell’illusione

Il tempo dell’illusione
(Claudio Lolli n. a Bologna il 28/3/1950)

Quando un padre riderà soddisfatto del tuo cranio di bambino
e una madre piangerà sul mistero della sua maternità
e la calda intimità col nulla ormai sarà finita
sarà giunto anche per te il tempo della vita
sarà giunto anche per te il tempo della vita.

Quando l’ombra di una donna leggerà sul tuo viso la paura
e il suo corpo ti dirà che è notte, il suo sorriso che è mattina
quando la vedrai sfiorire come un albero che muore
sarà giunto anche per te il tempo dell’amore
sarà giunto anche per te il tempo dell’amore.

Quando il sonno resterà il solo amico che ti salva la giornata
e vedrai fuggire via dalla tua casa i resti della gioventù
ed arriverai fino a sperare che un tuo parente muoia
sarà giunto anche per te il tempo della noia
sarà giunto anche per te il tempo della noia.

Quando i vetri di una stanza resteranno le tue sole passeggiate
e i figli e i nipoti rideranno delle tue guance scavate
e per scherzo giurerai di sentirti proprio forte
sarà giunto anche per te il tempo della morte
sarà giunto anche per te il tempo della morte.

Quando dopo tutto questo cercherai una ragione od un pretesto
per convincere qualcuno che il dolore tu non l’hai vissuto invano
e ti appagherai del senso che ti darà una religione
sarà giunto anche per te il tempo dell’illusione
sarà giunto anche per te il tempo dell’illusione.

Agosto

Agosto

(Claudio Lolli n. a Bologna il 28/3/1950)


Improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che urla, che esplode,
qualcosa che crolla. Un treno è saltato.

Agosto.
Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra.
Un treno è saltato.

Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore anche di guerra
non certo d’amore,
si muore di bombe, si muore di stragi
più o meno di Stato,
si muore, si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.

Una tragica notte – Ho visto anche degli zingari felici

Una tragica notte

(Semso Avdic n. a Banja Luka, Bosnia Erzegovina l’11/2/1950)

 

Dormivo nel mio carrozzone
quando udii qualcuno gridare,
mi alzai pronto a fuggire
ma mi chiamarono per nome,
erano i gendarmi.
Vedevo i miei bambini
dormire dolcemente
presi in braccio il più piccolo
lasciando il suo giaciglio bagnato,
bisognava scappare? che fare?
non era la prima volta.
Quel piccolino non pianse
si stirò tra le mie braccia
aprì le mani
ma dalla paura
fece pipì in terra.
Nel cuore allora sentii forte il peso
del destino degli Zingari,
per la prima volta imprecai
per essere nato sfortunato
e per essere nato Zingaro.

 

 

 

 

Ho visto anche degli zingari felici

(Claudio Lolli n. a Bologna il 28/3/1950)

 

E Siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
e noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.

Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.
E’ vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.

E’ vero che spesso la strada sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E’ vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
e odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotorlarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotorlarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

 

 

Senza pietà

Milano: pugno di ferro contro i rom di via Rubattino. A nulla sono servite le mobilitazioni delle associazioni e dei cittadini italiani per proteggere la comunità nomade