Ballata della solitudine

Ballata della solitudine
(Christine de Pizan Venezia 11/9/1364 – Monastero di Poissy, Francia 1430 circa)
Rimasta vedova a venticinque anni, con tre bambini piccoli ed una madre di cui doversi occupare, costretta dalle circostanze a guidare quella che lei definiva una nave rimasta nel mare in tempesta senza capitano, Christine mutò la sua natura, da donna si trasformò in uomo, assumendo responsabilità ed obblighi considerati a quel tempo prerogativa maschile; dunque si rafforzò e cominciò a districarsi negli affari maschili, anche in cause legali, ed avviò la sua attività letteraria…
Ahimè, mio Dio, perché non mi hai fatta nascere maschio? Tutte le mie capacità sarebbero state al tuo servizio, non mi sbaglierei in nulla e sarei perfetta in tutto, come gli uomini dicono di essere… (Da: www.letteraturaalfemminile.it)

Sono sola, e sola voglio rimanere.
Sono sola, mi ha lasciata il mio dolce amico;
sono sola, senza compagno né maestro,
sono sola, dolente e triste,
sono sola, a languire sofferente,
sono sola, smarrita come nessuna,
sono sola, rimasta senz’amico.

Sono sola, alla porta o alla finestra,
sono sola, nascosta in un angolo,
sono sola, mi nutro di lacrime,
sono sola, dolente o quieta,
sono sola, non c’è nulla di più triste,
sono sola, chiusa nella mia stanza,
sono sola, rimasta senz’amico.

Sono sola, dovunque e ovunque io sia;
sono sola, che io vada o che rimanga,
sono sola, più di ogni altra creatura della terra,
sono sola, abbandonata da tutti,
sono sola, più di ogni altra creatura,
sono sola, abbandonata da tutti,
sono sola, duramente umiliata,
sono sola, sovente tutta in lacrime,
sono sola, senza più amico.

Principi, iniziata è ora la mia pena:
sono sola, minacciata dal dolore,
sono sola, più nera del nero,
sono sola, senza più amico, abbandonata.

(Traduzione di Francesca Santucci)