Un dolce pomeriggio d’inverno

Un dolce pomeriggio d’inverno
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Un dolce pomeriggio d’inverno, dolce
perché la luce non era piú che una cosa
immutabile, non alba né tramonto,
i miei pensieri svanirono come molte
farfalle, nei giardini pieni di rose
che vivono di là, fuori del mondo.

Come povere farfalle, come quelle
semplici di primavera che sugli orti
volano innumerevoli gialle e bianche,
ecco se ne andavan via leggiere e belle,
ecco inseguivano i miei occhi assorti,
sempre piú in alto volavano mai stanche.

Tutte le forme diventavan farfalle
intanto, non c’era piú una cosa ferma
intorno a me, una tremolante luce
d’un altro mondo invadeva quella valle
dove io fuggivo, e con la sua voce eterna
cantava l’angelo che a Te mi conduce.

Dello stesso autore:
A quest’età
Ciò che occorre è un uomo
Fraterno tetto
Il tempo ci rapisce, e il cielo è solo
Non ho più che lo stento di una vita
Pianto di freddo

Non ho più che lo stento di una vita

Non ho più che lo stento di una vita
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Non ho più che lo stento d’una vita
che sta passando, e perduto il suo fiore
mette spine e non foglie, e a malapena
respira. Eppure, senza acredine.
C’è quell’amore nascosto, in me,
quanto più miserevole pudico,
quel sentore di terra, che resiste,
come nei campi spogli: una ricchezza
creata, non mia, inestinguibile.
Nemmeno più coltivabile, forse, ma vera
esistenza; così come pare sperduta
nel cosmo, con la sua gravità, le sue leggi,
il suo magnetismo morente, che lo Spirito
non dimentica, anzi numera.
Non guardatemi, che son vecchio,
ma nel mio mutismo pietroso ascoltate
come gorgheggia, com’è fiero l’amore.

Dello stesso autore: A quest’etàCiò che occorre è un uomoFraterno tettoIl tempo ci rapisce, e il cielo è soloPianto di freddo

Pianto di freddo

Pianto di freddo
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Pianto di freddo ai vetri,
d’inverno, quando appena
è cielo, del poco cielo,
la nudità recondita
che si veste d’un velo,

ed a me non è dato
di conoscere nulla,
sono un cuore che sente,
ignoranza m’annulla vastamente…

Alleluja!

Alleluja, fraterni
pianti sull’umida
lastra dei vetri
dritti, impietriti
di scintillamenti!

Fraterno tetto

Fraterno tetto
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Fraterno tetto; cruda città; clamore
e strazio quotidiano; o schiaffeggiante
vita, vita e tormento alla mia anziana
età: guardatemi! sono il più càduco,
tra voi; un rudere pieno di colpe sono…
ma un segno che qualcosa non tramonta
col mio tramonto: resiste la mia pazienza,
è come un orizzonte inconsumabile,
come un curvo pianeta è la mia anima.

A quest’età

A quest’età
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

A quest’età la vita che rallenta
si riveste di una grossa corteccia
entro la quale l’anima è non meno
tenera, ma soltanto più solitaria.
Ivi la vita sente e ripensa se stessa
con i medesimi palpiti; ma la dolce
fruizione dei sensi per lei va perdendosi
come in un torbido specchio le immagini.

Il tempo ci rapisce, e il cielo è solo

Il tempo ci rapisce, e il cielo è solo

(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

 

Il tempo ci rapisce, e il cielo è solo
anche di queste rondini che il volo
intrecciano, pericolosamente,
come chi va cercando nella mente

qualche nome perduto… e il ritrovarlo
nemmeno conta, poiché ormai è già sera.
Eh sì! s’invecchia, e ritorna più vera
la vita che già fu, rosa da un tarlo…

un tarlo che la monda. E vien la sera.
E i pensieri s’intrecciano, e le rondini.
E non siamo più noi; siamo i profondi
cieli dell’esistenza, ahi come intera

e profondissima, cupa, nel suo indaco.

 

(Da “L’estate di San Martino” )

 

 

 

 

Dedicata a Utente: jouy jouy

Ciò che occorre è un uomo

Ciò che occorre è un uomo
(Carlo Betocchi Torino 23/1/1899 – Bordighera, IM 25/5/1986)

Ciò che occorre è un uomo
non occorre la saggezza,
ciò che occorre è un uomo
in spirito e verità;
non un paese, non le cose
ciò che occorre è un uomo
un passo sicuro e tanto salda
la mano che porge, che tutti
possano afferrarla e camminare
liberi e salvarsi.

(da “Dal definitivo istante”)