XXIX. Vergine Altera, Mia Compagna, t’arde

XXIX. Vergine Altera, Mia Compagna, t’arde
(Antonio Machado Siviglia, Spagna 26/7/1875 – Collioure, Francia 22/2/1939)

     Vergine altera, mia compagna, t’arde
un mistero negli occhi.
     Non so se odio o amore è questa luce
eterna della tua nera faretra.
     Con me verrai finché proietti un’ombra
il corpo e resti ai miei sandali arena.
     – La sete o l’acqua sei sul mio cammino?
Dimmi, vergine altera, mia compagna.

Dello stesso autore: A un olmo seccoCante hondoDall’uscio di un sogno mi chiamarono
Era una mattina e rideva aprileMentre la neve si struggevaNotte d’estateNuda è la terra, e l’animaPasqua di resurrezioneRicordo infantileScioltasi la neveSolitudine

XLIII. Era una mattina e rideva aprile

XLIII. Era una mattina e rideva aprile
(Antonio Machado Siviglia, Spagna 26/7/1875 – Collioure, Francia 22/2/1939)

Era una mattina e rideva aprile.
Contro l’orizzonte dorato moriva
la luna, opaca e bianchiccia; dietro lei,
come tenue chimera leggera, correva
la nube che appena appanna una stella.
……….
Appena rideva l’aurora rosata,
la finestra aprii al sole d’oriente;
e entrò l’oriente nella triste casa
di allodole al canto, un riso di fonte
e soave aroma di flora precoce.
Fu una chiara sera di malinconia.
Rideva Aprile. Aprii le finestre
della casa al vento… Portava il vento
profumo di rose, suono di campane…
Suono di campane lontane, piangenti,
soave profumato alito di rose…
…Gli orti delle rose in fiore ove sono?
Che dicono dolci le campane al vento?
……….
E chiesi alla serata d’aprile morente:
Infine la gioia giunge a casa mia?
La sera d’aprile sorrise: La gioia
passò alla tua porta – e poi, rabbuiata:
Passò alla tua porta. Due volte non passa.

Dello stesso autore: A un olmo seccoCante hondoDall’uscio di un sogno mi chiamarono
Mentre la neve si struggevaNotte d’estateNuda è la terra, e l’animaPasqua di resurrezioneRicordo infantileScioltasi la neveSolitudine