Trova il tempo

Trova il tempo
(
Antica ballata irlandese)

Trova il tempo di riflettere,
è la fonte della forza.
Trova il tempo di giocare,
è il segreto della giovinezza.
Trova il tempo di leggere,
è la base del sapere.
Trova il tempo di essere gentile,
è la strada della felicità.
Trova il tempo di sognare,
è il sentiero che porta alle stelle.
Trova il tempo di amare,
è la vera gioia di vivere.
Trova il tempo d’esser contento,
è la musica dell’anima. 

A mio figlio nel giorno del suo compleanno.

Semplificatemi

Semplificatemi
(Anonimo inglese)

Ricordatemi quando sarò morto
quando sarò morto
semplificatemi

Come i processi della terra
ci spogliano del colore della pelle
toglietemi i capelli bruni e gli occhi azzurri

Lasciatemi più semplice che alla nascita
quando entrai nella vita tutto pelato gemendo
mentre la luna entrava nel cielo freddo

Forse del mio scheletro così spoglio
uno studioso potrà dire
“era di questo tipo e intelligenza”, non più

Così, quando entro un anno saran crollate
le memorie particolari, potrete
dedurre dal lungo dolore subito,

le opinioni che avevo, chi era il mio nemico,
quel che ho lasciato, anche la mia apparenza,
ma gl’incidenti non vi saranno di guida.

Il telescopio rovesciato del tempo mostrerà
l’uomo di un minuto a dieci anni di distanza
semplificato dalla distanza

Guardate attraverso la lente, se sembro
sostanza o niente, meritevole
di menzione nel mondo o di oblio pietoso

E senza precipitarvi a concludere, con la fretta
dell’amore o di una momentanea tristezza
giungete serenamente a un’opinione

Ricordatemi quando sarò morto
quando sarò morto
semplificatemi.

(da "Tradurre poesia" di Joyce Lussu)

L’unica via

L'unica Via
(anonimo)

Non si arriva ad una meta
se non per ripartire

e là dove siamo ora
non è che una tappa del nostro cammino

con la certezza che ogni sera
è la promessa di un'aurora

conta i fiori del tuo giardino
mai le foglie che cadono

conta le ore della tua giornata
dimentica le nuvole

conta le stelle delle tue notti
non le tue ombre

conta i sorrisi della tua vita
non le lacrime

e ad ogni compleanno
conta con gioia la tua età

dal numero degli amici
non da quello degli anni

che piccola cosa è una vita
la mia, la tua, come tutte

è una goccia
e che si perda in un mare d'amore

è l'unica via
altrimenti è una goccia sprecata

troppo piccola per essere felice da sola
troppo grande per accontentarsi del "nulla".

Filastrocca popolare romana

 M’arzo ‘na mattina de bon’ora
P’annà a ffa colazione in terra piana
De vino me ne bevvi ‘na cantina
Centocinquanta botti a la romana
De pane ne magnai sette groste
Si nun scappava, me magnavo l’oste.
L’oste da la paura scappò via
E io restai padron dell’osteria
L’oste da la paura scappò ffora
E io restai co’ la sua fijola!




Le quattro giornate milanesi 6-9 maggio 1898

La protesta dello stomaco è la definizione data da Napoleone Colajanni ai moti milanesi del maggio 1898, che vennero duramente repressi dal Regio Esercito, agli ordini del generale Fiorenzo Bava Beccaris e che fanno parte dei cosiddetti Moti popolari del 1898. Leggi su Wikipedia…

 

Pane

(Giovanni Gentile detto Chiacchiara 1877-1953)

 

Mentre l’uomini povari e dijuni
Vâu ppe le vie gridannu: Pane! pane!
Lu governu cce manna battagliuni
E li tratta cchju’ pieju de nu cane.

Sparanu li sordati a li truppuni
e fa una chjanca de la carne umane:
ammazzanu le mamme e li guagliuni,
ma "Pane" torna si grida dumane.

O vui, Ministri latri e sprigugnati,
‘ntra la crozza chi diavuli ci aviti?
Ccu paddre nu’ si saziû l’affamati.

Vui stati franchi: mangiati e viviti,
ma si pue ni vidimu disperati
vi facimu la peddra a quanti siti.

 

 

Il feroce monarchico Bava

(Anonimo 1898)

 

Alle grida strazianti e dolenti
Di una folla che pan domandava,
Il feroce monarchico Bava
Gli affamati col piombo sfamò.

Furon mille i caduti innocenti
Sotto il fuoco degli armati caini
E al furor dei soldati assassini:
"Morte ai vili!", la plebe gridò.

Deh, non rider, sabauda marmaglia:
Se il fucile ha domato i ribelli,
Se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
Sul tuo capo quel sangue cadrà.

La panciuta caterva dei ladri,
Dopo avervi ogni bene usurpato,
La lor sete ha di sangue saziato
In quel giorno nefasto e feral.

Su, piangete mestissime madri,
Quando scura discende la sera,
Per i figli gettati in galera,
In quel giorno nefasto e feral.

Su, piangete mestissime madri,
Quando scura discende la sera,
Per i figli gettati in galera,
Per gli uccisi dal piombo fatal.

 

Insegnarono la paura

Insegnarono la paura

(Poesia di lingua Maya – XVII secolo)

 

Insegnarono la paura

e vennero a far appassire i fiori.

 

Perché il loro fiore vivesse,

calpestarono e succhiarono il fiore degli altri.

 

Non c’era un’alta conoscenza,

non c’era sacro linguaggio,

non c’era divino insegnamento

negli dèi falsi che giunsero qui.

 

Per castrare il Sole!

Per far questo, vennero qui gli stranieri.

 

(da Chilam Balam de Chumayel)