Tutto crolla, tranne noi

Tutto crolla, tranne noi
(Anonimo)

Derûa un pónte,
Derûa unn-a stradda,
Derûan i nervi de chi,
Segûo,
O pénsa:
Poéivo êse la.
Derûa unn-a çitæ,
Oua ciú izolà,
Derûa a sò economía,
Frágile e insegûa.
Derûa a fêde,
Ne-o çè,
Ne-o destìn,
Ne-a vitta.
Derûan e brássa
De chi o spála,
Derûa, pezánte,
O magón,
In sce nòstre spalle.
Tûtto derûa,
Fêua che noiâtri.
Génte dûa,
Inospitále,
Morciónna e
Con a tèsta cömme un mazabécco.
Pe chi o no ne conosce.
Génte che travaggia,
Camálli,
Portoâli,
Carbounée.
Artexánn-i,
Banchiêri,
Capitann-i e Mainè.
Villan in scie prie.
Superbi,
Òrgogliôzi.
Fêi!
Inscìste,
Inutilmente,
O çê,
In scia nóstra çitæ.
Che da ægua,
Brátta,
Róvinn-e e
Bombe,
A l’é sempre sciortìa.
E alua che l’inse,
Zena,
Domán ti saiè ancún ciú bella!

Traduzione:

Crolla un ponte,
Crolla una strada,
Crollano i nervi di chi,
Consapevolmente,
Pensa:
Avrei potuto essere li.
Crolla una città,
Ora più isolata,
Crolla la sua economia,
Fragile ed insicura.
Crolla la fede
Nel cielo,
Nel destino,
Nella vita.
Crollano le braccia
Di chi sta spalando,
Crolla, pesante,
Lo sconforto
Sulle nostre spalle.
Tutto crolla,
Tranne noi.
Gente dura,
Inospitale,
Musoni e
Testardi.
Per chi non ci conosce…
Lavoratori,
Camalli,
Portuali,
Carbonai.
Artigiani,
Banchieri,
Capitani e Marinai.
Agricoltori sulle rocce.
Superbi,
Orgogliosi.
Fieri.
Insiste,
Inutilmente,
Il cielo
Sulla nostra città.
Che da acqua,
Fango,
Macerie e
Bombe,
Ne è sempre uscita.
E allora che cominci,
Genova,
Domani sarai ancor più bella.

Il massacro dei trecentoventi

  Eccidio delle Fosse Ardeatine 1944 – 2017

Il massacro dei trecentoventi
(Anonimo laziale 1944 Questa canzone, scritta in un miscuglio di italiano e di qualche dialetto laziale rustico, circolava scritta a mano di foglietto in foglietto nella Roma del 1944, dopo l’eccidio delle Fosse Ardeatine.)

Padre Celeste, Iddio di tanto amore
d’una forza mia musa o gran sovrano,
un fatto orrendo che mi strazia il cuore
e mentre scrivo mi trema la mano.

Roma, giardino di rose e di fiori
sei comandata da un popolo strano
per dominare la nostra capitale
non spera bene chi ci portò il male.

Via Romagna, Via Tasso, principale
ventitrè marzo fu la ricorrenza
di chi ci fe’ passar tempi brutali
li tedeschi lo presero a avvertenza.

Misero gran pattuglia a ogni viale;
chi s’ha da vendicà, no ha più pazienza,
chi cui bombe a mano, chi cui rivultella:
tedeschi morti pe’ la via Rasella.

La notizia pe’ Roma non fu bella;
il Comando tedesco fa li piani:
“Ogni vittima nostra si cancella,
vale col prezzo di dieci romani.”

Presero chi già stava nella cella:
se l’avventorno peggio de li cani.
Il carro 99 s’incammina
chi è condannato pe’ la ghijottina.

Il ventiquattro marzo
alla mattina a Regina Coeli
presso le porte presero questa gente -poverina-
innocenti li portano alla morte

neanche se fosse carne selvaggina
-o gran Dio onnipotente, in te so’ forte-
parte l’autocolonna, si distese
giusto all’imbocco delle sette chiese.

Alle ore diciassette sono scesi,
le SS fecero un confino,
presso le grotte a squadre sono presi
pe’ fa rifugio a chi sfollò a Cassino.

Cu a fulla a falsità fu palese:
già stava pronto quel boia assassino
certo che il mastro giustiziere
finchè c’ha vita non potrà godere.

La gente in vista -dovete sapere-
raffiche di mitraglia udir si sente
-Dio dall’alto dei cieli stà a vedere,
abbi pietà di una misera gente.-

Trecentoventi restano a giacere
la tortura fu data “So’ innocente!”
po’ ‘e mine nelle grotte fe’ saltare
pe’ potere li morti seppellire.

Fratelli miei

Fratelli miei
(Poesia Sioux)

Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata;
la terra ha ricevuto l’abbraccio del sole
e noi vedremo presto i risultati di questo amore!
Ogni seme si è svegliato.
E così anche tutta la vita animale.
È grazie a questo potere che noi esistiamo.
Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,
anche ai nostri vicini animali,
il nostro stesso diritto di abitare questa terra.

Le quattro giornate milanesi 6-9 maggio 1898

La protesta dello stomaco è la definizione data da Napoleone Colajanni ai moti milanesi del maggio 1898, che vennero duramente repressi dal Regio Esercito, agli ordini del generale Fiorenzo Bava Beccaris e che fanno parte dei cosiddetti Moti popolari del 1898. Leggi su Wikipedia…

 

Pane

(Giovanni Gentile detto Chiacchiara 1877-1953)

 

Mentre l’uomini povari e dijuni
Vâu ppe le vie gridannu: Pane! pane!
Lu governu cce manna battagliuni
E li tratta cchju’ pieju de nu cane.

Sparanu li sordati a li truppuni
e fa una chjanca de la carne umane:
ammazzanu le mamme e li guagliuni,
ma "Pane" torna si grida dumane.

O vui, Ministri latri e sprigugnati,
‘ntra la crozza chi diavuli ci aviti?
Ccu paddre nu’ si saziû l’affamati.

Vui stati franchi: mangiati e viviti,
ma si pue ni vidimu disperati
vi facimu la peddra a quanti siti.

 

 

Il feroce monarchico Bava

(Anonimo 1898)

 

Alle grida strazianti e dolenti
Di una folla che pan domandava,
Il feroce monarchico Bava
Gli affamati col piombo sfamò.

Furon mille i caduti innocenti
Sotto il fuoco degli armati caini
E al furor dei soldati assassini:
"Morte ai vili!", la plebe gridò.

Deh, non rider, sabauda marmaglia:
Se il fucile ha domato i ribelli,
Se i fratelli hanno ucciso i fratelli,
Sul tuo capo quel sangue cadrà.

La panciuta caterva dei ladri,
Dopo avervi ogni bene usurpato,
La lor sete ha di sangue saziato
In quel giorno nefasto e feral.

Su, piangete mestissime madri,
Quando scura discende la sera,
Per i figli gettati in galera,
In quel giorno nefasto e feral.

Su, piangete mestissime madri,
Quando scura discende la sera,
Per i figli gettati in galera,
Per gli uccisi dal piombo fatal.

 

Insegnarono la paura

Insegnarono la paura

(Poesia di lingua Maya – XVII secolo)

 

Insegnarono la paura

e vennero a far appassire i fiori.

 

Perché il loro fiore vivesse,

calpestarono e succhiarono il fiore degli altri.

 

Non c’era un’alta conoscenza,

non c’era sacro linguaggio,

non c’era divino insegnamento

negli dèi falsi che giunsero qui.

 

Per castrare il Sole!

Per far questo, vennero qui gli stranieri.

 

(da Chilam Balam de Chumayel)