Dal giardino

Dal giardino
(Anne Sexton Newton, Massachusetts, USA 9/11/1928 – Weston, Massachusetts, USA 4/10/1974 – Premio Pulitzer per la poesia 1967)

Vieni, amore mio,
considera i gigli.
Abbiamo poca fede.
Parliamo troppo.
Svuota la tua bocca piena di parole
e vieni con me a guardare
i gigli dischiusi nel campo,
crescono lì come velieri,
che lenti governano i loro petali
senza infermiere senza orologi.
Consideriamo lo spettacolo:
una casa dove nubi bianche
decorano le sale fangose.
Oh, svuòtati delle buone
e cattive parole. Sputa fuori
le parole come pietre!
Vieni qui! Vieni qui!
Vieni a mangiare i miei gustosi frutti.

Della stessa autrice:
Al mio amante che torna da sua moglie
Ballata della masturbatrice solitaria
Il bacio
La casalinga
La terra
Magia nera
Ragazza ignota in reparto maternità

Al mio amante che torna da sua moglie

Al mio amante che torna da sua moglie
(Anne Sexton Newton, Massachusetts, USA 9/11/1928 – Weston, Massachusetts, USA 4/10/1974 – Premio Pulitzer per la poesia 1967)

Lei è tutta là.
Per te con maestria fu fusa e fu colata,
per te forgiata fin dalla tua infanzia,
con le tue cento biglie predilette fu costruita.

Lei è sempre stata là, mio caro.
Infatti è deliziosa.
Fuochi d’artificio in un febbraio uggioso,
e concreta come pentola di ghisa.

Diciamocelo, sono stata di passaggio.
Un lusso. Una scialuppa rosso fuoco nella cala.
Mi svolazzano i capelli dal finestrino.
Son fumo, cozze fuori stagione.

Lei è molto di più. Lei ti è dovuta,
t’incrementa le crescite usuali e tropicali.
Questo non è un esperimento. Lei è tutta armonia.
S’occupa lei dei remi e degli scalmi del canotto,

ha messo fiorellini sul davanzale a colazione,
s’è seduta a tornire stoviglie a mezzogiorno,
ha esposto tre bambini al plenilunio,
tre puttini disegnati da Michelangelo,

l’ha fatto a gambe spalancate
nei mesi faticosi alla cappella.
Se dai un’occhiata, i bambini sono lassù
sospesi alla volta come delicati palloncini.

Lei li ha anche portati a nanna dopo cena,
e loro tutt’e tre a testa bassa,
piccati sulle gambette, lamentosi e riluttanti,
e la sua faccia avvampa neniando il loro poco sonno.

Ti restituisco il cuore.
Ti dò libero accesso:

al fusibile che in lei rabbiosamente pulsa,
alla cagna che in lei tramesta nella sozzura,
e alla sua ferita sepolta
– alla sepoltura viva della sua piccola ferita rossa –

al pallido bagliore tremolante sotto le costole,
al marinaio sbronzo in aspettativa nel polso sinistro,
alle sue ginocchia materne, alle calze,
alla giarrettiera – per il richiamo –

lo strano richiamo
quando annaspi tra braccia e poppe
e dai uno strattone al suo nastro arancione
rispondendo al richiamo, lo strano richiamo.

Lei è così nuda, è unica.
È la somma di te e dei tuoi sogni.
Montala come un monumento, gradino per gradino.
Lei è solida.

Quanto a me, io sono un acquerello.
Mi dissolvo.

(Da: Poesie d’amore)

Della stessa autrice:
Ballata della masturbatrice solitaria
Il bacio
La casalinga
La terra
Magia nera
Ragazza ignota in reparto maternità

La terra

La terra
(Anne Sexton Newton, Massachusetts, USA 9/11/1928 – Weston, Massachusetts, USA 4/10/1974 – Premio Pulitzer per la poesia 1967)

Senza immagine Dio vaga in paradiso
ma preferirebbe fumarsi un sigaro
o mangiarsi le unghie, e così via.
Dio è il proprietario del paradiso
ma agogna la terra, le grotticelle
assonnate della terra, l’uccellino
alla finestra di cucina, perfino
gli assassini in fila come sedie scassate,
perfino gli scrittori che si scavano
l’anima col martello pneumatico,
o gli ambulanti che vendono i loro
animaletti per soldi, anche i loro
bambini che annusano la musica
e la fattoria bianca come un osso,
seduta in braccio al suo granturco e anche
la statua che ostenta la sua vedovanza,
e perfino la scolaresca in riva all’oceano.
Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l’ha.
Gli occhi apri-e-chiudi come una serratura
che registrano migliaia di ricordi,
e il cranio che include l’anguilla cervello
– tavoletta cerata del mondo –
le ossa e le giunture che si giungono
e si disgiungono – e c’è il trucco -, i genitali,
zavorra dell’eterno, e il cuore, certo,
che ingoia le maree rendendole monde.
Lui non invidia più di tanto l’anima.
Lui è tutto anima, ma vorrebbe accasarla
in un corpo e scendere quaggiù per farle
fare un bagno ogni tanto.

La casalinga

La casalinga
(Anne Sexton Newton, Massachusetts, USA 9/11/1928 – Weston, Massachusetts, USA 4/10/1974 – Premio Pulitzer per la poesia 1967)

Certe donne si sposano la casa
E’ come un’altra pelle; ha un cuore,
una bocca,un fegato e un intestino.
Le pareti sono ferme e color rosa.
Guardala tutto il giorno in ginocchio,
con che puntiglio si lava.
Gli uomini entrano a forza, attratti come Giona
nella carne delle loro madri.
Una donna è madre di se stessa.
Questo e quello che conta.
(1961)

(Da: La poesia femminista – antologia di testi poetici del MOVEMENT, a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia, Savelli, 1977)