Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa

  Addio ad Andrea Camilleri

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925 – Roma 17/7/2019)

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
ma la metà degli italiani s’inebria a quel fetore,
se ne riempie i polmoni come aria di montagna.

Finalmente è venuto il suo regno! Esultate!
La monnezza che invade città e campagne
è il segno tangibile dalla sua immanenza, il suo
speculare incarnarsi alla folla osannante.

(da Poesie incivili)

Dello stesso autore: Camilleri legge cinque poesie “incivili”Ogni giorno in questa enorme Porta PorteseSi prendano subito le impronte digitaliTempo

Tempo

Tempo
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925)

I.

Il picchio è tornato a battere come ogni anno
sempre sulla stessa corteccia con un rumore
di semi caduti per terra. Ora gli uomini vanno
per vie traverse ignorano la strada dritta
non sentono che qualcuno li chiama alle svolte.
Il tempo è pesante come un pezzo di muro
ogni ora come un sasso ci grava sul cuore
le case non sono più quelle d'una volta
è spento il camino e tra i mogani
le parole d'un giorno impossibili a ripetersi
ora giacciono inerti. I conti non tornano più
sull'oro degli specchi l'oro della gioventù
è patina di polvere. Forse non è come ogni anno
se il picchio batte più forte alla stessa corteccia

II.

un tempo per nascere
un tempo per morire
un tempo per pascere
un tempo per dormire
e tutto era perfetto
logica ogni azione
il treno era diretto
vicina la stazione
un tempo per pregare
un tempo per godere
un tempo per peccare
un tempo per vedere
un tempo.

III.

Non basta più guardare in cielo le costellazioni
Andromeda vagante o il Carro dell'Orsa
per inventare nuove e fragranti consolazioni
o dire parole d'amore vecchie come le stelle
avvolgendole in seriche trine di versi preziosi
non basta più guardare il mare la spuma sugli scogli
e dire che così è la vita che va e viene
come l'onda e che dopo tutto ci sono i fari
a guidarci (e qui risolino sapiente e compiaciuto
di professore in pensione). E guardiamoli i fari
hanno sempre una luce monotona verde-rossa
scandita nel buio noi siamo perduti in una fossa
di sangue e fango ed essi non hanno mani
hanno solo una luce che c'importa? Non bastano
i fari le stelle non è vero non sono I'occhio di Dio

IV.

i savi hanno i perché
hanno le labbra rosse
conoscono le mosse
per dare matto al re

V.

E allora dovremmo volgerci alla croce e guardare il suo volto
esitanti come l'uomo che torna a casa da lontano
e non sa di che cosa parlare perché tutto ci è stato tolto
come a lui fu fatto anche le nostre mani sono legate
dietro la schiena e qualcuno ci ha sputato sul viso
ma noi rifiutiamo la sua corona di spine
o la canna-bastone tra le mani noi non siamo re
non vogliamo esserlo neppure nel dolore
e poi ha gli occhi troppo buoni domani un altro
potrà percuoterlo metterlo sulla croce o dargli l'aceto
ed egli offrirà l'altra guancia dicendo a suo padre
che perdoni. Bisogna dire di no alla sua pietà
tremenda levategli la corona è un uomo
come noi un uomo che ci cammina accanto
chiamandoci fratelli e ci porge la mano

VI.

i preti sono grassi
hanno la fronte pura
il Maligno ha paura
e corre via tra i sassi.

VII.

È questo il tempo della tempesta l'ago della bussola
gira nel vuoto è impazzito le vele le vele scoppiano
come i palloni dei bimbi il timone è senza timoniere
ma il capitano gioca ai dadi nella sua cabina
è al caldo ascolta alla radio una musica lontana
che parla di donne belle come cavalle in amore
la poppa si gira per conto suo sobbalza la prua
non sa come fare a tagliare le onde gli alberi
si piegano le corde ad una ad una si spezzano
qualcuno s'è messo il cuore in pace ed è pronto
a tirare le somme dicendole in un'ultima parola
c'è anche chi attorno si guarda e vorrebbe chiamare
il capitano ma il capitano non si fa vedere
è comodo nella cabina le capstain il whisky
ascolta una musica che parla di donne in amore

VIII.

il pane per mangiare
il letto per dormire
mani per lavorare
e cuore per soffrire

IX.

Orlando sente che la morte lo prende e sulla roccia
vorrebbe spezzare la spada Ulisse naviga ancora
Rinaldo pensa ad Armida Francesco raduna gli uccelli
e parla loro di Dio Cleopatra aspetta il morso del serpe
Giuda ha i trenta denari ma c'è qualcosa che non va
Tommaso tocca il costato e allibisce ecco l'immagine
l'immagine varia e diversa e sempre uguale dell'uomo
noi non siamo più loro loro non sono più noi
il gallo ha cantato tre volte ma noi non abbiamo tradito
abbiamo sorriso però se il fratello è caduto se la vergine
è stata frugata ma non abbiamo tradito ecco
l'immagine diversa dell'uomo non è più questa ora
non abbiamo la spada la nave il giardino incantato
abbiamo solo le mani per coprirci gli occhi

X.

ecco strade fiorite
nei romanzi d'amore
tra sussulti del cuore
e bocche illanguidite

XI.

Non c'è più un tempo per nascere un tempo per morire
si nasce e si muore nello stesso momento infinite morti
ci assediano è l'ora che ognuno raccolga
in sé la morte degli altri il frumento assiderato
dal gelo il topo che si dibatte nella gabbia
il marito che piange la moglie infedele. E l'ora
di cogliere il dolore degli altri in una mano
e portarsela in fronte a stamparvi croci e croci in rosso
udire il nostro grido nella bocca dell'uomo
che ci passa accanto per caso è l'ora di aprire
tutte le finestre tutte le porte abbattere i muri se occorre
per poterci guardare negli occhi trovare una parola
nuova che non sia preghiera ma urlo.
E l'ora che dalla morte nasca la vita

XII.

il letto è nero e duro
la donna è sfatta e molle
dovrà cadere un muro
il sole non dà luce
la luna è bianca e fredda
nessuno ci conduce
il ciclo è verde e viola
la strada è morta e vuota
nessuno ha una parola

XIII.

Più d'ogni altro anno il picchio è tornato a bussare
alla stessa corteccia più volte il cavallo è stramazzato
sulla strada e s'è alzato di nuovo sotto i calci
ora bisogna slegare il carro bruciare le redini
ora bisogna trovare un principio e una fine
trovare il tempo della nascita opposta alla morte
cercare oltre le spine la rosa oltre la neve il calore
e ridere del riso dei santi e dei folli.

(1948)

Ogni giorno in questa enorme Porta Portese

Ogni giorno in questa enorme Porta Portese
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925)

Ogni giorno in questa enorme Porta Portese
che viene ancora per poco chiamata Italia,
lui imperversa col suo: "Venghino, signori!"
e spaccia toccasana truffaldini, elisir buoni

per tutti i mali. S’affollano i creduloni, si
contendono il rimedio miracoloso, l’aria
fritta, il niente in boccetta. Intanto, c’è chi
provvede ad alleggerire le tasche dei presenti.

(da Poesie incivili)

Camilleri legge cinque poesie “incivili”

Camilleri legge cinque poesie “incivili”
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925)

Avrebbe voluto essere un pivot
invece pare sia stato riformato alla visita
di leva per non raggiunta statura minima.
A nulla valgono i tacchetti rialzanti

o le pedane a bella posta più alte o i servi
che allato a lui si fanno più bassi. Lo frena
nella lunga sua corsa al Quirinale solo
l’idea di avere al suo fianco i Corazzieri.

o – o – o

Sa,
la faccenda cominciò con una casetta
che un poveraccio,
a causa del caro fitti,
si costruì da queste parti.
Poi venne un suo cugino imprenditore
ed elevò quel palazzo di otto piani.
In breve sorse un paese.
Vollero un prete, me,
ad educare al rispetto di Dio e della legalità.
Questa chiesa?
E’ abusiva come lo è tutto qui.

o – o – o

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
ma la metà degli italiani s’inebria a quel fetore,
se ne riempie i polmoni come aria di montagna.

Finalmente è venuto il suo regno! Esultate!
La monnezza che invade città e campagne
è il segno tangibile della sua immanenza, il suo
speculare incarnarsi alla folla osannante.

o – o – o

Alcuni giurarono, e scrissero, d’aver veduto
il fumo dopo la strage lentamente ricomporsi
sino a formare il volto del maligno con
la barba inconfondibile di Osama.

Intanto ai piloti kamikaze fedeli in estasi
auguravano il paradiso con le vergini danzanti.
Gli uni agli altri nemici, ma perfettamente uguali,
verso e recto della medesima moneta falsa.

o – o – o

Ci furono un tempo, le convergenze parallele.
Per questo assurdo geometrico inventato
da un povero statista, fu tutto un gran ridere.
Era stato, invece, assai buon profeta.

Oggi la convergenza parallela è d’uso
comune tra il governo e la sua opposizione.
A non rispettarla sono solo i binari, altrimenti
i treni deraglierebbero, come farà l’Italia.

(da Poesie incivili, 2008)

Si prendano subito le impronte digitali…

Si prendano subito le impronte digitali…
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925)

Si prendano subito le impronte digitali dei bambini rom, ordina un paio di baffi sul nulla,
e i baffi giurano che non è razzismo ma solo umana pietà verso i bimbi costretti a mendicare…
che cuore che generosità…
e mi tornano a mente i versi di un grandissimo
sei così ipocrita
che quando l’ipocrisia ti avrà ucciso sarai all’inferno
ma ti dirai in paradiso!

(da Poesie incivili, 2008)