Vita

Vita
(Ali “Moshtaq” Askari poeta afghano da diversi anni in Europa come rifugiato politico)

È come una montagna tanto alta che nessuno può vedere
Che sorge con il sole da lontano in mezzo al mare.
Le sue grotte, dipinte sulla roccia scolorita dal sole,
Dicono ciò che è stato e cosa ancora deve accadere
E alla città in ascolto narrano la storia
Da quella grotta scolpita, a forma di pagliaccio,
dal lavorio del vento e dalla sua memoria.
Angeli e animali e re sovrani, disegnati
Simboli morali figurati, agli occhi di una mente riflessiva,
Guardano in basso, al bambino incustodito,
Storia e distruzione inconciliate.
E lui fissa lo sguardo verso l’alto, sull’aquila che sale sempre più
Con gli occhi luccicanti e le ali bianche.
Ma dunque cosa dire dell’uomo e la sua vita?
Che è a un tempo cacciatore e preda ambita,
Che aspetta con tremito di mano e voce scossa
Che il proprio destino lo forzi ad una mossa.
Ciò di cui ride il sole, ciò che la montagna vede
È l’agio incosciente dell’aquila audace.
È la vita uguale se vinciamo o perdiamo?
La notte va e viene, così viene e va il giorno.
Colui che è conscio delle gioie del mondo
È fratello dell’uomo che il mondo distrugge.
Questo è il punto della vita e del destino.
Aspettiamo il momento buono.
Volontà nostra e nostra scelta sono un libero cammino.