Sera

Sera
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

L’operaio vestito d’azzurro
spuntò nella piazza di Pisa,
l’Arno era magro di polvere
le case di rosa patita più in là dell’oro,
del tempo che scende al mare.

Il passo illeso dell’uomo varcò la sera,
il muro ove l’ombra gli chiuse
la porta d’oriente.

E nella casa accese il lume
l’azzurra provincia del mare.

(Da: Amore della vita, 1944)

Dello stesso autore:
25 APRILE
A mio padre
Amore della vita
Carri d’autunno
Dentro l’amore
Domenica al crepuscolo
Facciata natalizia napoletana
La sorgente
Passeggiata fuori porta
Per i compagni fucilati a Piazzale Loreto
Plenilunio
Poesia d’amore
Quando si nasce poeti…
Sera d’estate
Sera d’ottobre a Viterbo
Sera in Valtellina
Sorriderti…
Sottovoce
Via Appia

Dentro l’amore

Al segno che ti dà la stanza sciogli
sulla parete l’ombra dei capelli,
le braccia alzate, la flessuosa voglia
d’avermi, e già dal ridere mi volti
nella raffica buia, mi cancelli
per affiorare dal lamento vano.
Smarrita, nel cercarmi con la mano,
nel distinguermi il volto, grata, piena
d’aperto e poi ripresa dalla lena
della dolcezza, calma a poco a poco
come in un lungo brivido. Dal gioco
degli occhi che balbettano mi ridi
sul petto a colpi di piccoli gridi.

— ALFONSO GATTO —

 

immagine dal web

Plenilunio

Plenilunio
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Calore d’esangue notte,
all’onda remota dell’aria
ai suoi vaghi pensieri
l’anima ascolta,
passano i lumi alle terrazze, il cielo…

Il cielo sorge da lontano,

riverbera solitario amore
di mari morti e sereni.
Remoto nel sogno lunare
si spalanca un mattino di vette
e case limpide argentee
sgusciano al cielo
in mondi di tenero fiato.

Deserta in vuoto candore
al cheto villaggio d’infanzia,
terra del dolce sogno:
azzurri carri di neve
salivano ai monti pallidi
e la notte era un vano chiamare
nell’eco perduta dei morti.

Dello stesso autore: 25 APRILEA mio padreAmore della vitaCarri d’autunnoDentro l’amoreDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPasseggiata fuori portaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSera in ValtellinaSorriderti…SottovoceVia Appia

La sorgente

Luna dell’alpe, gioventù del cielo,
al rameggio silente d’ogni stilla
un virgulto di nuvola dal gelo
della tua notte scioglie la tranquilla

profondità dell’aria. Nella chiara
sorgente della voce non ha vólto,
veste non ha quel lievito di rara
esilità tremante.

E la montagna che risalta al diedro
del suo bilico fermo incrina appena
la gramolata pallida di vetro
dei suoi ghiacci lunari nella vena

di quel canto di sete che non sbocca.
Com’è fragile il soffio dell’amore
che gela nella morte appena tocca
la sua purezza, ogni sorgente muore
della sua sete nel vedere l’onda..

— ALFONSO GATTO —

 

immagine dal web

Dentro l’amore

Dentro l’amore
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Al segno che ti dà la stanza sciogli
sulla parete l’ombra dei capelli,
le braccia alzate, la flessuosa voglia
d’avermi, e già dal ridere mi volti
nella raffica buia, mi cancelli
per affiorare dal lamento vano.
Smarrita, nel cercarmi con la mano,
nel distinguermi il volto, grata, piena
d’aperto e poi ripresa dalla lena
della dolcezza, calma a poco a poco
come in un lungo brivido. Dal gioco
degli occhi che balbettano mi ridi
sul petto a colpi di piccoli gridi.

Dello stesso autore: 25 APRILEA mio padreAmore della vitaCarri d’autunnoDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPasseggiata fuori portaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSera in ValtellinaSorriderti…SottovoceVia Appia

25 APRILE

  25/4/1945 – 71º Anniversario della liberazione d’Italia

25 APRILE
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

La chiusa angoscia delle notti, il pianto
delle mamme annerite sulla neve
accanto ai figli uccisi, l’ululato
nel vento, nelle tenebre, dei lupi
assediati con la propria strage,
la speranza che dentro ci svegliava
oltre l’orrore le parole udite
dalla bocca fermissima dei morti
«liberate l’Italia, Curiel vuole
essere avvolto nella sua bandiera»:
tutto quel giorno ruppe nella vita
con la piena del sangue, nell’azzurro
il rosso palpitò come una gola.
E fummo vivi, insorti con il taglio
ridente della bocca, pieni gli occhi
piena la mano nel suo pugno: il cuore
d’improvviso ci apparve in mezzo al petto.

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Carri d’autunno

Carri d’autunno
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti.
Ai carri eternamente remoti
il cigolìo dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggi di sonno.

Come un tepore troveranno l’alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l’ala i nidi.

Così lontano a trasparire il mondo
ricorda che fu d’erba, una pianura.

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Amore della vita

Amore della vita
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Io vedo i grandi alberi della sera
che innalzano i cieli dei boulevards,
le carrozze di Roma che alle tombe
dell’Appia antica portano la luna.

Tutto di noi gran tempo ebbe la morte.
Pure, lunga la via fu alla sera
di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo
alle luci sorgenti ai campanili
ai nomi azzurri delle insegne, il cuore
mai più risponderà?

Oh, tra i rami grondanti di case e cielo
il cielo dei boulevards
cielo chiaro di rondini!

O sera umana di noi raccolti
uomini stanchi uomini buoni,
il nostro dolce parlare
nel mondo senza paura.

Tornerà tornerà,
d’un balzo il cuore
desto
avrà parole?
Chiamerà le cose, le luci, i vivi?

I morti, i vinti, chi li desterà?

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Sera in Valtellina

Sera in Valtellina
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Addio, povera sera di maggio,
luce dei casolari sino all’alba
grigi di solitudine e di freddo.
Una mucca fa largo a una famiglia
in gramaglie che tutto spera in lei,
è bianca a quei bambini neri, rosa
a quel cielo deserto che la scioglie
come una grande nuvola. La terra
è una vecchia reliquia a chi la porta
tutta la vita sulle spalle invano
per dar seme alla roccia dove l’Adda
corre di gioventù nei suoi colori.

Addio, povera sera che coi lumi
accendi anche il pensiero che sia festa
nelle tue case ove s’aspetta il sonno.
In quest’ultima luce tutto è vano,
ogni grido, e silenzio, ogni rumore.

Dello stesso autore: A mio padreDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPasseggiata fuori portaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSorriderti…SottovoceVia Appia

Passeggiata fuori porta

Passeggiata fuori porta
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Non basta l’oblio,
la gassosa bevuta a mezza strada.
Nulla più che ci aggrada,
che sia blando e leggero
come lo spirito del mattino;
sempre morti tra noi,
il terrore vicino
di un’altra guerra
e la mente dubitosa
di quel che sarà poi.
senza speranze la terra.

Che diremo al bambino
se vede nella bottiglia
il celeste pensiero
d’un mare che gli somiglia?

Bastasse l’angelo arguto
a dirci che il male
è tutto là sul giornale
per chi l’ha fatto
per chi l’ha ricevuto.
Il male ci coglie d’un tratto.
Immeritata la gioia
che non sia di tutti
e i nostri lutti
che non son nostri, i pensieri…

La testa è più distratta ove più impara
a dir col passo gli stessi pensieri.

Dello stesso autore: A mio padreDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…Sera d’estateSera d’ottobre a ViterboSorriderti…SottovoceVia Appia