Ragazza pensile

Ragazza pensile
(Alessandro Parronchi Firenze 26/12/1914 – Firenze 6/1/2007)

Ed io non porterò più invidia al giorno,
se dove l’ombra della sera inchina
una stridula voce di bambina
ai bei rami sarà tessuta intorno.

Già i tenebrosi allori al roseo corno
della luna s’impigliano, e vicina
a noi è la selva dove in ghiaccia brina
le si spenge annerando il capo adorno.

E tentenna nel limpido topazio
stupito un viso, una palpebra lieve,
ed occhi ingenui bevono lo spazio,

ma di questo miraggio umidi in breve
i lecci amari addensano lo strazio
sulle rose notturne, come neve.

(Da I giorni sensibili, 1941)

Dello stesso autore:
A che pensi?
A mio padre, in sogno
Lied

Lied

Lied
(Alessandro Parronchi Firenze 26/12/1914 – Firenze 6/1/2007)

A un soffio di vento dell’alba ha tremato
la stella, poi veli su veli di luce
la vincono. Invade i marosi del cielo
l’inverno e sconvolge quei rami d’ulivo
un vento che strappa l’amico all’amico,
che strugge i ricordi, che annulla per sempre
nel bianco dell’alba la luce d’un viso.

Lontano da qui mi vedrai. Sentiremo,
speranza che ho chiuso nel cuore, spuntare
viole nei fondi boscosi, degli anni
perduti la ressa disfarsi, cantare
a noi quelle voci che prima udivamo,
le dita sui rami ghiacciati di brina
nel rosso dell’alba più calde passare.

La triste catena fu rotta, pareva
che mai l’uno all’altro saremmo sembrati
gli stessi che un giorno s’amarono… Andiamo!
Le stelle son già dileguate, la neve
coi fumi dell’alba si mischia, riappare
più forte la luce, né più dove ieri
ci vinse la sera possiamo tornare.

(Da Un’attesa)

Dello stesso autore: A che pensi?A mio padre, in sogno

A mio padre, in sogno

A mio padre, in sogno
(Alessandro Parronchi Firenze 26/12/1914 – Firenze 6/1/2007)

Sorridi un poco e te ne vai pensoso.
E ad un tratto con lacrime mi chiedo
quanto tempo è che al petto non ti stringo
non afferro da amico quelle braccia.
La memoria ha insensibili naufragi.
Scolora come il cielo di settembre
sotto il vento si popola di nubi.
Te ne vai. Quante cose all’improvviso
mi ritrovo da dirti… E resto muto.
Ma perché nell’istante che mi volto
non sei più là? Ci sono tante cose
da dirsi… Ed io ti chiamo ancora, e credo
che non può certo, questo, essere un sogno.

(Da: Coraggio di vivere)

Dello stesso autore: A che pensi?

A che pensi?

A che pensi?
(
Alessandro Parronchi Firenze 26/12/1914 – Firenze 6/1/2007)

– A che pensi? – La tua voce mi coglie
mentre guardo il paesaggio rispecchiato
sul buio della stanza. Per un poco
l’eco delle parole si sospende
al silenzio che le fa più gravi, poi:
– A che pensi? – E il tuo viso si fa triste
per sapere, indagare…
Penso ai giorni
d’aprile che non io ma un altro certo
ha vissuto come in sogno, ora rinchiusi
sigillati dietro un vetro trasparente
in un verde irraggiungibile deserto.
Penso a tutto ciò che sfugge dal presente.
Penso a quando sulla terra sarà come
noi non fossimo mai stati, a quel vibrare
delle tremule nell’aria, a quegli odori…