11 settembre 2001

  17º Anniversario degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 negli USA

11 settembre 2001
(Alessandro Baricco n. a Torino il 25/1/1958)

E tutti

ci ricorderemo dove eravamo in quel
momento. Seduti in macchina a
cercar parcheggio, con la testa
tra i surgelati a cercar la
paella, davanti al computer a
cercare la frase giusta. Poi uno
squillo di telefonino, e
l’amico, il parente, il collega
che ti staccano una storia
inverosimile di aerei e
grattacieli, ma va’ via, dai,
lasciami perdere che oggi è già
una giornata difficile, ma lui
non ride e dice: ti giuro che è
vero. Ricorderemo l’istante
passato a cercare in quella voce
una qualunque sfumatura di
ironia, senza trovarla. Ti giuro
che è vero. E non dimenticheremo
la prima persona a cui abbiamo
telefonato, subito dopo, e
nemmeno quel pensiero –
immediato, sciocco ma
incredibilmente reale – “Dov’è
mio figlio?”, i miei figli, la
mamma, la fidanzata, domanda
inutile, perfino comica, lo
capisci subito dopo, ma intanto
è scattata – la Storia siamo
noi, è solo un verso di una
canzone di De Gregori, ma adesso
ho capito cosa voleva dire –
risvegliarsi con la Storia
addosso. Che vertigine.

Neanche sappiamo esattamente
cosa è successo. Ma certo la
sensazione è precisa: molte cose
non saranno mai più come prima.
E molte cose non saranno più,
tout court. Invidio
l’intelligenza e la lucidità di
chi è capace, qui e adesso, di
capire quali e di dircelo.
Aspetto fiducioso. E intanto non
riesco a non ripensare alla
frasetta che tutti pronunciano,
ossessivamente, senza paura di
essere banali: è come un film.
È ovvia, eppure tutti la
ripetono, e ci deve essere
qualcosa lì dentro che vogliamo
dire ma non riusciamo a capire,
qualcosa che abbiamo in mente, e
che è importante, ma che
tuttavia non riusciamo a tirar
fuori.

Me la rigiro nella testa, la
frasetta, e arrivo a capire che
c’è qualcosa, in quello che vedo
alla televisione, che non
quadra, e non sono i morti, la
ferocia, la paura, è ancora
qualcosa d’altro, qualcosa di
più sottile, e mentre vedo per
l’ennesima volta quell’aereo che
vira e centra il totem
sberluccicante nella luce del
mattino, capisco quello che mi
sembra, davvero, incredibile, e
anche se mi sembra atroce dirlo,
provo a dirlo: è tutto troppo
bello. C’è un’ipertrofia
irragionevole di esattezza
simbolica, di purezza del gesto,
di spettacolarità, di
immaginazione. Nei diciotto
minuti che separano i due aerei,
nello sgranarsi degli altri veri
e falsi attentati, nella
invisibilità del nemico,
nell’immagine di un Presidente
che se ne parte da una scuoletta
della Florida per andare a
rifugiarsi nel cielo, in tutto
questo c’è troppa maestria
drammaturgica, c’è troppo
Hollywood, c’è troppa fiction.
La Storia non era mai stata
così. Il mondo non ha tempo di
essere così. La realtà non va a
capo, non concorda i verbi, non
scrive belle frasi. Noi lo
facciamo, quando raccontiamo il
mondo. Ma il mondo, di suo, è
sgrammaticato, sporco, e la
punteggiatura la mette che è uno
schifo. E allora perché la
storia che vedo accadere in quel
televisore è così perfetta?
Perché è già perfetta prima che
la raccontino, nello stesso
istante in cui accade, senza
l’aiuto di nessuno?

Allora mi sembra di capire
qualcosa di quella frasetta
ripetuta ossessivamente, è come
un film. La ripetiamo perché lì
dentro stiamo cercando di
pronunciare una paura ben
precisa, una paura inedita, mai
avuta prima: non è il semplice
stupore di vedere la finzione
diventare realtà: è il terrore
di vedere la realtà più seria
che ci sia accadere nei modi
della finzione. Ti immagini
l’uomo che ha pensato tutto
quello e puoi forse sopportare
la ferocia di quello che ha
pensato, ma non puoi sopportare
l’esattezza estetica con cui
l’ha pensato: come l’ha fatto è
spaventoso almeno quanto quello
che ha fatto. Ne siamo
terrorizzati perché è come se
qualcuno, improvvisamente e in
modo così spettacolare, ci

avesse portato via la realtà: è
come se ci informasse che non ci
sono più due cose, la realtà e
la finzione, ma una, la realtà,
che ormai può accadere soltanto
nei modi dell’altra, la
finzione: e non solo per
scherzo, nelle trasmissioni
televisive in cui veri uomini
diventano falsi per far finta di
essere veri, ma anche nelle
curve più reali, atroci,
clamorose e solenni
dell’accadere. Sembrava un
gioco: adesso non lo è più.

Non so. Chi sa mi spiegherà
cos’è successo l’11 settembre
2001, e cosa è cambiato per
sempre, ieri. Io sto giusto
pensando che, tra le altre cose,
è anche successo che è andato in
corto circuito il raffinato
meccanismo con cui la nostra
civiltà da tempo scherzava col
fuoco e drogava la realtà
spingendola verso le
performences che sarebbero solo
a portata della finzione.