La vecchia del sonno

La vecchia del sonno
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Centanni ha la vecchia.
Nessuno la vide aggirarsi nel giorno.
Sovente la gente la trova a dormire
vicino alle fonti:
nessuno la desta.
Al dolce romore dell’acqua
la vecchia s’addorme,
e resta dormendo nel dolce romore
dei giorni dei giorni dei giorni…

(Da: Poesie)

Dello stesso autore: Anche la morte ama la vitaChi sono?L’AssoltoLa portaMovimentoRio Bo

Rio Bo

Rio Bo
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Tre casettine
dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: Rio Bo,
un vigile cipresso.
Microscopico paese, è vero,
paese da nulla, ma però…
c’è sempre disopra una stella,
una grande, magnifica stella,
che a un dipresso…
occhieggia con la punta del cipresso
di Rio Bo.
Una stella innamorata?
Chi sa
se nemmeno ce l’ha
una grande città.

(Da: Poesie)

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La porta

La porta
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Davanti alla mia porta
si fermano i passanti per guardare,
taluno a mormorare:
“là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai”.

Povera porta mia!
Grande portone oscuro
trapunto da tanti grossissimi chiodi,
il frusciare più non odi
di sete a te davanti.
Dagli enormi battenti di ferro battuto
che nessuno batte più,
nessuno ha più battuto
da tanto tempo.
Rosicchiata dai tarli,
ricoperta dalle tele dei ragni,
nessun ti aprì da anni e anni,
nessun ti spolverò,
nessun ti fece un po’ di toeletta.

La gente passa e guarda,
si ferma a mormorare:
“là, dentro quella casa,
la gente è tutta morta,
non s’apre mai quella porta,
mai mai mai”.

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Anche la morte ama la vita

Anche la morte ama la vita
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Non fare che la morte
ti trovi già cadavere.
Posta davanti alla carne putrefatta
arriccia il naso e corruga la fronte
contrariata e mal disposta,
ama la carne ancora fresca e gioiosa.
Fa’ che ti colga in piena danza
e ti mostri la sua faccia
incuriosita e sodisfatta:
«stai pur tranquillo»
ti sussurra in un orecchio
«che non sono tanto brutta»
mettendosi a danzare con te.

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L’Assolto

L’Assolto
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Allor che i miei buoni fratelli m’avevan due volte sepolto,
disse una voce: (io non so come e dove)
"Assolto. Mancanza assoluta di prove".
Si apersero tutte le porte, si apersero tutti i cancelli.
"Assolto!" Io sono "l’assolto" miei cari signori, e ora che sono fuori
guardatemi bene in viso: ho ucciso?
"Assolto!"
È la mia professione, che intendo bene di sfruttare dal suo lato migliore.
"Assolto!"
Appena uscito mi accorsi subito qual era il miglior partito.
Fuggire? Nascondersi agli occhi della gente? Macché!
Sottrarsi alla sconcezza del dubbio ch’io rivesto? Macché!
Rivestirlo dignitosamente o con disinvoltura? Macché! Niente, niente!
Esibirsi, senza misura, generosamente.
Gli è perciò ch’io frequento le strade, il passeggio, i teatri, il caffè, come ogn’altr’uom non assolto: certe volte mi diverto poco… certe altre molto… né più né meno di lui o di te.
Si sa che color che incontrandomi intrecciavan col mio bei sorrisi, vedeste ora che visi…
che visi mi fanno!
E che voci sorprendo dai crocchi! Vedeste che occhi!
– Un innocente si scolpa.
– E un farabutto lo stesso.
– Ha taciuto, ecco tutto.
– Ha taciuto come un innocente.
– Ha taciuto come un farabutto!
– E gli errori?
– Questi sono gli errori, i delinquenti sono tutti fuori!
Entro per tempo in teatro, prendo possesso della mia poltrona con molto sussiego.
Mi volgo, mi chino, mi spiego; mi lascio ammirar giro giro con aria da Dio.
E se certi visi si spostano resta inflessibile il mio.
Per i primi venti minuti lo spettacolo lo do io. "Bella che stai puntandomi attraverso la lente dell’occhialino, dimmi, mio bel musino, mi desideri innocente, o mi desideri assassino?"
Un signore là indietro, dai posti distinti, macina lesto fra i denti: "sul trono, sul trono i briganti!"
E un altro: "guardate che ghigna stasera, facciaccia da galera!"
Quando s’alza il sipario divento anch’io un umile spettatore, come lui, negli antratti ritorno un poco attore, eppoi ancora spettatore come te, come tutti gli altri.
E se dopo all’uscita qualcuno mi aspetta, io esco pian pianino senza nessuna fretta.
Poi vado al caffè. Finché c’è gente sveglia nella città resto a sua disposizione, nessuno dev’essere defraudato nella legittima curiosità, sono un galantuomo nella mia professione.
E non crediate ch’io sia tardivo ad escir fuori al mattino, macché!
bisogna pensare che il mattiniero ha gli stessi diritti del nottambulo cittadino.
"Assolto!" Può sembrar poco… e può sembrar di molto.
Guardatemi bene in viso: ho ucciso?

Dello stesso autore: Chi sono?Movimento

Chi sono?

Chi sono?
(Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Son forse un poeta?
No, certo.
Non scrive che una parola, ben strana,
la penna dell’anima mia:
«follìa».
Son dunque un pittore?
Neanche.
Non ha che un colore
la tavolozza dell’anima mia:
«malinconia».
Un musico, allora?
Nemmeno.
Non c’è che una nota
nella tastiera dell’anima mia:
«nostalgia».
Son dunque… che cosa?
Io metto una lente
davanti al mio cuore
per farlo vedere alla gente.
Chi sono?
Il saltimbanco dell’anima mia.

(Da: Poesie)

Dello stesso autore: Movimento

Movimento

Movimento
(
Aldo Palazzeschi Firenze 2/2/1885 – Roma 17/8/1974)

Io vo… tu vai… si va…
Ma non chiedere dove
ti direbbero una bugia:
dove non si sa.
E è tanto bello quando uno va.
Io vo… tu vai… si va…
perchè soltanto andare
in un mondo di ciechi
è la felicità.

(Da: Via delle cento stelle)