La scuola tra le rovine

La scuola tra le rovine
(Adrienne Rich Baltimora, Maryland, USA 16/5/1929 – Santa Cruz, California, USA 27/3/2012)

Beirut. Bagdad. Sarajevo. Betlemme. Kabul. Ma non qui,
sicuramente non qui.

1.
Mentre si insegna la prima lezione e l’ultima
— bella luce estiva calante ci sarai
ancora quando usciremo?
Quando dalle porte scorreranno
i bambini in due colonne
MASCHI da una parte FEMMINE dall’altra e gli insegnanti indaffarati
con la pertica apriranno o chiuderanno le finestre su in alto
accosteranno le imposte verde scuro
gli armadietti chiusi a chiave, aperti,
le domande fatte, quelle taciute, quando
l’amore del fresco, dell’impeccabile
aguzzo come la punta di una matita
sì, ordine senza crudeltà
una strada sulla terra né paradiso né inferno
indaffarata nei commerci e nel culto
giovani insegnanti che vanno a scuola a piedi
pane fresco e bancarelle che aprono presto.

2.
Quando l’offensiva fa tremare il cielo quando il bagliore della notte
confonde il giorno e le tenebre quando le usate
stanze della città alta
crollano formando crateri nelle strade in basso
antichi cornicioni frammenti umani
quando la paura aspira le strade
Quando tutta la città si ritrae
— sangue che si coagula sotto i piedi come vetro
Chiunque oltrepassi la zona contestata tutto piegato
Sulle ginocchia sa perché compie quest’azione suicida
La scuola ormai è in sessione giorno e notte
i bambini dormono
nelle aule, gli insegnanti arrotolati lì accanto.

3.
Quanto la amava la sua scuola
il bravo maestro: gli studenti
la mensa coi panini freschi freschi
la limonata e il latte
i terrari nell’aula
coperti di muschio e con le tartarughe
lezioni di responsabilità
Si apre una mattina senza pane o latte fresco
genitori o appunti per la lezione
la diarrea la prima domanda del giorno
bambini con i brividi è settembre
Seconda domanda: dov’è la mia mamma?

4.
Uno: la tua mamma non so dove sia
Due: non so
perché cercano di farci del male
Tre: né la latitudine e longitudine
del loro odio. Quattro: Non so se anche
noi li odiamo altrettanto Penso che ci sia dell’altra carta igienica
nell’armadietto delle scorte, aspetta che ora lo spacchiamo.
La lezione per oggi è questa:
scrivete il più chiaro possibile
il vostro nome cognome e indirizzo
su questo foglio.
No, a casa non ci potete tornare ancora
ma non siete mica persi
questa è la nostra scuola
non so esattamente cosa mangeremo
cercheremo radici commestibili ed erbe
e anche l’acqua sebbene i tubi siano rotti

5.
C’è una giovane gatta che infila
la testa tra le sbarre delle finestre
come noi anche lei ha fame
ma lei i topi li può mangiare
il pelo bronzino in eruzione
ci parla di una vita già selvatica
le sue pupille dorate
non danno tregua. Sarà lei ad insegnarci. La chiameremo
Sorella
quando troveremo del latte gliene daremo

6.
Ve l’ho già detto, cerchiamo di dormire in questo strano accampamento
Tutta la notte cose senza pietà e senza pilota stridono
sopra di noi da qualche parte
Non lasciate che le vostre facce si trasformino in pietra
Non smettete di chiedermi perché
Facciamo attenzione alla nostra gatta ha bisogno di noi
Forse domani i panettieri potranno riparare il forno.

7.
“Gli abbiamo cantato il sonno, raccontate le favole e con le mani gli abbiamo fatto le ombre degli animali
abbiamo lavato via detriti umani dagli stivali e dai cappottini
seduti abbiamo imparato a memoria i nomi
alcuni erano troppo piccoli per scrivere
gli altri avevano dimenticato come si fa”.

(Da: “School Among the Ruins – Poems 2000-2004”, Norton 2004, USA. Traduzione di Pina Piccolo)

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La mia bocca quasi sfiora i tuoi seni


IX Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia

La mia bocca quasi sfiora i tuoi seni
(Adrienne Rich Baltimora, Maryland, USA 16/5/1929 – Santa Cruz, California, USA 27/3/2012)

La mia bocca quasi sfiora i tuoi seni
nel breve grigio pomeriggio d’inverno
in questo letto siamo delicate
e ci tocchiamo con gioia così calda da stupirci
dure e delicate disegniamo anelli una
intorno all’altra la nostra candela diurna
brucia con la sua luce particolare e se la neve
comincia a cadere e coprire i rami
e se cade la notte senza essere annunciata
ci sono le delizie dell’inverno
improvvise, selvagge e delicate le tue dita
esatta la mia lingua, esatta al medesimo istante
fermandosi per ridere a una tua barzelletta
è il mio amore sulla tua scia al cuspide dell’inverno.

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Donne

Donne
(Adrienne Rich Baltimora, Maryland, USA 16/5/1929 – Santa Cruz, California, USA 27/3/2012)

(per C.R.G.)

Le mie tre sorelle stanno sedute
su rocce di nera ossidiana.
In questa luce, per la prima volta, riesco a vedere chi sono.

La prima sta cucendo il costume per la processione.
Si vestirà da Dama Trasparente
tutti i nervi allo scoperto.

La seconda sta anche lei cucendo,
quella cucitura sul cuore che non si è mai del tutto cicatrizzata.
Cederà alla fine quella tensione nel petto, lei spera.

La terza fissa lo sguardo
sull’inciprignirsi rosso scuro del mare, lontano.
Le sue calze sono tutte strappi ma lei è bella.

(1969)

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Durante tutta la Seconda Guerra Mondiale…

Durante tutta la Seconda Guerra Mondiale…
(Adrienne Rich Baltimora, Maryland, USA 16/5/1929 – Santa Cruz, California, USA 27/3/2012)

Durante tutta la Seconda Guerra Mondiale
mi dissi che avevo uno speciale destino:
doveva esserci una ragione
se non vivevo in una casa bombardata
o in cantina nascosta fra i topi

doveva esserci una ragione
se crescevo al sicuro, americana
con lo zucchero razionato in un barattolo di vetro

spaccata alla radice pelle-bianca cristiana di comodo
né gentile né giudea

attraverso l’immenso silenzio
dell’Olocausto

non avevo idea di cosa mi era stato risparmiato

né tanto meno delle donne e degli uomini mia stirpe
gli ebrei di Vicksburg o Birmingham
per cui la vita era una strategia non meno
che per la volpe della Strada 5

Tunnel

Tunnel
(Adrienne Rich Baltimora, Maryland, USA 16/5/1929 – Santa Cruz, California, USA 27/3/2012)

In quegli anni, la gente dirà, abbiamo perso traccia
del significato di noi, di voi
ci siamo trovati
ridotti a Io
e tutto è diventato stupido, ironico, terribile;
stavamo cercando di vivere una vita personale
e sì, quella era la sola vita
che potevamo testimoniare
Ma i grandi uccelli scuri della storia urlarono e si posarono
dentro al nostro tempo metereologico personale
Erano diretti da qualche altra parte ma i loro becchi e le loro ali portavano
lungo la spiaggia, attraverso gli stracci di nebbia
dove noi eravamo in piedi, dicendo Io.