Un giorno credi

Un giorno credi
(Edoardo Bennato n. a Napoli il 23/7/1946)

Un giorno credi di essere giusto
E di essere un grande uomo
In un altro ti svegli e devi
Cominciare da zero.
Situazioni che stancamente
Si ripetono senza tempo
Una musica per pochi amici,
Come tre anni fa.
A questo punto non devi lasciare
Qui la lotta è piu’ dura ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di piu’.
Sei testardo, questo è sicuro,
Quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi.

Quando ti alzi e ti senti distrutto
Fatti forza e va incontro al tuo giorno
Non tornare sui tuoi soliti passi
Basterebbe un istante.
Mentre tu sei l’assurdo in persona
E ti vedi gia’ vecchio e scadente
Raccontare a tutta la gente
Del tuo falso incidente.
Mentre tu sei l’assurdo in persona
E ti vedi gia’ vecchio e scadente
Raccontare a tutta la gente
Del tuo falso incidente.

Dello stesso autore: L’isola che non c’è

Preghiera


Preghiera

(Anna Maria Ortese Roma 13/6/1914 – Rapallo, GE 9/3/1998)

Fatemi fuggire
da questo paese strano,
ve ne prego con le mani
giunte, fatemi
andare lontano.

Dove la gente parla
in modo buono e sereno,
dove nessuno mente,
dove nessuno trema.

In Islanda, forse,
o dove comincia il Polo,
il freddo terribile rende
gli uomini sereni e buoni.

Dove c’è il sole non posso,
non me la sento di stare,
e dove c’è folla non voglio,
non posso più abitare.

Tutte queste macchine atroci,
queste parole di minaccia,
queste scene di beffa,
questi patiboli in piazza.

L’uno a vedere come
muore l’altro. Dante vide
queste cose settecento
anni fa.

Era profeta, o grande
cronista del Futuro?

(Da: La luna che trascorre)

Idillio

Idillio
(Wendy Cope n. a Erith, Regno Unito il 21/7/1945)

Una sera d’estate in giardino saremo
io e te – con pasta e vino bianco ceneremo.

Poche parole. La testa reclinata,
guarderò l’ombra sul rosso sentiero,

che tutto sia passato quasi non parrà vero.
Quella begonia gialla. La casa, la facciata.

Senza male alla gamba, Kingsgate Park traverseremo,
per la via lunga a casa torneremo.

Il Paradiso che vorrei, che amo?
Noi due come siam stati – e ancora, a volte, siamo.

(Da: If I don’t know (Se non so), 2001)

Estate

Estate
(Cesare Pavese Santo Stefano Belbo, CN 9/9/1908 – Torino 27/8/1950)

C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Ascolti.
La parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

Dello stesso autore: Hai un sangue, un respiroI mattini passano chiariIn the morning you always come backLa notteLuna d’AgostoMi strugge l’animaThe night you sleptTi ho sempre soltanto vedutaTu non sai le collineTu sei come una terraTu sei per me una creatura tristeVerrà la morte e avrà i tuoi occhiVino triste

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa

  Addio ad Andrea Camilleri

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa
(Andrea Camilleri n. Porto Empedocle, AG 6/9/1925 – Roma 17/7/2019)

Il pesce, si sa, comincia a puzzare dalla testa.
Oggi la testa del pesce è letteralmente fetida,
ma la metà degli italiani s’inebria a quel fetore,
se ne riempie i polmoni come aria di montagna.

Finalmente è venuto il suo regno! Esultate!
La monnezza che invade città e campagne
è il segno tangibile dalla sua immanenza, il suo
speculare incarnarsi alla folla osannante.

(da Poesie incivili)

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Sogno d’estate

Sogno d’estate
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Trapeli un po’ di verde
il limone, il sifone,
il piccolo portone
della pensione,
trapeli il blu,
anche tu
vestita col tuo nudo rosa,
ogni cosa amorosa.
Amore è amore
liscio alla sua foce.
Un’alpe zuccherina,
l’amore è brina.
Che sogno averti vicina
notturna, fresca, sottovoce.

(Da: Osteria flegrea)

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Il nome dei gatti

Il nome dei gatti
(Thomas Stearns Eliot Saint Louis, Usa 26/9/1888 – Londra, Regno Unito 4/1/1965 – Premio Nobel per la letteratura 1948)

E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia –
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo –
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se mai lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico NOME.

(Da: Il libro dei gatti tuttofare)

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Non fingete di non vedere

Non fingete di non vedere
(Tullia De Mayo Napoli 13/7/1922 – Cuorgné, TO 28/5/2001)

Riappaiono le svastiche sui muri
triste retaggio di biechi assassini
in questo tempo che è ancora di morte,
non fingete di non vedere.
Un giorno i muri grondarono sangue
cambiammo i nomi alle strade.
Contate le piccole targhe di marmo:
sono migliaia di vite troncate
con la corda, la tortura e il piombo.
Se non volete che siano morti invano
non fingete di non vedere.

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Chi troppo a lungo vivere ambisce

Chi troppo a lungo vivere ambisce
(Sofocle Colono, Grecia 496 a.C. – Atene, Grecia 406 a.C.)

Chi troppo a lungo vivere
ambisce, giusta misura
eccedendo, per me racchiude
manifestamente stoltezza.
Poiché di solito i molti giorni
impongono eventi
sempre più prossimi al dolore;
e dove sia gioia
non potrai vedere, quando
si cada oltre il dovuto.
Ma a tutti comune soccorre,
quando il destino dell’Ade appare
senza imenei senza lira senza cori,
la morte alla fine.

Non essere nati è condizione
che tutte supera; ma,
una volta apparsi,
tornare al più presto colà
donde si venne, è certo
il secondo bene…

(Da: Edipo a Colono – trad. R. Cantarella)