La Straniera

La Straniera
(Oscar Vadislas de Lubicz Milosz Mahilëŭ, Bielorussia 28/5/1877 – Fontainebleau, Francia 2/3/1939)

Non sai nulla del tuo passato. L’hai sognato
– Sì, certamente, l’hai sognato.
Vedo il tuo volto alla luce grigia della pioggia.
Novembre seppellisce il paesaggio e la mia vita.
Non so nulla, nulla voglio sapere del tuo passato.

I tuoi occhi mi parlano di brumose città lontane
Che mai vedrò
E mai dalla tua voce sentirò pronunciarne il nome.
Novembre è su tutta la mia anima, novembre è su tutta la pianura.
Ti vedo come una sconosciuta attraverso il Tempo che fu.

Sono cose morte ormai da anni,
– Irrimediabilmente morte –
Musiche soffocate, vizze lussurie.
Novembre, ne sono certo, è dietro la porta.
Nel tuo cuore vedo vivere quel che il tuo cuore dimentica.

La tua anima è lontana, lontanissima da qui. La tua anima straniera
È una notte di bruma,
Di bruma e pioggia sporca sui faubourg
Dove la vita ha il colore freddo della terra,
Dove uomini moriranno senza aver conosciuto l’amore.

Un tempo mi hai già incontrato, lo ricordi?
Sì, un tempo tristemente lontano,
Nel paese dei libri antichi e delle antiche musiche,
Nell’azzurro crepuscolo di una casa tranquilla
Dalle finestre letargiche.

Il fantasma delle parole che non ricordi
O che non hai pronunciato,
Dona uno strano senso alla tua presenza lontana.
Decifro nel libro del tuo silenzio
La tua storia morta per sempre, perfino per te.

La mia pallida ragione è un’illusione di chiarezza,
Un giorno di sole antico
Sulla strada dove la tua gioia incontrò il tuo dolore.
Tutto ciò forse non è mai stato
Ma se te lo rivelassi, moriresti di paura.

È triste come un giorno d’inverno in periferia
Dove incede la morte cittadina,
Come la malattia e il lutto in un lungo equivoco,
Come un rumore di passi in una casa sconosciuta
Come le parole «il tempo che fu» quando l’ombra è sul mare.

Non voglio saper nulla del tuo passato. Vedo
Spegnersi il giorno,
L’ultimo giorno sul tuo volto e sulle tue mani.
Lasciami il piacere d’ignorare le strade
Per le quali il caso ha saputo guidarti fino a me.

Ritrovo nei tuoi occhi la realtà dei sogni,
Sogni sognati ai vecchi tempi
E visioni sbocciate al sole della vita.
Nella penombra avvelenata dalla pioggia
Tutta un’eternità volge al termine.

Riconosco in te esseri misteriosi,
Viaggiatori dalle mete segrete
Incontrati un tempo nella bruma delle stazioni
Dove tutti i rumori hanno la cadenza degli addii.
A volte hai persino l’aria di una fiera

Con le sue luci in lacrime e i suoi fetori
Di muffa e vizio,
Con la sua miseria e la gioia malata delle sue musiche.
Ricordi di nostalgiche case da gioco
Si mescolano al caos del mio nervosismo.

Se me ne andassi, se chiudessi la porta, che faresti?
Sarebbe forse
Come se i tuoi occhi non m’avessero mai visto.
Il rumore dei miei passi morrebbe senza eco sulla strada
E solo notte io vedrei alle tue finestre.

È come se tu dovessi lasciarmi oggi
Subito e per sempre
Senza farmi sapere da dove vieni, dove vai.
Piove sui grandi giardini spogli, la tua anima ha freddo,
Novembre seppellisce il paesaggio e la mia vita.

(Da: Sinfonia di Novembre e altre poesie)

(Traduzione di Massimo Rizzante)

Dello stesso autore: L’irreale

Ti amo, strada bambina

Ti amo, strada bambina
(Ojārs Vācietis Trapene Parish, Lettonia 13/11/1933 – Riga, Lettonia 28/11/1983)

Ti amo, strada bambina,
con tutta la tua calma irreale,
con la gioia pesata al chilo
e ciò che, sopra le righe, si strappa.
Ti amo nella tenebra antracite,
e nelle finestre che piangono lieta pioggia
e adesso – non con il primo amore –
ma con l’ultimo, oltre il quale non c’è niente,
quello dove il vento di ogni giorno tace,
quello dove tutto finisce e l’universo inizia,
ammesso che l’universo inizi da qualche parte.
Io non lo so. Ma lo saprò, forse.
Io ti amo, amo la vita in te,
amo tutte le brezze nella tua brezza
e tutti i soffioni nei tuoi denti di leone.
Non lo sapevo, che si potesse amare così.
Non lo sapevo, che la felicità potesse far male.
Pensavo che tutto il male fosse doloroso,
pensavo che tutto il male fosse malvagio.
Ti amo, vita.
Fa male?
Sì, alla fine fa male.

San Martino

San Martino
(Giosuè Carducci Valdicastello di Pietrasanta, LU 27/7/1835 – Bologna, 16/2/1907; Premio Nobel per la letteratura 1906)

La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor de i vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar.

(Da: Rime nuove, 1887)

Dello stesso autore: Ad AnnieAlle fonti del ClitumnoDavanti San GuidoPianto anticoTraversando la maremma toscana

Pezzi di me

Pezzi di me
(Martha Medeiros n. a Porto Alegre, Rio Grande do Sul, Brasile il 20/8/1961)

Son fatta di
sogni infranti
dettagli inosservati
amori irrisolti.

Son fatta di
pianti senza ragione
persone nel cuore
atti impulsivi.

Sento la mancanza di
luoghi che non ho conosciuto
esperienze che non ho vissuto
momenti che ho già dimenticato.

Sono
amore e affetto costante,
distratta quanto basta
non mi fermo un istante.

Già
ho avuto notti insonni
ho perso persone molto care
ho fatto cose non promesse.

Molte volte
ho desistito senza tentare
ho pensato a volte di fuggire, per non affrontare
ho sorriso per trattenere il pianto.

Sono dispiaciuta
per le cose non cambiate
le amicizie non coltivate
chi ho giudicato
ciò che ho detto.

Ho nostalgia
delle persone che ho conosciuto
dei ricordi che ho dimenticato
ed altri che temo di dimenticare,
degli amici che ho perso.

Ma continuo a vivere
e imparare.

Della stessa autrice: Lentamente muore

Con tutto il corpo

Con tutto il corpo
(Violeta Parra San Fabián de Alico, Cile 4/10/1917 – Santiago del Chile, Cile 5/2/1967)

L’essere umano è formato
da uno spirito e un corpo,
da un cuore che palpita
al ritmo dei sentimenti.

Non capisco gli amori
dell’anima sola
quando il corpo è un fiume
di belle onde.

Di belle onde, sì,
che gli danno vita;
se manca un elemento,
nera è la ferita.

Sappi che ti amo
con tutto il corpo.

(1966)

De cuerpo entero

El humano está formado
de un espíritu y un cuerpo,
de un corazón que palpita
al son de los sentimientos.

No entiendo los amores
del alma sola,
cuando el cuerpo es un río
de bellas olas.

De bellas olas, sí,
que le dan vida;
si falta un elemento,
negra es la herida.

¡Comprende que te quiero
de cuerpo entero!

Dello stesso autore: Gracias a la vida

Il vero amore non lascia tracce

Il vero amore non lascia tracce
(Leonard Cohen Montréal, Canada 21/9/1934 – Los Angeles, California, USA 7/11/2016)

Come la bruma non lascia sfregi
Sul verde cupo della collina
Così il mio corpo non lascia sfregi
Su di te e non lo farà mai

Oltre le finestre nel buio
I bambini vengono, i bambini vanno
Come frecce senza bersaglio
Come manette fatte di neve

Il vero amore non lascia tracce
Se tu e io siamo una cosa sola
Si perde nei nostri abbracci
Come stelle contro il sole
Come una foglia cadente può restare
Un momento nell’aria
Così come la tua testa sul mio petto
Così la mia mano sui tuoi capelli

E molte notti resistono
Senza una luna, senza una stella
Così resisteremo noi
Quando uno dei due sarà via, lontano.

Dello stesso autore: Il vero amore non lascia tracceQuesto è per te

Sera autunnale

Sera autunnale
(Maria Pina Ciancio n. a Winterthur, Svizzera nel 1965)

Viene la sera autunnale
e sul sentiero tra gli ulivi
ferma l’alato piede.

Tinge la nera veste fluttuante
l’aria intorno e annera
ogni lucore, abbuia
I contorni delle cose.

L’angelo muto passa
innanzi alla finestra illuminata
e l’attimo trattiene
in un tempo senza tempo.

In un brivido lieve
trascorre
l’esile mistica sera.

Della stessa autrice: Carla era sempre stata…

Coniugale

Coniugale
(Fernanda Romagnoli Roma 5/11/1916 – Roma 9/6/1986)

E affacciati guardando fluttuare
questa frangia di sera sui palazzi,
che di sprazzi vermigli ci colora
polene da balcone
fianco a fianco per vizio coniugale:
che cosa, strenuamente,
resiste in noi – che cosa, più reale
di quello che tentammo
o che insieme sbagliammo dall’inizio
sale dal fondo e ci annaspa nella mente
per attestare ch’è vera, che esiste,
ch’è nostra come un figlio anche malvagio
è nostro, come la vita – anche se sanguina
chinandosi come quest’aria in questa sera?

(Da: Il tredicesimo invitato, 1980)

Della stessa autrice: Bugia e veritàCristallo di roccaIl tredicesimo invitato