L’amore

L’amore
(Karmelo C. Iribarren n. a San Sebastián, Spagna il 19/9/1959)

Come il vento che trova
una fessura
e si infila nella casa
e scompiglia tutto
libri
bollette
poesie
così entra
nella vita
l’amore.

Niente è uguale a partire da allora,
quel caos
è la felicità.

Ma un giorno bisognerà riordinare.

Sei fortunato se non tocca a te.

(Da: Ondata di gelo, 2007)

Dello stesso autore: Che fortuna che hoLa lotta

E’ tardi

E’ tardi
(Marco Argentario seconda metà I sec. a.C. – prima del 40 d.C.?)

E’ tardi, e la lucerna già si spegne,
le strade tutte tacciono, e soltanto
Eros alato senza sonno vigila.
Non è più qui, non è più qui il mio amore!
Ancora vedo sul guanciale il segno
molle del volto, ancora sento il tenero
odore del suo seno roseo cinto,
ridere ancora la sua voce ascolto,
e non è qui, non è più qui il mio amore!

Sotto i colpi

Sotto i colpi
(
Nelo Risi Milano il 21/4/1920 – Roma 17/9/2015)

C’è gente che ci passa la vita
che smania di ferire:
dov’è il tallone gridano dov’è il tallone,
quasi con metodo
sordi applicati caparbi.

Sapessero
che disarmato è il cuore
dove più la corazza è alta
tutta borchie e lastre, e come sotto
è tenero l’istrice.

(Da: Pensieri elementari)

Dello stesso autore: “La vendetta “Questo è il Momento” mi son dettoSe…TelegiornaleTi raccontoTransito

Nel fiordaliso degli iridi

Nel fiordaliso degli iridi
(Adriana Scarpa Venezia 26/3/1941 – Treviso 19/10/2005)

Conserva ancora gli occhi di ragazza
mia madre.
Chissà nel fiordaliso degli iridi
quanti hanno tuffato lo sguardo
e hanno sognato
e si sono perduti.

Veste colori solari, mia madre,
mai i cupi toni del grigio,
mai il funereo nero;
porta calze velate
con disegni minuscoli
e colletti di pizzo
e jabots.

Il suo buongiorno, al mattino,
è il racconto
delle storie fantastiche
che ogni notte lei sogna
– in technicolor ci dice –
talvolta di principi e armigeri
(ancora sa amare le favole)
talaltra di convitati di pietra
e dongiovanni impenitenti
che forse le strizzano l’occhio.

Mia madre
ha quasi ottantanni.

Della stessa autrice: Alchimie per una donnaAnche il sangue ora taceCustode è un grilloE dopo ritrovo il mio spazioFelicemente stancaLa prima è stata LucyMilioni di donne

Oggi è sull’anima mia

Oggi è sull’anima mia
(Arturo Onofri Roma 15/9/1885 – Roma 25/12/1928)

Oggi è sull’anima mia come un velo di polvere
sopra un mobile antico… Quanto m’è dolce e triste
passar solo in un luogo dove altre volte ho visto,
pensoso, a capo chino, la mia ombra confondersi

ad un’ombra femminile!… Io amo, dunque, io amo
ancora le donne che amai e di cui m’annoiai?
Oh, no: il mio cuore è come un albero ed ogni ramo
è il ricordo soave d’un giorno che non fu mai:

il ricordo d’un sogno che mi cullò piangente
o che filò il mio cielo come una stella cadente.
Ore, stagioni, secoli, ditemi voi quant’anni
ho io, dunque, vissuto nei miei ventidu’anni!

(Da: Canti delle oasi)

Dello stesso autore: Le penombre

Appello

Appello
(Harry Martinson Jämshög, Svezia 6/5/1904 – Stoccolma, Svezia 11/2/1978; Premio Nobel per la letteratura 1974)

La luna piena risplende nel mare
e tu nel mio cuore.
La riva attende e invecchia. Tu non vieni mai.
Fugace il sentiero lunare sul mare che inghiottì
il veliero col quale a lungo avremmo vagato
condotti dal desiderio, suonando il flauto e la cetra
unendo canto e carne nell’argenteo vento.

(Da: Le erbe nella Thule, 1975)

Dello stesso autore: Al largo sul mareIl mattino delle etàPoesiaPoesia d’autunno

Pallagorio

Pallagorio
(Ofelia Giudicissi Curci Pallagorio, KR 11/5/1934 – Roma 13/9/1981)

Chiudo gli occhi e vedo
in fondo alla strada
un’acacia: paese del Sud
ritorto come le tue fiumare,
paese mio.
Dalla cupa malinconia
del mongolo,
al suono del triste campanaccio
che ritorna a sera
ti riconosco, paese indifferente,
paese mio.

Postumi

Postumi
(Amy Lowell Boston, Massachusetts, USA 9/2/1874 – Boston, Massachusetts, USA 12/5/1925 – Premio Pulitzer per la poesia 1926)

A scriverti imparai in giorni più felici.
Una scheggia strappata dal mio cuore
era ogni lettera, un pezzo appena tolto
a un mosaico di vita; donavo i suoi grigi, i suoi blu,
i suoi rossi vibranti in cambio di una lode.
Riducevo a brandelli la mia anima,
pavimento ai tuoi passi, e scivolavo
sotto di essi a renderli più dolci.
Le mie lettere – ora – fiori pallidi
sparsi su tombe in pianti sconsolati.
No, non chiedo compensi, sarò forte
(ma a te che importa?); i lunghi, tristi anni
passano e ancora spargo fiori fragili
e sussurri d’amore a orecchie sorde.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Della stessa autrice: Un dono

Valdossola

  75° anniversario della Repubblica partigiana dell’Ossola
10 settembre 1944 – 23 ottobre 1944

Valdossola
(Franco Fortini Firenze 10/9/1917 – Milano 28/11/1994)

E il tuo fucile sopra l’erba del pascolo.

Qui siamo giunti
Siamo gli ultimi noi
Questo silenzio che cosa.
Verranno ora
Verranno.

E il tuo fucile nell’acqua della fontana.

Ottobre vento amaro
La nuvola è sul monte
Chi parlerà per noi.
Verranno ora
Verranno.

Inverno ultimo anno
Le mani cieche la fronte
E nessun grido più.

E il tuo fucile sotto la pietra di neve
Verranno ora
Verranno.

Dello stesso autore: Agli dèi della mattinataAltra arte poeticaCanto degli ultimi partigianiL’internazionaleLontano lontanoSaggezzaUna sera di settembre