Inno a Venere

Inno a Venere
(Pietro Metastasio Roma 3/1/1698 – Vienna, Austria 12/4/1782)

Scendi propizia
   col tuo splendore,
   o bella Venere,
   madre d’Amore:
o bella Venere,
   che sola sei
   piacer degli uomini
   e degli dei.
Tu colle lucide
   pupille chiare
   fai lieta, e fertile
   la terra e ‘l mare.
Per te si genera
   l’umana prole
   sotto de’ fervidi
   raggi del Sole.
Presso a’ tuoi placidi
   astri ridenti
   le nubi fuggono,
   fuggono i venti.
A te fioriscono
   gli erbosi prati,
   e i flutti ridono
   nel mar placati.
Per te le tremule
   faci del cielo
   dell’ombre squarciano
   l’umido velo.
E, allor che sorgono
   in lieta schiera,
   i grati zefiri
   di primavera,
te, dea, salutano
   gli augei canori,
   che in petto accolgono
   tuoi dolci ardori.
Per te le timide
   colombe i figli
   in preda lasciano
   de’ fieri artigli.
Per te abbandonano
   dentro le tane
   i parti teneri
   le tigri Ircane.
Per te si spiegano
   le forme ascose;
   per te propagano
   l’umane cose.
Vien dal tuo spirito
   dolce e fecondo
   ciò che d’amabile
   racchiude il mondo.
Scendi propizia
   col tuo splendore,
   o bella Venere,
   madre d’Amore:
o bella Venere,
   che sola sei
   piacer degli uomini
   e degli Dei.

(Dagli Epitalami)

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