Prendi una donna

 Le poesie delle donne

Prendi una donna
(Marilù Oliva n. a Bologna)

Prendi una donna,
sventrala, insultala.
Sfasciale la grazia.

Ci vuole poco:
un pubblico marcio
applausi, moncherini.

Un palco invisibile,
accumuli di rabbia
e una connessione web.

Vomitale addosso
parole di fango,
inventati qualcosa.

Che – se è bella –
ha barattato il successo
con la sua bocca rossa.

Che – se si suda la vita –
è un’arrivista nata,
e pratica il bouldering.

Che – se è educata –
fa prestito a usura,
quando le conviene.

Che – se ha un’idea diversa –
è la solita rompicoglioni,
non poteva starsene zitta?

Che – se chiede più rispetto –
femminista di merda,
cosa vuoi: comandarci?

Che – se non ha figli –
invecchierà irrancidita,
quella sporca egoista.

Che – se li ha –
che cazzo si crede,
l’unica madre al mondo.

Che – se è da poco sbocciata –
chissà che combinerà,
tanto son tutte uguali.

Che – se il tempo passa –
ormai è vecchia,
già non esiste più.

Qualsiasi cosa faccia,
la strategia è sporcarla.
E che vale, no: non dirlo mai.

Della stessa autrice: Perché ho aspettato anni per denunciare la violenza?

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