Sonetto XXIII

Sonetto XXIII
(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

Come un pessimo attore in scena
colto da paura dimentica il suo ruolo,
oppur come una furia stracarica di rabbia
strema il proprio cuore per impeto eccessivo,

anch’io, sentendomi insicuro, non trovo le parole
per la giusta apoteosi del ritual d’amore,
e nel colmo del mio amor mi par mancare
schiacciato sotto il peso della sua potenza.

Sian dunque i versi miei, unica eloquenza
e muti messaggeri della voce del mio cuore,
a supplicare amore e attender ricompensa

ben più di quella lingua che più e più parlò.
Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore
è intelletto sottil d’amore intendere con gli occhi.

Dello stesso autore: L’orrore del realeSonetto XIISonetto XVIIISonetto XXIVSonetto XXVSonetto XXVIISonetto XXIXSonetto XXXSonetto XLVI e XLVIISonetto LXIISonetto LXXSonetto LXXVSonetto XCIISonetto CIXSonetto CXVISonetto CXXVIIISonetto CXLITutto il mondo è un palcoscenico

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