Separazione

Separazione
(John Berger Stoke Newington, Londra, Regno Unito 5/11/1926 – Parigi, Francia 2/1/2017)

Noi con la nostra lingua vagabonda
noi con i nostri incorreggibili accenti
e un’altra parola per dire latte
noi che arriviamo in treno
e ci abbracciamo sulle banchine
noi e i nostri carretti
noi la cui voce quando manchiamo
viene incorniciata sulla parete della camera da letto
noi che dividiamo tutto
e nulla –
questo nulla che spezziamo in due
e mandiamo giù con un sorso
della stessa bottiglia,
noi che dal cuculo
abbiamo imparato a contare,
in che valuta
hanno cambiato il nostro canto?
Nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?

Noi siamo esperti di regali
sia di quelli incartati
che degli altri lasciati di nascosto.
Prima di partire nascondiamo gli occhi i piedi i dorsi.
Quel che prendiamo va sulla reticella portabagagli.
Ci lasciamo indietro gli occhi
nelle finestre e negli specchi
ci lasciamo indietro i piedi
sul tappeto accanto al letto
ci lasciamo indietro i dorsi
nella calcina dei muri
e le porte appese ai cardini.

La porta chiusa alle nostre spalle
e il rumore delle ruote del carro.

Siamo anche esperti nel portare.
Portiamo con noi anniversari
la forma di un’unghia
il silenzio del bambino addormentato
il sapore del vostro sedano
e la parola che usate per dire latte.

Nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?

Binario unico, scambi e
scali di smistamento
leggono ad alta voce per noi.
Nessuna poesia ha versi altrettanto lunghi
di quelli che abbiamo preso noi.
Come i venditori di cavalli sappiamo
guardare in bocca una distanza
e giudicarne la sofferenza dai denti che ha.

A dorso di mulo, a piedi
sugli aerei e sui camion
nei nostri cuori
portiamo tutto,
raccolti, bare, acqua,
olio, idrogeno, strade,
lillà in fiore e
la terra gettata nelle fosse comuni.

Noi con le nostre brutte notizie forestiere
e un’altra parola per dire latte
nei nostri letti solitari
che ne sappiamo noi di poesia?

Al pari delle levatrici sappiamo bene
come le donne portano in grembo i bambini
e come partoriscono,
al pari degli studiosi sappiamo bene
cos’è che fa vibrare una lingua.

Il nostro carico.
Il rimettere insieme quello che è stato separato
fa vibrare una lingua.
Attraverso i millenni e la strada del villaggio
attraverso tundre e foreste
attraverso addii e ponti
verso la città del nostro figlio
tutto deve essere portato.

Portiamo la poesia
come i carri bestiame del mondo
portano il bestiame.
Presto dalle fiancate
li faranno scendere.

1985

(Da: Pagine della ferita, 1999)

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