Se solo potessi possedere il tutto che è in te

Se solo potessi possedere il tutto che è in te
(Dahlia Ravikovitch Ramat Gan, Israele 17/11/1936 – Tel Aviv, Israele 21/8/2005)

Se solo potessi possedere il tutto che è in te,
come potrei mai possedere il tutto che è in te,
anche più degli idoli più amati,
più del tutto cavato dalle montagne
più delle miniere
di brace ardente,
diciamo pure miniere di brace spenta
e il respiro del giorno come una feroce fornace.

Se si potesse afferrarti fino alla fine degli anni,
in che modo si potrebbe afferrarti dalla fine degli anni,
in che modo si potrebbe allungare un solo braccio,
come un ramo d’un fiume africano,
come si vede in un sogno la Baia delle Tempeste,
come si vede in un sogno una nave affondata,
come s’immagina un cuscino di nubi,
nubi di gigli cuscini del corpo,
ma se anche lo vorrai, non ti porteranno,
non credere che ti porteranno.

Se si potesse per intero impadronirsi del tutto che è in te,
se si potesse impadronirsi di te come un metallo,
come colonne di rame,
come una colonna di rame purpureo
(la colonna che ho ricordato la scorsa estate)
e il fondo dell’oceano che non ho mai visto,
e il fondo dell’oceano che posso vedere
con i suoi mille gorgogli d’aria,
mille e uno respiri profondi.

Se uno potesse solo possedere il tutto che sei adesso,
come potresti mai essere per me quello che io stessa sono?

Della stessa autrice: Ogni giorno mi sveglio nuovamente dal sonno

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