Il mio indirizzo

Il mio indirizzo
(Amrita Pritam Gujranwala, Pakistan 31/8/1919 – Delhi, India 31/10/2005)

Oggi ho cancellato il numero di casa,
Ho tolto anche il nome della via dove vivo
e ho eliminato tutte le indicazioni stradali;
ma se tu davvero vuoi trovarmi,
bussa alla porta nelle vie di ogni città
di ogni paese. È una maledizione e una benedizione insieme…
e dovunque trovi uno spirito libero – quella è la mia casa.

(Da: Di volta in volta e altre poesie, 1975)

Libertà

Libertà
(Nada al-Hajj n. in Libano nel 1958)

Costruiamo castelli in aria
navighiamo sui nostri sogni
liberiamo una gazzella in aperta campagna
coloriamo la terra con i colori del cielo
recintiamo le sabbie del deserto
con l’erba del cuore e le lacrime della generosità.
Affinché tu possa abitarvi
scuoterti e raccoglierti
rafforzarti e trasgredire
stupirti e sottrarre
ogni cosa che ti assomiglia
occupare le tue pupille
affinché tu possa guardare con sguardo nuovo.
Camminare o volare
abitare nella tempesta o nell’etere
superare le sorgenti e lo stagno.
Tu sei libero di pensare
sei il ribelle, il mago oppure il naufrago
nelle tenebre del deserto
sei libero di volare
sei libero di fare qualsiasi cosa.
Schiavi di noi stessi, dei nostri amori, dei nostri sovrani
schiavi dei confini, dei sensi e delle parole
schiavi delle apparenze, delle abitudini e delle credenze
schiavi sottomessi
sognatori
ribelli
fendete il cuore che vi ha ferito
e gettatelo nel fuoco!
Liberatevi degli abiti consunti
diffondete le foreste
fuggite dai vostri carnefici
razziate le navi perché sono le vostre mura
fate tacere gli anni e i secoli
per allontanare le vostre anime
scalate i miracoli con la vostra fantasia
siate l’inizio e la fine
il sole e la luna
condensate gli elementi dell’universo nei vostri pori
colpite a fondo,
per il vostro Signore, non è forse la libertà cibo squisito?

(Da: "Non ho peccato abbastanza", antologia di poetesse arabe contemporanee)

Della stessa autrice: Seguimi

La pioggia è il tuo vestito

La pioggia è il tuo vestito
(Corrado Govoni Tàmara, FE 29/10/1884 – Lido dei Pini, RM 20/10/1965)

La pioggia è il tuo vestito.
Il fango è le tue scarpe.
La tua pezzuola è il vento.
Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca
e la notte dei fieni i tuoi capelli.
Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle
è il fuoco della terra e delle stelle.

(Da: Govonigiotto, 1943)

Dello stesso autore: CharlotCol bacio mi sembrò di berti l’animaLa siesta del micioNataleQuanto potè durare il tuo martirioSe una cava di rossa pozzolanaSu l’AppiaTu, Dio…

Majakovsky

Majakovsky
(
Etel Adnan n. a Beirut, Libano il 24/2/1925)

1

Majakovsky, dove sei?

Potrei venire a prenderti
alla stazione,

potremmo parlare del tempo
sulla strada del ritorno,

e se verrai in autobus
potrò aspettarti
al capolinea

e nel caso trovassi abbastanza danaro
da venire in aereo,

mi alzerei presto e ti
aspetterei.

Non dirmi caro Vladimir
che hai perso il mio indirizzo,

e che non verrai,
né domani, né mai,

io continuerò ad aspettarti
perché ci sentiamo tristi

qui, e altrove, in Europa
o in California.

Sappiamo tutti che
la tua rivoluzione fu sanguinosa

ma ora il mondo sanguina
e non c’è alcun cambiamento, alcuna speranza,
in vista.

Sei sotto i nostri piedi, Majakovsky
nel caso le tue ossa si siano tenute ancora insieme,

malgrado gli anni,

lascia che ti informi che
i poeti stanno lasciando le loro camere,
a centinaia,

in cerca di te, in ogni
treno, aereo e automobile,

e, di notte, nei porti.

2

In una luce grigia e fuggitiva
sto ascoltando una partita di baseball

fissando un punto nello spazio
fra la radio e Majakovsky

la mia squadra non vince
fin da quando la rivoluzione vacillò

sotto il terribile peso delle nostre
aspettative

così fingiamo di giocare a scacchi
con i russi

o di andare a sciare nell’Artico
come i norvegesi
in gita

ma sono i problemi
che vengono da noi,

ci trovano a leggere i tuoi libri,
Majakovsky, le pagine ingiallite
dalla polvere;
siamo cento anni più giovani,
e aspettiamo con te il segnale
che cambierà il mondo.

3

Continuo a chiedere dove
si nasconde il poeta e ricevo sorrisi e
sguardi di sconcerto in risposta

Vado lungo i viali della
città, sperando di vederlo dietro
una finestra

Ho bussato alla porta di Lili Brik,
i vicini mi hanno gridato che
è andata a Parigi

leggo i giornali e i necrologi,
ma non trovo il suo nome.

Non è buio, stanotte,
a Mosca, a causa della neve.

Di ritorno all’albergo, c’è
una chiamata telefonica: Majakovsky
si è suicidato…

Non lo sapevo.

4

Nella Berezina della mia infanzia
i soldati morivano per il freddo
e Napoleone perdeva la guerra

io piangevo per i cavalli perché,
distesi sulla schiena, incombevano
più grandi dei miei genitori

In questi giorni, vago fra
i caffè di North Beach, agognando segnali
di avventura.

Qualcosa, tuttavia, mi opprime
il respiro. I clienti sono felici
in questo particolare momento, celebrano
la stagione,

sono confusa.

5

Il futuro di questo momento sarà troppo
squallido per importare. Le notizie creano
alienazione e paura.

L’illuminazione si deve trovare nelle
querce, non nel mio cuore. Cerco
un poeta con cui condividere una notte
di conversazione.

Ricordo che i treni in Turchia
emettevano biossido di carbonio mentre
l’impero si sgretolava.

e che le donne bevevano tè
sull’orlo dei loro desideri.

6

Ho amici che scrivono poesie mistiche
in giorni estatici, i loro piedi nudi
giocano con l’oceano. Le loro macchine
brillano davanti alle porte di casa, dimenando
la coda con impazienza.

Le loro sono poesie carine che svelano
il mondo come i giovani uomini scoprono
il loro primo amore

Ho altri amici – vero è che
vivono lontano dalla Bay – che mettono in codice
le loro poesie sulla pelle del loro cervello.
Vivono in luoghi così affollati che
fanno i turni e dormono due ore
per volta.

Poiché l’assedio impedisce loro di trovare
carta e inchiostro, sognano di tagliarsi
le vene, una mattina, per scrivere una
lettera alle loro madri.

7

Majakovsky, i fratelli gemelli
Sangue e Morte ti condussero nelle loro
camere buie, murate e vuote,

ma le tue visioni segrete viaggiano
di paese in paese, alloggiano
in menti diverse, ed edifici
diversi.

8

Raccogliere cibo per l’anima
nei libri di grammatica ci trattiene dall’avanzare
oltre; perdiamo il linguaggio, il canto e
la coesione.

Dovremmo restare dove siamo, con
le idee sull’immortalità che giocano a bocce come
il sole stesso, ieri, visibilmente
una fornace pronta a ridurre ogni cosa
in raggi scintillanti.

(…)

10

Ti ha portato qualcuno a riva in quella
notte oceanica oppure nuvole
in pantaloni ti hanno lasciato cadere sul marciapiede
mentre l’Esercito celebrava
il Primo Maggio?

Voglio una parata per il poeta caduto,
un minuto di silenzio, dei fiori…
Lì, mentre piange in silenzio fra
il corpo inanimato di suo figlio e il tuo,
vedo Achhmatova.

11

C’era, molto prima che tu e io
nascessimo, una donna, con un grembiule
blu, che versava latte
nella tazza di un pittore

Poi comparisti tu,
alto, selvaggio e indifferente,
sul palcoscenico illuminato
della sua cucina

Gli anni erano turbolenti,
gli studenti ti leggevano
a letto nelle stagioni
di febbre alta

e Vermeer lavorava al tuo
ritratto.

12

Majakovsky, di dove viene il vento che
porterà i miei pensieri fino a te?

Sono andati tutti: Imam Ali, il Che,
Ghassan Kanafani e tu…

restano i duri.

Questa primavera, i pianeti si sono allineati
come prigionieri in attesa
di essere trucidati… nello splendore
dell’immenso cielo

le parole conficcate nella mia gola sono
sassi scintillanti,
il proiettile che
ti ha ucciso.

Siamo arrabbiati, e tu sai
cosa vuol dire.

13

Caro M,

con le camicie
portate al rovescio,
le loro diete e
il piangere

– sono troppo ricchi, naturalmente,

continuano a saccheggiare le giungle,
imbrigliare i fiumi e a
discutere di barche da diporto.

Alcuni di noi pensano che tu non
stia peggio
nel tuo non-mondo
della gente emaciata che
affolla i barrios delle
Americhe.

14

Carissimo,

i colori ruotano vorticosamente
nel cervello

quando si guarda
nel vuoto

lasciato dalla dipartita
del tempo

particelle di energia
si riversano negli occhi

e uno smette
di riflettere se sia

meglio vivere
o morire.

(Traduzione: Raffaella Marzano)

Della stessa autrice: Jenin

La giovinezza chiama la vecchiaia

La giovinezza chiama la vecchiaia
(Dylan Thomas Swansea, Regno Unito 27/10/1914 – New York, USA 9/11/1953)

Anche tu hai visto il sole, un uccello di fuoco,
Avanzare sulle nuvole nel cielo dorato,
Hai conosciuto l’invidia dell’uomo e le sue fragili passioni,
Hai amato e perduto.
Tu, che sei vecchio, hai amato e perduto come me
Tutto quello che è bello ma nato per morire,
Hai tracciato i tuoi segni nell’incalzante gelo.
E hai passeggiato di notte sulle colline,
Ti sei scoperto il capo sotto il cielo vivo,
A mezzogiorno hai camminato nella luce,
Assaporando la mia stessa gioia.
Ci separano anni, ma non conta: la giovinezza
Chiama l’età attraverso gli anni stanchi:
«Che hai trovato, – le grida, – che hai cercato? »
«Quello che tu hai trovato», – risponde la vecchiaia lacrimando. –
«Quello che tu hai cercato».

(Da: Poesie inedite)

Dello stesso autore: Pranzo da MussoliniQuesto pane che spezzoQui in primavera

Il mio amante

Il mio amante
(Wendy Cope n. a Erith, Regno Unito il 21/7/1945)

E ora parlerò del mio amante, che rimarrà senza nome.
Perché a 49 anni sa fare il rumore di cinque diversi tipi
di camion che cambiano le marce in salita.
Perché a volte lo fa sulle scale del posto dove lavora.
Perché poi si vergogna quando gli altri lo sentono.
Perché sa anche imitare almeno tre tipi diversi di treni.
Perché questi includono: la metropolitana di Londra,
il treno a vapore e il trenino elettrico
delle Ferrovie Meridionali.
Perché tifa per il Tottenham Hotspur con gioiosa
e immutabile devozione.
Perché odia l’Arsenal, i cui tifosi sono rozzi e incivili.
Perché spiega che gli Spurs sono magici, mentre l’Arsenal
è noioso e sta sempre in difesa.
Perché io non ne sapevo niente fino a sei mesi fa,
e non mi curavo di saperlo.
Perché ora tutto questo mi affascina.
Perché lui si esibisce per gradi, dieci.
Perché, primo, si presenta come una persona gentile,
seria e mentalmente libera.
Perché, secondo, affronta molti pranzi, discutendo a tavola
della vita e dell’amore senza mai nominare il calcio.
Perché, terzo, sta attento a non rivelare quanto detesti
avere la peggio in una discussione.
Perché, quarto, parla delle donne del suo passato,
riconoscendo che in parte è stata colpa sua.
Perché, quinto, è talmente ragionevole che tendi a dubitarne.
Perché, sesto, si autoinvita per un drink una sera.
Perché, settimo, in due vi scolate due bottiglie di vino.
Perché, ottavo, si ferma per la notte.
Perché, nono, non vedi l’ora di rivederlo.
Perché, decimo, non si fa vivo per giorni.
Perché avendo raggiunto lo scopo ritorna ai suoi interessi.
Perché non salterà nemmeno un’ora del corso serale
o una sola prova di coro a causa di una donna.
Perché è quasi sempre fuori casa.
Perché non riesci nemmeno a trovarlo al telefono.
Perché è il tipo d’uomo che da generazioni fa impazzire
le donne.
Perché, è triste ammetterlo, questo pensiero non basta
a farti rinsavire.
Perché è affascinante.
Perché è buono con gli animali e coi bambini.
Perché la sua voce è rassicurante e sexy allo stesso tempo.
Perché guida una vecchissima Vauxhall Astra station wagon.
Perché va a 130 sull’autostrada.
Perché quando lo supplico di rallentare dice: “Non intendo
andare più piano di così”.
Perché è convinto di conoscere le strade meglio di chiunque
altro sulla terra.
Perché non insiste per avere consigli dai suoi passeggeri.
Perché se mai dovesse perdersi sarebbe un bell’inferno.
Perché qualche volta mi fa dormire dalla parte sbagliata
del mio letto.
Perché non puoi dargli ordini.
Perché ha questa dote, che gli sta bene mangiare
i bastoncini di pesce surgelati o il cibo cinese già pronto
o prepararsi la cena da solo.
Perché sa come cucino ed è realista.
Perché mi prepara tazze di cacao densissimo con le bollicine.
Perché beve e fuma almeno quanto me.
Perché è ossessionato dal sesso.
Perché non direbbe mai che è sopravvalutato.
Perché è cresciuto prima della società permissiva
e si ricorda della sua adolescenza.
Perché non insiste nel ripetere che è sano e naturale,
né mi chiede cosa vorrei che facesse.
Perché ha alcune idee tutte sue.
Perché non è mai stato capace di dormire a lungo
e la notte parla con me fino a tardi.
Perché ci logoriamo a vicenda con la nostra insonnia.
Perché mi fa sentire come una lampadina che non può
spegnersi da sola.
Perché ispira una poesia dopo l’altra.
Perché è pulito e ordinato ma non si preoccupa
troppo del suo aspetto.
Perché permette al barbiere di tagliargli i capelli troppo corti
e per due settimane va in giro che sembra un carcerato.
Perché quando metto una collana e gli chiedo se
mi sta bene risponde: “Sì, se No vuol dire provarne altre tre”.
Perché è rimasto scioccato quando i compagni di squadra
più giovani hanno cominciato a usare il talco negli spogliatoi.
Perché la sua mascolinità vecchio stile è per me
fonte di continuo divertimento.
Perché la cosa lo rende perplesso.

Della stessa autrice: Idillio

La casa sulla strada

La casa sulla strada
(Vesna Parun Zlarino, Zlarin, Šibenik, Croazia 10/4/1922 – Stubičke Toplice, Croazia 25/10/2010)

Ero stesa nella polvere sul ciglio della strada.
Non vidi il suo volto.
Né lui vide il mio.

Impallidirono le stelle e l’aria si fece blu.
Non vidi le sue mani
Né lui vide le mie.

L’oriente mutò in un limone verde.
Ho aperto gli occhi per un uccellino.

Allora seppi chi amai
per la vita intera.
Allora lui seppe di chi le povere mani
abbracciava.

E l’uomo il suo fardello prese, e partì
in lacrime verso la sua casa.
E la sua casa è la polvere della strada
com’è anche casa mia.

(Da: Né sogno né cigno, 1999)

(Traduzione: Jacqueline Spaccini)

Son membra d’un corpo solo i figli di Adamo

Giornata delle Nazioni Unite

Son membra d’un corpo solo i figli di Adamo
(Saadi Shirazi Shiraz, Iran 1184 – Shiraz, Iran 28/12/1291)

Son membra d’un corpo solo i figli di Adamo,
da un’unica essenza quel giorno creati.
E se uno tra essi a sventura conduca il destino,
per le altre membra non resterà riparo.
A te, che per l’altrui sciagura non provi dolore,
non può esser dato nome di Uomo.

(Trad. Mario Casari)

(Compare all’ingresso della sede delle Nazioni Unite di New York)

Dello stesso autore: L’uom ch’è facondo

Il fiume lo sa

Il fiume lo sa
(Sunil Gangopadhyay Distretto di Faridpur, Bangladesh 7/9/1934 – Calcutta, India 23/10/2012)

Sulla riva del fiume resta solitaria
la camicia azzurra di qualche infelice
Non c’è nulla, neppure la chiara luce del giorno
Un giorno inutile pieno d’ombra
Dove è andato quell’uomo?
Nell’acqua, all’improvviso,
cercando un inferno che coprisse il suo cuore?
O forse si è sdraiato
nell’ornato silenzio del bosco?
Sul suo corpo sono cadute
alcune foglie
Gli infelici non lasciano tracce
dei passi perduti
Ma sulla riva del fiume questo sciame di fili azzurri
sembra la favola vera di ogni vita
Come se l’essenza di qualche respiro,
la vanità di un regno perduto, una lettera spiacevole
fossero mie, perché fui io che un giorno
qui affogai in silenzio: il fiume lo sa.

Dietro il sole la notte

Dietro il sole la notte
(Tone Pavček Storm King Mountain, New York, USA 12/6/1892 – New York, USA 18/6/1982)

Corremmo all’infinito, a perdicuore, dietro il sole e la notte;
ci tuffammo dentro il profondo vino solitario d’amore;
toccammo terra, ed era grigia e densa, e soffice di cenere il mattino.
Sì, il giuramento fu vano – illusione, forse, di quel profondo aereo vino.
Ma pensa, figlio, ma credimi, figlia: se non avessimo giurato azzurro
allora, non fareste oggi,
danzando dietro il sole e la notte,
quello stesso cammino.