Gitano altrove

Gitano altrove
(Ennio Cavalli n. a Forlì il 29/10/1947)

Lascio segni impercettibili,
briciole del mio pane:
qualche bottone perso per il mondo,
un foglio sotto la zampa del tavolo
che dondolava,
dei graffi sul tronco dell’eucalyptus,
coriandoli agli incroci che inghiottirono
donne fatali,
un verso per il pomodoro
ai profumi del Messico.

Sono un padre gitano,
torno con dei segreti
da un nuovo oceano, con altri orari.

Sentirai motivi familiari
da qui ai musicanti di Brema,
toccherai l’asino portafortuna
all’angolo col Municipio.
Vedrai New York lucente
e grattacieli l’uno nell’altro,
specchiato amore.
Dormirai su una nave
nella riga di mare senza ghiaccio
verso Helsinki.

A Parigi la meccanica dei tacchi a spillo.
A Leningrado una bambina,
figlia del custode del Museo,
educata alle meraviglie.
Il parco del barone d’Assia
con gli uri già scomparsi, pallidi,
d’argento e polvere.

In qualche libro incontrerai
parole lievi sottolineate:
estratto di tante letture,
premio della lotteria.

Sei invitato a Natale
su nevi distanti,
coscia di renna l’amica svedese.
Solo, in quella trattoria
nella nebbia fuori Cremona:
la polenta nel piatto, maschera
senza sugo.

Ti ho pensato nei sopralluoghi,
ho lasciato dei segni.
Troviamoci nel mezzo del tuo viaggio.
Anche se sarò assente,
gitano altrove.

(Da: Po e Sia)

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