Questa è la condizione dell’esistenza

Questa è la condizione dell’esistenza
(Antoine de Saint-Exupéry Lione, Francia 29/6/1900 – Marsiglia, Francia 31/7/1944)

Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai.
Certo che ce ne faremo.
Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.

Dello stesso autore: Insegnami l’arte dei piccoli passi

La Regina

La Regina
(Pablo Neruda Parral, Cile 12/7/1904 – Santiago, Cile 23/9/1973 – Premio Nobel per la letteratura 1971)

Io ti ho nominato regina.
Ve n’è di più alte di te, di più alte.
Ve n’è di più pure di te, di più pure.
Ve n’è di più belle di te, di più belle.

Ma tu sei la regina.

Quando vai per le strade
nessuno ti riconosce
Nessuno vede la tua corona di cristallo, nessuno guarda
il tappeto d’oro rosso
che calpesti dove passi,
il tappeto che non esiste.

E quando t’affacci
tutti i fiumi risuonano
nel mio corpo, scuotono
il cielo le campane,
e un inno empie il mondo.

Tu sola ed io
tu sola ed io, amor mio,
lo udiamo.

Dello stesso autore: Acqua sessualeCorpo di donnaDietro di me sul ramo voglio vedertiDonna Completa – Sonetto XIIDove sarà la Guglielmina?Due amanti felici – Sonetto XLVIIIÈ il mattino pienoGente di terra italianaHo fame della tua boccaIl bacioIl figlioIl silenzioIl tuo sorrisoL’amoreL’esilioLa notte nell’isolaLa poesiaLa povertàLo scioperoNon t’amo come se fossi rosa di sale – Sonetto XVIINon t’amo se non perché t’amo – Sonetto LXVINuda – Sonetto XXVIIOde al caneOde al fiore azzurroOde al giorno feliceOde al libro IIOde al primo giorno dell’annoOh Estate!Ormai sei mia – Sonetto LXXXIPer il mio cuorePerché tu mi odaPrima d’amartiQuando il riso ritira dalla terraQui stanno il pane, il vino, la tavola, la dimoraSe saprai starmi vicinoSpiego alcune coseTristissimo secoloUn giorno, uomo o donna, viandante…

30 luglio 1981 – 30 luglio 2019
Felice anniversario

Veronica asciuga il Volto di Gesù

Veronica asciuga il Volto di Gesù
(Frank McGuinness n. a Buncrana, Irlanda il 29/7/1953)

Ho visto una donna che cercava sua figlia.
Sventolava una bandiera bianca per lande ostili.

O forse mi sono sbagliato?
Forse ero io
Il bianco, il pericolo, la donna?
Come fossimo buoni vicini
Lei mi venne vicino,
Chiedendo,
La bambina, avevo visto la sua bambina nei miei viaggi
In capo al mondo
E ritorno?

Mi disse che si chiamava Veronica.

Come chi evita la carica di un toro
Impazzito dal dolore
Deciso solo a fare male,
Lei tende un drappo
Per asciugare il mio volto ferito,
Imprimendovi
Il riflesso di un altro.

Il suo riflesso o il mio?

Non riuscivo a decidere
Ma la sua voce aveva il sapore
Del vino che toglie la sete.

(Da: Arimathea, Brandon, p.201, Dublin 2013)

Il futuro

Il futuro
(Gianni Rodari Omegna, VB 23/10/1920 – Roma 14/4/1980)

Il futuro, credetemi,
è un gran simpaticone,
regala sogni facili
a tutte le persone.
«Sarai certo promosso»
giura allo scolaretto.
«Avrai voti lodevoli,
vedrai, te lo prometto».
Che gli costa promettere?
«Oh, caro ragioniere,
di cuore mi congratulo;
lei sarà cavaliere!».
«Lei che viaggia in filobus,
e suda e si dispera:
guiderà un’automobile
entro domani sera».
«Lei sogna di… far tredici?»
Ma lo farà sicuro!
Compili il suo pronostico
ci penserà il futuro!
Sogni, promesse volano…
Ma poi cosa accadrà?
Che ognuno avrà il futuro
che si conquisterà.

Dello stesso autore: Alla BefanaAutunnoCarnevaleDall’uovo di PasquaFilastrocca dell’amiciziaFilastrocca di capodannoFilastrocca di ferragostoIl gatto invernoIl giornalistaIl mago di NataleIl vestito di ArlecchinoL’anno nuovoLa luna di KievLo zampognaroPromemoriaUn bambino al mareUna volta per erroreViva i coriandoli di Carnevale

Il mendicante

Il mendicante
(Mikhail Lermontov Mosca, Russia 15/10/1814 – Pjatigorsk, Russia 27/7/1841)

Sulla porta di un santo convento
Un poveretto chiedeva la carità,
Magro, sofferente ed oppresso
Dalla fame, dalla sete, dalla povertà.

Chiedeva solo un pezzo di pane,
E lo sguardo mostrava la sua pena,
E qualcuno un sasso posò
Sulla sua mano distesa.

Così io imploravo il tuo amore
Con pianto amaro e ardente;
Così i miei sentimenti migliori
Eran delusi da te per sempre!

(1830)

Elegia per una nonna

Elegia per una nonna
(Jean Feraca n. a New York, USA nel 1943)

Le ci volle molto ad invecchiare,
muovendo con rotta costante verso il centro
come una mela si ritira dalla buccia,
finché toccò
i semi duri del nocciolo.

Anni dopo, il suo bastone
appeso alla maniglia
della porta aperta
bussò piano —

lei stava in ombra sotto l’arco
sollevando la lampada
fievole del volto, i capelli bianchi
arrotolati indietro, gli zigomi
quasi liberi: vecchia
civetta su un albero
di costole, che predica
dall’alto dell’impalcatura delle sue ossa.

Alla fine vagava,
brancolava in camicia da notte
nei lunghi corridoi. La trovarono
schiantata nella sedia Impero
bianca tra le ombre
oblique di quella stanza piena di troni.

(1970)

(Da: La poesia femminista – antologia di testi poetici del MOVEMENT, a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia, Savelli, 1977)

Un giorno credi

Un giorno credi
(Edoardo Bennato n. a Napoli il 23/7/1946)

Un giorno credi di essere giusto
E di essere un grande uomo
In un altro ti svegli e devi
Cominciare da zero.
Situazioni che stancamente
Si ripetono senza tempo
Una musica per pochi amici,
Come tre anni fa.
A questo punto non devi lasciare
Qui la lotta è piu’ dura ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di piu’.
Sei testardo, questo è sicuro,
Quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi.

Quando ti alzi e ti senti distrutto
Fatti forza e va incontro al tuo giorno
Non tornare sui tuoi soliti passi
Basterebbe un istante.
Mentre tu sei l’assurdo in persona
E ti vedi gia’ vecchio e scadente
Raccontare a tutta la gente
Del tuo falso incidente.
Mentre tu sei l’assurdo in persona
E ti vedi gia’ vecchio e scadente
Raccontare a tutta la gente
Del tuo falso incidente.

Dello stesso autore: L’isola che non c’è

Preghiera


Preghiera

(Anna Maria Ortese Roma 13/6/1914 – Rapallo, GE 9/3/1998)

Fatemi fuggire
da questo paese strano,
ve ne prego con le mani
giunte, fatemi
andare lontano.

Dove la gente parla
in modo buono e sereno,
dove nessuno mente,
dove nessuno trema.

In Islanda, forse,
o dove comincia il Polo,
il freddo terribile rende
gli uomini sereni e buoni.

Dove c’è il sole non posso,
non me la sento di stare,
e dove c’è folla non voglio,
non posso più abitare.

Tutte queste macchine atroci,
queste parole di minaccia,
queste scene di beffa,
questi patiboli in piazza.

L’uno a vedere come
muore l’altro. Dante vide
queste cose settecento
anni fa.

Era profeta, o grande
cronista del Futuro?

(Da: La luna che trascorre)