Bambini lontani

Bambini lontani
(Marina Pratici n. a Viareggio, LU il 16/9/1961)

Sono madre di bambini lontani
dagli sguardi infiniti
dai corpi piegati per mancanza
di pane.
Di bambini mangiati da orchi affamati
comprati per strada
come abiti smessi in squarci
di sole.
Di bambini cresciuti al canto di mitra
tra odore di colla
e voli minati in campi arati
dal loro dolore.
Di bambini dai capelli caduti
per nubi irradiate
con veleni sospesi
sul loro domani.
Di bambini negati
nel corpo e nel cuore
dagli organi strappati,
prigionieri di foto
e di un malo amore.

E vorrei braccia più grandi
per poterli cullare,
mani più forti
per poterli salvare,
giorni più lunghi
per poterli incontrare.

E a volte vorrei correre, correre,
per poterli scordare…

Della stessa autrice:
Sei

Resurrezione

Resurrezione
(Giorgio Barberi Squarotti Torino 14/9/1929 – Torino 9/4/2017)

L’albicocco rinato d’improvviso
e le foglie già lucide e scurite
come per piena luce e intatti i petali;
esitando si arrampica sul ramo
scabro il gattino nero ch’è scomparso
in autunno di tanti anni fa, il pino
che sembrò fulminato da una nuvola
buia di grandine e di falsi folgori;
bussa al cancello ansiosa la vicina
ancora un po’ tremante, recando ireos
impalliditi e gigli, e il contadino
con le ultime mele d’altri inverni
rimaste nella paglia sotto i travi
dove c’è ancora il segno della corda;
c’è un soffio di vento mite quando esce
dalla porta mia madre, rivolto il trepido
timore verso le altre voci ancora
un po’ incerte; il sole s’alza da estremi
sogni di nuvole o nebbie, nel giorno
che proclama trionfante l’anelito
di nuova vita, dopo i tempi oscuri
e confusi di lunghissime piogge
e silenzio.

Torino, 1 aprile 2002

Non guardare il volto

Non guardare il volto
(Victor Hugo Besançon, Francia 26/2/1802 – Parigi, Francia 22/5/1885)

Non guardare il volto
fanciulla, guarda il cuore.
Il cuore di un bel giovane è spesso deforme.
Ci sono cuori in cui l’amore non si conserva.
Fanciulla, l’abete non è bello,
non è bello come il pioppo,
ma d’inverno mantiene le foglie.
Ahimè! A che serve dir questo?
Chi non è bello ha il torto di esistere;
la bellezza ama solo la bellezza.
Aprile volge le spalle a Gennaio.
La bellezza è perfetta.
La bellezza può tutto.
La bellezza è la sola cosa che non esiste a metà.
Il corvo vola solo di giorno.
Il gufo vola solo di notte.
Il cigno vola notte e giorno.

Dello stesso autore: A Juliette DrouetHo incontrato in strada…Lavoro minorileStelle cadentiUn bacio, e tutto è stato detto

L’amore che tace

L’amore che tace
(Gabriela Mistral Vicuña, Cile 7/4/1889 – New York, USA 10/1/1957 – Premio Nobel per la letteratura 1945)

Se ti odiassi, il mio odio ti darei
con le parole, rotondo e sicuro;
ma ti amo e il mio amore non si affida
a questa lingua umana, così oscura!

Tu lo vorresti mutato in un grido,
e vien così dal fondo che ha disfatto
la sua ardente fiumana, sfinito
prima ancora della gola e del petto.

Io sono come uno stagno ricolmo
ed a te sembro una sorgente inerte,
per questo mio silenzio tormentoso
più atroce che entrare nella morte!

Della stessa autrice: BaciDammi la manoDesolazioneDonne catalaneLa rosaPaneTutto è girotondo

Madri, figlie

Madri, figlie
(Shirley Kaufman Seattle, Washington, USA 5/6/1923 – San Francisco, California, USA 25/9/2016)

Ci odiamo tutta la notte,
pronte alla guerra del giorno
dopo. Lei sbatte la porta.
La sua lingua avida divora
la mia angoscia, gli occhi aspri,
scuri, i capelli spessi
che non raccoglierà dietro
la nuca. È crudele,
come se la mia meschinità
fosse un modo per punirci.
Ci addentiamo il cranio.
Dammi quello che è mio.
Vorrei strapparmela di dosso,
soffocando me in lei, lei
in me. C’è un libro
intitolato Veleni sul suo scaffale.
La sua stanza puzza di incenso,
cacche di animali, e criceti
che accarezza come seta.
Si allenano nel bagno, due
cascano nella bocca
della caldaia. Tutta la casa
odora dell’incidente,
la pelle bruciata, la poca
carne che va a male.
Abbiamo tenuto il gas acceso
per sei giorni per friggere
i morti. Le friggerei la testa
se potessi, fino a farla
gridare amami, amami!

Non me lo permetterà.
La sua figura nodosa
nella stanza piena di finestre
non divide con nessuno
le misere ossa.
È solo la sua ombra nel vetro
che aspetta come una sorella più grande.
Ora si muove maestosa, si sporge in avanti,
tutta concentrata nell’andare
da qui a lì. Cammina
a piedi nudi. Sento il suo respiro
ma non posso entrare. Se
mi aprissi un varco verso di lei,
mi ficcherebbe chiodi nella lingua.

(1969)

(Da: La poesia femminista – antologia di testi poetici del MOVEMENT, a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia, Savelli, 1977)

Dint’ ‘o ciardino

Dint’ ‘o ciardino
(Salvatore Di Giacomo Napoli, 12/3/1860 – Napoli, 5/4/1934)

‘A vi’ llà, vestuta rosa
e assettata a nu sedile,
risciatanno st’addurosa
e liggiera aria d’abbrile,

cu nu libbro apierto nzino,
cu nu vraccio abbandunato,
sott’ ‘o piede ‘e mandarino,
sola sola Emilia sta.

C’aggia fa’? M’accosto? (E quase
arrivato lle so’ ncuollo…)
Core mio! Cu quanta vase
te vulesse salutà!

Nun me vede, nun me sente,
legge, legge, e nun se move:
e io ncantato ‘a tengo mente
cammenanno ncopp’ a ll’ove…

Ah!… s’avota!… – Emì… che liegge?
– Tu ccà stive?… E ‘a dó si’ asciuto?
– M’accustavo liegge liegge…
– Pe fa’ che? – Pe t’abbraccià!

– Statte!… – Siente… – (e ‘o libbro nterra
cade apierto…) Essa se scanza,
se vo’ sósere, mm’afferra,
rire e strilla: – Uh! no! no! no!… –

Na lacerta s’è fermata
e ce guarda a tutte e dduie.
Se sarrà scandalizzata,
sbatte ‘a coda e se ne fuie….

(Da: Ariette e sunette)

Traduzione di P. P. Pasolini:

Dentro il giardino

La vedi là; vestita di rosa
e seduta su una panchina
respirando guesta odorosa
e leggera aria d’aprile,

con un libro aperto grembo,
con un braccio abbandonato,
sotto l’albero di mandarino,
sola sola Emilia sta.

Che devo fare? M’avvicino? (E quasi
le sono addsso…)
Cuore mio! Con quanti baci
ti vorrei salutare!

Non mi vede, non mi sente,
legge, legge e non si muove;
e io incantato la contemplo
camminando in punta di piedi…

Ah!… si volta!… – Emilia… che leggi?
– Tu stavi qui?… E da dove sei uscito?
– Mi avvicinavo leggero leggero…
– Per far che?… – Per abbracciarti!

– Fermo!… – Senti… – (E il libro cade a terra
aperto …) Essa si schermisce,
vuole alzarsi, m’afferra,
ride e grida: – Uh! no! no! no!… / –

Una lucertola s’è fermata
e ci guarda tutti e due.
Si sarà scandalizzata,
sbatte la coda e se ne fugge…

Dello stesso autore:
Catarì

Primavera

Primavera
(Laura Ricci n. a Viterbo nel 1948)

Piove più fitto mentre alla finestra
ti rammento; fuori, non di me dentro.
Spuntano ali ai piedi dell’inverno
stanchi e lieve ogni pensiero
corre rapido la valle: un prato forse
di giunchiglie o di crochi
presto colmo, una strada
chiassosa cittadina
il cinema, il concerto: ritrovarti.

(Da: Voce alla notte)

Se dev’essere eguaglianza

Se dev’essere eguaglianza
(Rosita Copioli n. a Riccione, RN nel 1948)

I

Non mi sento superiore.
Non riesco a diventare vegetariana.
Sono come un gatto, un cane, una tigre
o un pesce che non sono (ancora)
“superiori”.
Figlia di un cacciatore però
non potrei sparare né pescare.
Chissà se lo farei, in un’isola deserta.
Credo di sì? – No.
Per ora vilmente (mi pongo il problema)
escludo animali simpatetici e ripugnanti,
e mi comporto come loro,
secondo la mia specie
secondo la loronostra ingiustizia.
Mi sento come un maschio
con il genere femminile, però
(o è un’apparenza?).

II

In disvirtù di questa eguaglianza
proclamo di appartenere al selvaggio.
Nessun problema se sarò uccisa,
cacciata.
Tenterò la mia difesa.
Come ho sempre fatto
appartenendo al “sesso debole”:
ossia a quello animale.
Legittima difesa di aggressione.
Chi è la caccia chi è il cacciato?
Cervo, grifo, pantera, leone,
Diana, Atteone,
Demetra spiga di grano,
sulle tombe si rincorre la vita.

III

Eppure,
non togliere la vita a chi possiede
soltanto il suo respiro –
le cose piccole e mute,
che ci guardano con coraggio,
che ci guardano miti.

In ricordo della nostra separazione
corre come un pianto
un sogno del lutto.

Cos’è questa energia che ci prende
e ci lascia –
Cos’è questo soffio…

(Da: Le acque della mente, 2016)

Della stessa autrice:
L’amore dell’amore

Armonia della sera

Armonia della sera
(Charles Baudelaire Parigi, Francia 9/4/1821 – Parigi, Francia 31/8/1867)

Ecco venire il tempo che vibrando sullo stelo ogni fiore
svapora come un incensiere; i suoni e i profumi volteggiano
nell’aria della sera; valzer malinconico e languida vertigine.

Ogni fiore svapora come un incensiere; il violino freme
come un cuore straziato; valzer malinconico, languida
vertigine! Il cielo è triste e bello come un grande altare.

Il violino freme come un cuore straziato, un cuore tenero
che odia il nulla vasto e nero! Il cielo è triste e bello come
un grande altare; il sole annega nel suo sangue che si raggruma.

Un cuore tenero che odia il nulla vasto e nero raccoglie
ogni vestigio del luminoso passato! Il sole s’è annegato
nel suo sangue che si raggruma, il tuo ricordo in me riluce
come un ostensorio.

Dello stesso autore:
Canto d’autunno
Conversazione
Corrispondenze
Elevazione
Il gatto
Il rinnegamento di San Pietro
Il sole
La musica
Tristezze della luna
Un emisfero in una chioma
Una carogna

Non ci saranno più parole

Non ci saranno più parole
(Evgenij Aleksandrovič Evtušenko Zima, Russia 18/7/1932 – Tulsa, Oklahoma, USA 1/4/2017)

Non ci saranno più parole, lo sai
né qui, né altrove
né parole a dire ciò che è stato
né parole a dire ciò che non è più
mi resta un pacco mai spedito
e un libro desiderato
mi resta un letto non ancora disfatto
e musiche mute e parole strozzate
e immagini sfocate
mi resta la sciatta e affrettata gentilezza
di una conversazione lampo
moneta di latta
da gettare ai pezzenti per strada.

Dello stesso autore:
Al mio cane
Compenso in piombo
Ho infilato a un ramo una poesia
Io ti imploro
La scuola di Beslan
Non capirsi è terribile
Oggi io mi sento Anna Frank
Sempre si troverà una donna
Uomini
Vorrei nascere in tutti i paesi