Forse si muore oggi – senza morire

Forse si muore oggi – senza morire
(Mariangela Gualtieri n. a Cesena nel 1951)

Forse si muore oggi – senza morire.
Si spegne il fuoco al centro.
Sanguinano le bandiere. Generale è la resa.
Ciò che nasce ora crescerà in prigionia.
Reggete ancora porte invisibili dell’alleanza
bastioni di sereno. Puntellate il bene
che si sfalda in briciole in cartoni.
Il popolo è disperso. In seno ad ognuno cresce
il debole recinto della paura – la bestia spaventosa.
A chi chiedere aiuto? E’ desolato deserto il panorama.
Si faccia avanti chi sa fare il pane.
Si faccia avanti chi sa crescere il grano.
Cominciamo da qui.

(Da: Bestia di gioia, 2010)

Della stessa autrice:
Ci vuole il tuo cuore tempestato
Giuro per i miei denti da latte
Sii dolce con me

Tramontata è la luna

Tramontata è la luna
(Saffo Ereso, Isola di Lesbo, Grecia 640 a.C. circa – Leucade, Grecia 570 a.C. circa)

Tramontata è la luna
e le Pleiadi a mezzo della notte;
anche la giovinezza già dilegua,
e ora nel mio letto resto sola.
Scuote l’anima mia Eros,
come vento sul monte
che irrompe entro le querce;
e scioglie le membra e le agita,
dolce amara indomabile belva.
Ma a me non ape, non miele;
e soffro e desidero.

(Traduz. S. Quasimodo)

Della stessa autrice:
All’amataDicono alcuni sulla nera terraInvocazione a VenereLa cosa più bellaLa dolce melaNozzePlenilunioTu… Anima miaVorrei veramente essere morta

Il tordo

Il tordo
(Petr Borkovec n. a Louňovice pod Blaníkem, Repubblica Ceca il 17/4/1970)

Non sono giardiniere ma mi piace
rastrellare e seccare ossi,
poto la corteccia e sfrondo l’erba,
taglio, tolgo. Pioggia o non pioggia.
Gelo o non gelo. Il caffè lo faccio io e
lavoro sodo. Mi porto le pietre e mi piace
lavorare nei ceppi, negli arbusti. E faccio
cose carine di foglie: alberi e rami.

(Da: Poesie d’amore, 2012)

Quel che mi duole

Quel che mi duole
(Fernando Pessoa Lisbona, Portogallo 13/6/1888 – Lisbona, Portogallo 30/11/1935)

Quel che mi duole non è
quello che c’è nel cuore
ma quelle cose belle
che mai esisteranno.

Sono le forme senza forma
che passano senza che il dolore
le possa conoscere,
o sognarle l’amore.

Come se la tristezza
fosse albero e, una ad una,
le sue foglie cadessero
tra il sentiero e la bruma.

Dello stesso autore:
Amo tutto ciò che è statoApri a chi non bussa alla tua portaCampana del mio villaggioGli dèi sono feliciIl mio sguardo è nitido come un girasoleIl ragazzo che ride nella via…Isole fortunateLa stanchezzaMetafisicaNataleNon sono nullaNon sto pensando a nienteOde alla notteRicordo bene il suo sguardoSensazioneSonetto ISonetto VIIITabaccheriaTutte le lettere d’amore sono ridicoleVoglio, avròXLII

Utopia

Utopia
(Vittorio Arrigoni Besana in Brianza, MB 4/2/1975 – Gaza, Palestina 15/4/2011)

Forse non tutti apprezzano i confini
che ci hanno abituato a registrare
con dovizia di carte, il favore
di armamenti pronti a sorprendere
chi ha fame, chi non può permettersi di stare
dove dicono gli altri se non c’è – non c’è –
più di che vivere. E’ un buon motivo
per credere in qualcosa che i trattati
non possono trattare. Se il nome di battesimo
non basta, è dovere di chi spera
– non di chi spara e chi separa –
inventare l’Utopia di una guerriglia
che rende bersaglio dei cecchini
israeliani, a cui puoi opporre solo
un tatuaggio, il tuo restiamo umani,
detto nel sangue, prima che venga maggio,
e sia già in volo.

Crossing

Crossing
(Séamus Heaney Castledawson, Irlanda 13/4/1939 – Dublino, Irlanda 30/8/2013 – Premio Nobel per la letteratura 1995)

Tutto scorre. Anche in un uomo solido,
pilastro di sé e del proprio mestiere,
con tanto di scarponi gialli, bastone, feltro floscio in testa,

possono spuntare le ali ai piedi e farlo lesto,
come un dio da fiera, da erma, bivio o stradone,
patrono di viandanti e psicopompo.

“Sul battello cerca uno col bastone di frassino”,
disse mio padre a sua sorella che partiva
per Londra, “stagli vicino tutta la notte

e sarai in salvo”. Che scorra, scorra pure
il viaggio dell’anima con la sua guida,
ed i misteri di intermediari col bastone!

Dello stesso autore: Chanson d’aventureNon fossi stato sveglioScavandoSchierandosiTutto può accadere

Le nostre mani nell’acqua

Le nostre mani nell’acqua
(Yves Bonnefoy Tours, Francia 24/6/1923 – Parigi, Francia 1/7/2016)

Noi agitiamo quest’acqua. In essa le nostre mani si cercano,
Talvolta si sfiorano, forme spezzate.
Più in basso, è una corrente, è qualcosa d’invisibile,
Altri alberi, altre luci, altri sogni.

E guarda, sono anche altri colori.
La rifrazione trasfigura il rosso.
Era un giorno d’estate? No, è il temporale
Che “cambierà il cielo”, e fino a sera.

Noi immergevamo le mani nel linguaggio,
Vi afferrarono parole delle quali non sapemmo
Che fare, non essendo che i nostri desideri.

Noi invecchiammo. Quest’acqua, nostra trasparenza.
Altri sapranno cercare più nel profondo
Un nuovo cielo, una nuova terra.

Dello stesso autore: Il fulmineIl mirto

Non ci sono demoni

Non ci sono demoni
(Primo Levi Torino 31/7/1919 – Torino 11/4/1987)

Non ci sono demoni, gli assassini di milioni di innocenti sono gente come noi, hanno il nostro viso, ci rassomigliano. Non hanno sangue diverso dal nostro, ma hanno infilato, consapevolmente o no, una strada rischiosa, la strada dell’ossequio e del consenso, che é senza ritorno.

(Da: La ricerca delle radici)

Dello stesso autore:
Canto dei morti invanoCercavo te nelle stelleCuore di legnoDateciHotelsIl superstiteL’approdoLa bambina di PompeiLe pratiche inevaseNulla rimane della scolara di HiroshimaSe questo è un uomo