I figli

I figli
(Tove Ditlevsen Copenhagen, Danimarca 14/12/1917 – Copenaghen, Danimarca 7/3/1976)

Prima erano dolce attesa
e grande, inscindibile gioia
di famiglia, con nuvole e stelle,
e dappertutto presenti.

Poi diventarono vivi, vicini,
teneri, indipendenti pensieri,
due occhi che riflettono la luna,
un cuore che batte da solo.

Risuonarono passi di piccolissimi piedi
per tutta la casa,
che ancora risuonano nel nostro cuore
malinconicamente nel sussurro notturno.

All’improvviso alzano lo sguardo,
scordano i giochi infantili,
hanno occhi lontani, inquieti
e ansia di buie strade.

Hanno elevato le giovani nuche
e hanno trovato troppo stretto in casa…
La pioggia cancellò via veloce
le orme fuori sulla ghiaia.

La pioggia rapida lava via
le lacrime delle guance…
le ruvide voci cambiate
garrivano al vento.

Ma siccome erano bravi figli
li vedevamo spesso anche in seguito;
al caffè di domenica due ore
sedevano a perder del tempo,

e quando veniva la sera se ne andavano
dove noi non riuscivamo mai a sapere,
a loro facevamo cenni con le mani dal cancello,
in silenzio, l’uno accanto all’altro.

Soave e cauto è il buio,
e sì pure son le gocce di pioggia,
i bravi figli sono un dono.
E’ male esser soli.

Della stessa autrice: Ed era una notte come questaGli eterni tre

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