Madri, figlie

Madri, figlie
(Shirley Kaufman Seattle, Washington, USA 5/6/1923 – San Francisco, California, USA 25/9/2016)

Ci odiamo tutta la notte,
pronte alla guerra del giorno
dopo. Lei sbatte la porta.
La sua lingua avida divora
la mia angoscia, gli occhi aspri,
scuri, i capelli spessi
che non raccoglierà dietro
la nuca. È crudele,
come se la mia meschinità
fosse un modo per punirci.
Ci addentiamo il cranio.
Dammi quello che è mio.
Vorrei strapparmela di dosso,
soffocando me in lei, lei
in me. C’è un libro
intitolato Veleni sul suo scaffale.
La sua stanza puzza di incenso,
cacche di animali, e criceti
che accarezza come seta.
Si allenano nel bagno, due
cascano nella bocca
della caldaia. Tutta la casa
odora dell’incidente,
la pelle bruciata, la poca
carne che va a male.
Abbiamo tenuto il gas acceso
per sei giorni per friggere
i morti. Le friggerei la testa
se potessi, fino a farla
gridare amami, amami!

Non me lo permetterà.
La sua figura nodosa
nella stanza piena di finestre
non divide con nessuno
le misere ossa.
È solo la sua ombra nel vetro
che aspetta come una sorella più grande.
Ora si muove maestosa, si sporge in avanti,
tutta concentrata nell’andare
da qui a lì. Cammina
a piedi nudi. Sento il suo respiro
ma non posso entrare. Se
mi aprissi un varco verso di lei,
mi ficcherebbe chiodi nella lingua.

(1969)

(Da: La poesia femminista – antologia di testi poetici del MOVEMENT, a cura di Nadia Fusini e Mariella Gramaglia, Savelli, 1977)

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