Noi e loro

Noi e loro
(Charles Bukowski Andernach, Germania 16/8/1920 – San Pedro, California, USA 9/3/1994)

Stavano tutti fuori sulla veranda
a chiacchierare:
Hemingway, Faulkner, T. S. Eliot,
Ezra Pound, Hamsun, Wally Stevens,
E. E. Cummings e qualcun altro.
“Senti”, disse mia madre, “puoi
dirgli di starsi zitti?”.
“No”, dissi io.
“Stanno dicendo solo fesserie”, disse mio
padre, “dovrebbero trovarsi
un lavoro”.
“Ce l’hanno un lavoro”, dissi
io.
“Un accidenti”, disse mio
padre.
“Esattamente”, dissi
io.
A quel punto Faulkner entrò
dentro barcollando.
trovò il whisky nella
credenza e se lo portò
fuori.
“Una persona tremenda”,
disse mia madre.
Poi si alzò e sbirciò fuori
in veranda.
“C’è una donna con loro”,
disse lei, “solo che sembra un
uomo”.
“È Gertrude”, dissi
io.
“C’è un altro tizio che sta facendo vedere i
muscoli”, disse lei, “dice di
poterli battere a tre
a tre”.
“È Ernie”, dissi io.
“E lui”, mio padre mi indicò,
“vuole essere come loro!”.
“È vero?”, chiese mia madre.
“Non come loro”, dissi io, “ma uno
di loro”.
“Trovati uno stramaledetto lavoro”,
disse mio padre.
“Statti zitto”, dissi io.
“Che?”.
“Ho detto, statti zitto, sto ascoltando
queste persone”.
Mio padre guardò sua moglie:
“Questo non è figlio
mio!”.
“Spero di no”, dissi io.
Faulkner entrò di nuovo nella stanza
barcollando.
“Dov’è il telefono?”,
chiese.
“A che diavolo ti serve?”, chiese
mio padre.
“Ernie si è appena fatto saltare
le cervella”, disse lui.
“Lo vedi cosa succede alla gente
così?”, urlò mio padre.
Mi alzai
lentamente
e aiutai Bill a trovare
il
telefono.

Dello stesso autore:
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Serenitas

Serenitas
(Enrico Panzacchi Ozzano dell’Emilia, BO 16/12/1840 – Bologna 5/10/1904)

Corre intanto il seren per l’universa
Calma notturna e pochi o niuno il sa:
Così l’urna sovente inclina e versa
Silenziosa la Felicità.

(Da: Lyrica)

IKEA

IKEA
(Mia Lecomte n. a Milano il 27/4/1966)

Letti armadi librerie divani
Mensole sedie scrivanie
Lampade stoffe cuscini
Pentole tende tappeti
Piatti vasi bicchieri
Giochi posate

Viti bulloni
Automatici
Chiodi

Istruzioni

Non trovi cosa resterà di te
Dopo tutto questo vivere
Cosa resterà da vivere

(Da: Intanto il tempo, 2012)

Della stessa autrice:
Appassionata

Mai davvero felice

Mai davvero felice
(Giovanni Raboni Milano 22/1/1932 – Parma 16/9/2004)

Mai davvero felice e mai del tutto
infelice – oh, l’ho capito – e mi regolo.
Ma pensare la gioia, almeno quello:
pensarla. E qualche volta, senza farsi
troppe idee, senza montarsi la testa,
annusarla, sfiorarla con le dita,
come se fosse (non lo è?) l’avanzo
della vita di un santo, una reliquia.

Dello stesso autore:
Canzonette mortaliChi parla ha da direCreditoriDoloreE per tutto il restoMaggio 1992O forse la felicità

Ai compagni d’Italia

  25/4/1945 – 74º Anniversario della liberazione d’Italia

Ai compagni d’Italia
(Alfonso Gatto Salerno 17/7/1909 – Capalbio, GR 8/3/1976)

Milano vi manda il suo cuore,
il vento delle pianure
le sue nevi bianche di tanti morti, di tante case,
il lungo inverno in cui attese
l’ora e l’urlo della riscossa.

Vi manda la sua bandiera rossa,
il cielo d’aprile,
le fabbriche difese ad una ad una
la gioia che l’invase
d’essere viva e libera nel mondo.

Milano vi manda il suo cuore,
compagni.
E batte sull’Europa questo cuore,
batte sull’Italia, sveglia i morti,
sveglia i vivi nel cielo d’aprile.

(Pubblicata nel n.12 di Rinascita del 1945)

Dello stesso autore:
25 APRILEA mio padreAmore della vitaCarri d’autunnoDentro l’amoreDomenica al crepuscoloFacciata natalizia napoletanaLa sorgentePasseggiata fuori portaPer i compagni fucilati a Piazzale LoretoPlenilunioPoesia d’amoreQuando si nasce poeti…SeraSera d’estateSera d’ottobre a ViterboSera in ValtellinaSorriderti…SottovoceVia Appia

I figli

I figli
(Tove Ditlevsen Copenhagen, Danimarca 14/12/1917 – Copenaghen, Danimarca 7/3/1976)

Prima erano dolce attesa
e grande, inscindibile gioia
di famiglia, con nuvole e stelle,
e dappertutto presenti.

Poi diventarono vivi, vicini,
teneri, indipendenti pensieri,
due occhi che riflettono la luna,
un cuore che batte da solo.

Risuonarono passi di piccolissimi piedi
per tutta la casa,
che ancora risuonano nel nostro cuore
malinconicamente nel sussurro notturno.

All’improvviso alzano lo sguardo,
scordano i giochi infantili,
hanno occhi lontani, inquieti
e ansia di buie strade.

Hanno elevato le giovani nuche
e hanno trovato troppo stretto in casa…
La pioggia cancellò via veloce
le orme fuori sulla ghiaia.

La pioggia rapida lava via
le lacrime delle guance…
le ruvide voci cambiate
garrivano al vento.

Ma siccome erano bravi figli
li vedevamo spesso anche in seguito;
al caffè di domenica due ore
sedevano a perder del tempo,

e quando veniva la sera se ne andavano
dove noi non riuscivamo mai a sapere,
a loro facevamo cenni con le mani dal cancello,
in silenzio, l’uno accanto all’altro.

Soave e cauto è il buio,
e sì pure son le gocce di pioggia,
i bravi figli sono un dono.
E’ male esser soli.

Della stessa autrice: Ed era una notte come questaGli eterni tre

Sonetto CIX

 GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
(Il 23 aprile è stato scelto dall’UNESCO in quanto è il giorno in cui sono morti nel 1616 tre importanti scrittori: lo spagnolo Miguel de Cervantes, l’inglese William Shakespeare e il peruviano Inca Garcilaso de la Vega)

Sonetto CIX
(William Shakespeare Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1564 – Stratford-upon-Avon, Regno Unito 23/4/1616)

Non dire che fui falso nell’amare,
se assenza parve attenuare il mio affetto:
più di me stesso mi potrei privare
che dell’anima mia, che è nel tuo petto.

Lì ho dimora d’amore e, allontanato,
io lì ritorno, come il viaggiatore,
al tempo giusto e dal tempo immutato,
con l’acqua per lavarmi il disonore.

Credimi, anche se la mia natura
avesse ogni umana impurità,
mai si potrebbe fare così impura

da regalare le tue bontà:
per me senza di te, il cosmo è niente
mia rosa; tu sei tutto l’esistente.

Dello stesso autore:
L’orrore del realeSonetto XIISonetto XVIIISonetto XXIVSonetto XXVSonetto XXVIISonetto XXIXSonetto XXXSonetto XLVI e XLVIISonetto LXIISonetto LXXSonetto LXXVSonetto XCIISonetto CXVISonetto CXXVIIISonetto CXLITutto il mondo è un palcoscenico

La felicità

La felicità
(Vasco Pratolini Firenze 19/10/1913 – Roma 12/1/1991)

…La felicità, dicono, è uno stato di grazia, si prova il desiderio di farne partecipi gli altri, di arricchire l’universo come la neve cova il seme e il sole indora la spiga. Menzogne. Quando si manifesta esteriormente, non è la felicità, ma la sua parodia e spesso sono i poveri di spirito a scambiare le soddisfazioni materiali per il suo esaltante equilibrio…

…Ora so che la felicità è un sentimento segreto, esclusivo, inquisitorio, dolcissimo e supremamente crudele. Vi si sta arroccati come in un palazzo di ferro e cemento dalle grandi vetrate; nello stesso tempo è un riflesso sull’acqua che non solo la brezza ma anche l’ombra di un passante può alterare…

…La felicità non si narra. Si può appena, come la pioggia scorrendo a rivoli sui vetri traccia e scancella delle figurazioni, annotare i momenti salienti che ci consentono di intravederla…

…E un’altra cosa so della felicità, che essa è muta. E’ la perfezione e non consente di essere interrogata. Soltanto il suo esatto contrario ce ne offre, benché approssimativa, una misura. Lo specchio della felicità è il dolore, le sue tenebre danno rilievo a delle forme altrimenti accecanti…

(Da: La costanza della ragione, 1963)

È Pasqua

È Pasqua
(Cesare Zavattini Luzzara, RE 20/9/1902 – Roma 13/10/1989)

Anche il sole stamane è arrivato per tempo,
anzi con un leggero anticipo.
Anche io mi sento buono,
più buono del solito.
Siamo tutti un po’ angeli oggi
mi pare quasi di volare
leggero come sono.
Esco di casa canticchiando,
voglio bene a tutti.