Nella dolente solitudine della domenica

Nella dolente solitudine della domenica
(Gioconda Belli n. a Managua, Nicaragua il 9/12/1948)

Sono qui,
nuda,
sulle lenzuola solitarie
di questo letto dove ti desidero.
Vedo il mio corpo,
liscio e rosato nello specchio,
il mio corpo
che fu avido territorio dei tuoi baci,
questo corpo pieno di ricordi
della tua passione straripante
sul quale combattesti sudate battaglie
in lunghe notti di gemiti e di risa
e rumori delle mie intime caverne.
Vedo i miei seni
che accoglievi sorridendo
nel palmo della mano,
che stringevi come piccoli uccelli
nelle tue gabbie a cinque sbarre,
mentre un fiore mi si accendeva
e alzava la sua dura corolla
contro la tua dolce carne.
Guardo le mie gambe,
lunghe e lente conoscitrici delle tue carezze,
che ruotavano rapide e nervose sui loro cardini
per aprirti il sentiero della perdizione
verso il mio stesso centro
e la soave vegetazione del monte
dove tramasti sordi combattimenti
coronati dal piacere,
annunciati da scariche di fucileria
e tuoni primitivi.
Mi vedo e mi sto vedendo,
in uno specchio di te che si estende dolente
su questa solitudine di domenica,
uno specchio rosato,
uno stampo vuoto che cerca l’altro suo emisfero.
Piove copiosamente
sul mio volto
e penso solo al tuo amore lontano
mentre do riparo
con tutte le mie forze
alla speranza.

Della stessa autrice:
E Dio mi fece donna
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Le profezie raccontano
Non mi pento di niente
Non si sceglie
Regole del gioco per gli uomini che vogliano amare donne donne
Sempre
Voglio uno sciopero dove incontrarci tutti

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