Golpe del agua en la arena

Golpe del agua en la arena
(Alejo Urdaneta n. a Caracas,
Venezuela il 30/8/1944)

Tu dici:
“Mi penetri come ago
addolcito di miele
Entri senza cautela
con delirio”

E rispondo:
“Ero assetato delle tue acque, dei tuoi umori
ansioso di trovare la cadenza della tua riva
Raggiungere il porto ed entrare nella quieta darsena
impregnarti di catrame, nave impaziente
e lasciarti il gemito che non cessa”

tacendo ascolto il mare del tuo rumore, quando dici:
“Sentirai il polso della sabbia
vibrante pelle dorata, sfuggente forma bianca
Percepirai l’eco che lasci come onda
tra i sentieri segreti della mia spiaggia
Gli spasmi attrarranno la tua forza
E sarò prigione del veliero che arriva
Sarai schiavo del mio aroma
in umido baule di dolci lucentezze
e mi berrò il tuo muschio profumato
di fertile erba
Perditi nelle mie viscere e non ti trattenga
lo straripare dei colori
che è dipingere una tela di aurore
Il fiume che mi offri
cresce e cresce senza soffocamento
e orna di una dolce ambra
il cespuglio aperto del mio spazio”

E dopo un lungo silenzio,
ascolterai dalla mia ansietà:
“Rinasci al mio arrivo
col tremore della marea che ti sommerge.
So continua, ciclo che si ripete
tempo di schiuma viaggiatrice verso il sole
Mi avvicino al tuo centro
di geometrica armonia
e spruzzo col mio impeto
i petali granulosi
della tua profonda dimora.”

Sazietà:
Troveranno la medaglia di bianco fuoco
Intrisa della linfa marina
che un vascello fantasma abbandonò
Nient’altro.

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